Olimpiadi ed Elezioni

Queste brevi precisazioni, senza voler fare né polemica strumentale né politica, sperando tanto che nessuno si alteri facendo scattare l’apparato endocrino.

Cominciamo con la proposta di candidatura Olimpica.

Da quello che abbiamo letto, speriamo sinceramente che l’Onorevole Martino abbia fatto questo per “l’amore” che ha nei confronti del Gran Sasso e per “pubblicizzare la nostra montagna“.

Ci permettiamo di dire solo che nel nostro ambiente queste “sparate” sono accolte con tutt’altro spirito (ilarità ???) e che ci aspettiamo, da un imprenditore come l’Onorevole, altre cose dal punto di vista del Marketing territoriale.

Dal punto di vista tecnico le diciamo:

  • per la realizzazione delle strutture c’è tutto il tempo (2026), ma sapete quante ne sono e quanto costano ? Breve elenco (forse manca qualcosa) di Torino 2006:
    Villaggio Olimpico (145 ml nel 2006), Palaghiaccio per Hockey, Stadio per il pattinaggio artistico, Stadio per il Pattinaggio di velocità, Stadio del Fondo, di Slalom, del bob e slittino, del Freestyle, ecc………
  • Requisiti per lo svolgimento delle gare solo dello sci alpino maschile (FIS – International Ski Rules):
    Discesa Libera – Dislivello di pista (min. 800 max. 1.100 mt);
    SlalomGigante – Dislivello di pista (min. 250 max. 450 mt);
    Slalom – Dislivello di pista (min. 180 max. 220 mt);
    Super Gigante – Dislivello di pista (min. 400 max. 650 mt).

 

Di queste manifestazioni non ne possiamo fare nessuna, perchè oltre a non avere i requisiti regolamentari (dislivello), pecchiamo anche nei requisiti intrinseci delle piste di gara.

Le strutture si possono pure fare, ma le montagne come si fa a farle crescere?

Per quanto riguarda la risposta del Dott. De Matteis, sempre senza entrare nella polemica politica tra i due, crediamo che sia fondata e concreta.

Però vorremmo soffermarci su un aspetto dell’ intervista rilasciata dal Consigliere: I presunti fondi che si sbloccherebbero dopo l’approvazione del Piano del Parco quali sarebbero? Quelli dei Fondi CIPE 135/2012?

Circa sei milioni (il rimanente dei famosi 13.400 ml) li abbiamo ancora in cassa (se ancora ci sono….) e dovrebbero essere a disposizione.

Per fare la ristrutturazione dell’Albergo di Campo Imperatore (sta cadendo a pezzi), dell’Hotel Cristallo, del Rifugio Fontari, del Rifugio Montecristo la rassicuriamo, non ci vuole nessuna approvazione del Piano del Parco.

Per quanto riguarda i sottoservizi, abbiamo 1.200 ml. da quattro anni ed ancora non si vede uno straccio di progetto.

Per le Opere di Protezione Attiva e Passiva dalle Valanghe (vedi CPLV della Regione Abruzzo), cosa stiamo facendo ?

Per fare tutte queste opere serve una semplice VINCA perchè sono opere che vanno a salvaguardare la salute dell’uomo e sono indispensabili per il Comprensorio Turistico (basta leggere la Direttiva Habitat all’art. 6 c.4).

Per finire, per quanto riguarda i lavori sugli immobili pubblici, vi consigliamo di ritirare in autotutela la Delibera di Giunta n. 159 del 22 aprile del 2016.

Sperando che finisca questa storia del Gran Sasso protagonista solo nelle vicinanze di una campagna elettorale, vi diciamo che siamo sempre a disposizione.

#SaveGranSasso

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L’Abruzzo montano a macchia di leopardo

Foto 3

Escono i primi dati consuntivi della stagione invernale 2018 e dell’intero 2017.

Crescita confermata ovunque sull’arco alpino, il record sicuramente al Trentino (dati Ispat).
Ed ora è corsa agli investimenti per accaparrarsi il mercato estivo (e noi?).

Tutto ampiamente in linea con le previsioni e le tendenze tracciate da “Skipass Panorama Turismo, Modena Fiere – Jfc” nell’osservatorio sul turismo montano pubblicato nell’autunno del 2017 (foto 1).

Foto 1

Bene sicuramente anche l’Abruzzo montano, ma con risultati a macchia di leopardo, tanta strada ancora da fare e con la zavorra dei dati ufficiali ancora “segretati“.

Foto 2

Dati invece analizzati e pubblicati da Bankitalia in occasione della 18a Conferenza “L’Italia e il turismo internazionale” tenutasi a Venezia il 10 maggio scorso.
Dalla sintesi pubblicata dal Ciset (foto 2) sul 2017 emerge esattamente quanto pensiamo e condividiamo da tempo: il turismo di montagna è un motore pazzesco per le economie e per le comunità locali , mentre il Pil nazionale cresce del 1,5% questo settore è cresciuto del 23% nel 2017 (14 volte il pil, 2 volte quello balneare, 2 volte quello culturale, 23 volte quello verde e attivo).

Con il boom del primo trimestre 2018, l’anno in corso confermerà sicuramente tale crescita.

Se aggiungiamo a tale fenomeno il ritardo accumulato dall’Abruzzo rispetto al resto d’Italia (foto 3), testimonianza di una potenzialità ancora inespressa principalmente a causa degli esigui investimenti e di visioni completamente sbagliate, la crescita della “spesa totale dei turisti” per la nostra regione nei prossimi anni potrebbe essere anche doppia.

Ma sarà fondamentale l’adeguamento delle amministrazioni locali a tali trend.

Troppo tempo è stato sprecato fino ad oggi senza fare nulla e se continuiamo con questi ritmi rischiamo di rimanere seduti davanti alla finestra.

Scommetterci qualche soldino, in termini di investimenti infrastrutturali, rivedendo alcune strategie e soprattutto alcuni atteggiamenti mentali, può far bene a tutti.

#SaveGranSasso
#ProgettoMontagna

Fake News sul Piano del Parco

Ci sorprendono, non poco, le parole del Presidente del PNGSML comparse sul quotidiano “Il Centro” del 7 maggio 2018, in risposta al Consigliere Daniele Ferella promotore di una Commissione ad hoc sul futuro degli impianti di risalita del Gran Sasso.

Delle risposte molto vaghe che lasciano aperti dubbi  di dimensioni pari all’intero Massiccio sul quale è preposto a relazionare.

Come si può asserire che sono in corso ancora delle verifiche sulle progettazioni quando sono trascorsi ormai 15 anni dall’approvazione del Piano Speciale Territoriale Scindarella-Montecristo e quasi due anni dall’inoltro degli elaborati e dalla richiesta del CTGS sulla fattibilità degli impianti previsti nel Piano d’Area e nel Piano Industriale? (Nota risalente al 7 ottobre 2016).

Non sono bastati, forse, tutti questi anni per capire se il Piano d’Area sia realizzabile oppure no?

E soprattutto perché, il Presidente, fa riferimento al grande obiettivo raggiunto con l’approvazione del Piano Del Parco salvo poi citare l’intesa con 40 comuni su 44 confermando che il cammino non è ancora terminato?

Considerato che la chiarezza, la trasparenza e la sincerità non fanno parte della storia del nostro Comprensorio, è doveroso da parte del collettivo #SaveGranSasso fare chiarezza sull’intera vicenda:

  • Il Piano del Parco è stato approvato soltanto dalla Regione Abruzzo nel giugno 2017, in pieno svolgimento della campagna elettorale per le passate comunali;
  • Mancano ancora all’appello la Regione Marche e la Regione Umbria senza le quali il Piano del Parco non potrà essere operativo secondo quanto previsto dalla Legge 6 dicembre 1991, n. 394 art. 12 c. 8 – Legge quadro sulle aree protette;
  • Stando così le cose restano in vigore a tutt’oggi le norme di salvaguardia, previste dalla legge di cui sopra, che non permettono la realizzazione delle opere previste dal Piano Speciale Territoriale.
  • Quand’anche le suddette Regioni finalmente aderiranno a questo fondamentale strumento di pianificazione ambientale e urbanistica, ci saranno le stringenti normative europee, SIC e ZPS, a bloccare ….

Insomma, come al solito, l’Ente Parco per mezzo delle dichiarazioni del Presidente ha scelto di giocare a “nascondino”, imboccando una pericolosissima strada lunga e tortuosa deludendo amaramente le popolazioni che da decenni attendono un minimo cenno di cambiamento.

Trovare il coraggio politico e amministrativo non è cosa semplice, ma arrampicarsi sugli specchi con delle mezze verità molto simili a delle bugie è peggio, soprattutto quando si parla del futuro di un enorme territorio alle prese con il fenomeno dello spopolamento e con la totale assenza di posti di lavoro per i giovani.

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

 

La Montagna Come Unico Prodotto

di Fausto Tatone

L’errore più grande: considerare la Montagna come due prodotti differenti.

Giorni fa in occasione di un convegno promosso da un Parco abruzzese dal titolo molto alternativo “l’altra neve” mi sono ritrovato gli organizzatori alla base degli impianti di risalita per chiedermi collaborazione. Nel giro di qualche minuto, cosciente della stupidaggine che stavano facendo ma armato da una grande voglia di promuovere la montagna , ho promesso loro una pista battuta dove fare fondo, un percorso per ciaspole a bordo delle piste e il campo Artva per effettuare un’esercitazione per tutti i partecipanti, chiaramente coadiuvati dal Soccorso Alpino e Speleologico invitato alla manifestazione.

Il giorno seguente è arrivato solo un autobus, pieno di ragazzi e ragazze non so di quale scuola di istruzione, con le facce tristi, grigie, come se stessero per subire una violenza. Nessun turista, nessun partecipante spontaneo….solo la scolaresca .

Un gruppetto molto esiguo si è messo a fare fondo, in compagnia di un maestro abilitato, mentre il gruppo piu numeroso è partito alla volta dei campi da sci munito di ciaspole ai piedi.
Chi fosse l’accompagnatore non l’ho ben capito, quello che però sapevo è che in zona non c’era neanche una Guida Alpina (unici abilitati ad accompagnare su terreno innevato i cd ciaspolatori).

Nessuno si è fermato al bar, men che meno al ristorante o alla biglietteria, poi l’autobus è ripartito.

Alla fine della giornata sono andati tutti al convegno, hanno mangiato il ricco buffet offerto, poi i pochi rimasti, la scolaresca si è allontanata per non annoiarsi con le solite chiacchiere dei grandi, hanno cominciato a parlare di come sono inutili e desuete le stazioni sciistiche, gli impianti di risalita e le infrastrutture in montagna.

Io non risultavo tra gli invitati, non c’ero e non ci tenevo assolutamente ad essere presente, sono passato al volo per incontrare una persona poi sono uscito di corsa , viste anche le espressioni dei volti che hanno incrociato il mio sguardo.

Sono tornato al lavoro, erano le 18, per preparare un week end molto impegnativo dove abbiamo accolto più di 2000 persone nella nostra minuscola stazione, abbiamo fatto lavorare piu di 50 persone e con l’indotto avremo superato abbondantemente il mezzo milione di euro …

Non mi sono offeso per le parole dette, ho solo sorriso, poi la sera prima di crollare mi sono concesso una riflessione: tutta brava gente, lo fanno perché ci credono e per questo solo tanta stima, ma o sono scollegati dalla realtà o stanno difendendo un giardinetto di Bonsai.

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

Siamo Tutti Sfigati

 

Ci premeva particolarmente non lasciar passare inosservate determinate affermazioni, abbastanza vergognose, nei confronti di quello che, storicamente, hanno rappresentato, per decenni, gli impianti di Campo Imperatore.

Affermazioni inserite nel contesto di un evento dove lo sport principale è stato il lancio di palate di sterco sugli impianti di risalita, sulle economie derivanti dall’indotto per le quali altre stazioni limitrofe investono risorse e, indistintamente, sui relativi fruitori.

Una sorta di razzismo ambientalista da strapazzo, di una preoccupante e ideologica miopia proveniente proprio da loro che vengono ritenuti, da molti, dei visionari ma che, dati alla mano, collezionano più fallimenti che successi.

Un attacco frontale agli impianti di risalita che renderebbero fruibile la montagna a 360 gradi anche per attività estive, anche per molte delle discipline sportive che intendevano contrapporre allo sci da discesa considerato che con gli impianti si può fare qualsiasi tipo di turismo, quello da loro spinto compreso, viceversa, invece, sarebbe impossibile.

Quello che, però, fa davvero rabbia è che, anche dai nostri rappresentanti, alcuni di questi soggetti godono di particolari attenzioni interlocutorie su questioni che dovrebbero essere già assodate e che, invece, sembrano essere oggetto di ridiscussione.

Come scritto in altra occasione, quì nessuno ha l’anello al naso e, se si ha intenzione di abbandonare un progetto, ampiamente sposato in precedenza, poiché troppo spinoso da realizzare, ci si prepari a una guerra senza sconti per nessuno.

#SaveGranSasso #ProgettoMontagna #SiamoTuttiSfigati

Analisi Di Un Fallimento

Nei giorni in cui si apprende, da uno studio sul turismo di Confesercenti Abruzzo, che la provincia di L’Aquila ha una flessione del 42,2% in negativo, il peggior dato tra i capoluoghi abruzzesi, ci imbattiamo in un’analisi sulla qualità delle strutture ricettive e sulla spesa “turistica” nei Parchi Nazionali Italiani di nome “E-Data Flash #2.2017” redatta, a Teramo, da una società Spin-Off della relativa Università.

Per Spin-Off accademico si intende una società finalizzata all’utilizzazione economica dei risultati della ricerca universitaria, a favore della quale l’Università autorizza la partecipazione del proprio personale di ruolo e non di ruolo, anche all’atto della costituzione ed, inoltre, rende disponibili alcuni servizi per facilitarne l’avvio e il primo sviluppo.

Non sappiamo chi abbia commissionato questo studio, anche se una mezza idea ce la siamo fatta, ma dai risultati scaturiti vengono forti dubbi. Infatti, nonostante sia stato pubblicato il 3 novembre, ad oggi nessuno lo ha ancora divulgato.

Nessun problema, ci pensiamo noi analizzandolo.

Come già successe nel 2014 con la pubblicazione di “l’economia reale nei parchi nazionali” edita da MinAmbiente e UnionCamere, all’interno troviamo dei titoli che descrivono una situazione fantastica, mentre i numeri sono un fallimento totale.

Fortunatamente, a differenza dello studio del 2014 composto da 251 pagine zeppe di dati, questo del 2017 ne contiene solo 7.

Forse per questo gli pseudo-ambientalisti non ne stanno parlando. Si perché quelle 251 pagine, anche di non semplice comprensione, le avremmo lette in 10 in tutta Italia e non fu difficile, per gli esperti della disinformazione, mistificare la realtà con titoli ad effetto del tipo “il successo economico delle aree protette” e similiari, quando, invece, la reale situazione racconta esattamente il contrario.

Ma, entrando nel merito, cosa dice questa recente, complicatissima , sudatissima, ricerca di E-Data ?

La qualità MEDIA delle strutture ricettive ALBERGHIERE presenti all’interno dei 25 parchi nazionali è salita a 3,2 stelle , ma la media nazionale è a 3,3.” (pag6)

Un dato di dubbia importanza e anche deludente, visto che la media nazionale fa meglio. Ma proseguiamo.

Tre parchi spiccano su tutti: Gargano, Cilento, Arcipelago Toscano. POI SI SPECIFICA : “… emergendo in modo accentuato in alcune realtà in cui la dimensione naturalistica si associa a una “turisticità intrinseca

In parole semplici: lì ci sono il mare, le spiagge, le attrezzature, gli ombrelloni, i grandi alberghi e i bagnini; forse non è proprio merito dei Parchi se l’economia prodotta è fiorente.

Segue, a pag.2, l’elenco delle località che non evocano proprio il sapore della natura, piuttosto un’antichissima tradizione balneare. Insomma lì i Parchi non hanno fatto proprio nulla per favorire il turismo in quanto già abbondantemente presente prima della nascita.

Un altro fallimento.

Andiamo avanti, a pag. 4: “La quota di spesa turistica attratta dai Parchi è del 6,2% rispetto al resto del paese….mentre la quota dei posti letto è del 7,7%

Altro fallimento, rispetto alla media nazionale, che, per deduzione, produce il 93,8% della spesa con il 92,3% dei posti letto, capito la differenza?

Il 6,2% è già un dato più che deludente ma se togliamo i BIG THREE dal totale, cioè le zone che da sempre campano con il becero turismo BALNEARE, la quota della spesa turistica nei Parchi Nazionali italiani scende a circa il 3%.

Una catastrofe. Ma non è finita:

nella seconda pagina, in basso a destra, compare un grafico che mette in relazione il numero dei posti letto con la dimensione (superficie) dei Parchi dove sono presenti. Ne viene fuori che i primi quattro, Gargano, Cilento, Arc. Toscano e Stelvio hanno un elevato numero di posti letto rispetto alla propria dimensione, soprattutto nel caso dell’Arcipelago Toscano. E il nostro PNGSML? Tra i peggiori. Avendo la stessa superficie, ad esempio, del Parco del Cilento ha un decimo dei suoi posti letto. Un disastro.

In ultima analisi: a pagina 5, informazioni utili, troviamo una breve relazione sui metodi utilizzati per la “perimetrazione” delle aree protette in Italia.

Saremo sinceri, l’abbiamo riletta centinaia di volte ma nessuno di noi l’ha capita, motivo per cui, sperando che menti più eccelse delle nostre abbiano miglior successo, la riportiamo integralmente:

Sebbene le aree corrispondenti ai territori dei parchi nazionali seguano logiche di carattere non amministrativo ma collegate al peculiare valore dei territori sotto vari punti di vista che li contraddistinguono e ne fanno luoghi di interesse specifico per valori naturalistici, scientifici, culturali, ecc., per i 25 parchi nazionali riconosciuti nel nostro Paese esiste una perimetrazione che esplicita i territori dei comuni compresi all’interno di queste aree

Chiarissimo no?

Conclusione:
Questo studio non l’abbiamo commissionato noi!

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

In Risposta All’Ex-Consigliere Perilli

 

FOTO 1 – Procedura di VIA presso la Regione Abruzzo

Finalmente, a distanza di due anni, grazie all’intervento del “Conservatorista” Enrico Perilli che, da ex consigliere comunale ed ex presidente della commissione territorio, va al contrattacco sulla questione Fontari, si scoprono gli altarini che si celano dietro la mancata realizzazione della nuova seggiovia Fontari (percorso spostato) funzionale, per non essere troppo di parte, almeno alla questione vento.

 

Infatti la decisione di abbandonare il progetto del nuovo percorso e ritirarlo in sede di Comitato VIA Regione Abruzzo del 3 dicembre 2015 Giudizio 2588  (FOTO 2,3 e 4 ) è dovuta solamente ed esclusivamente ad una questione politica.

 

Con l’unico scopo di sorreggere l’allora traballante maggioranza al comune dell’Aquila si arrivò all’accordo con le associazioni ambientaliste ed il Conservatorista Perilli, per abbandonare il progetto nonostante avesse la Valutazione d’Incidenza Ambientale favorevole redatta dall’Ente Amministrativo competente e cioè il Comune dell’Aquila (Det. Dir. 136 del 24 luglio 2015 e nota esplicativa n. 88317 del 5 ottobre 2015) (FOTO 4 e 5). Anche qui, per maggiore chiarezza, alleghiamo lo stralcio dei riferimenti amministrativi e dell’osservazione fatta, a termini scaduti, dal Conservatorista Perilli.

 

Rientrava nell’accordo, probabilmente, anche l’affondamento dei quesiti referendari di modifica dei confini, poi sostituiti, con enorme successo, dalla raccolta firme per le due Petizioni del Gran Sasso.

 

E’ inutile che adesso il Conservatorista Perilli si affanni ad attribuire ad altri la colpa dei ritardi di realizzazione della Seggiovia Fontari, confondendo i fatti e le situazioni, perché tale ritardo è da imputare, senza ombre di dubbio, alla gestione del Centro Turistico del Gran Sasso che, improvvidamente, pur in possesso delle progettazioni pronte dall’autunno del 2016 (un anno dopo il Comitato VIA della Regione), ha consegnato una copia brevi mani, ai vertici del Parco Nazionale del Gran Sasso in una riunione svoltasi a Palazzo Fibbioni il giorno 14 marzo 2017 in cui erano presenti anche il Sindaco Massimo Cialente, la nostra associazione ed il rappresentante degli albergatori del Gran Sasso. (FOTO 6 e 7)

Per ultimo, ma non per importanza, concludiamo col dire che la richiesta di riattivazione della procedura di VIA presso la Regione Abruzzo (Foto 1), è stata inviata dal Centro Turistico del Gran Sasso in data 22 marzo 2017.

Saremo pure “sviluppisti”, simpatico nomignolo attribuitoci, ma noi teniamo realmente allo sviluppo economico della valle ed alla creazione di nuovi posti di lavoro.

Il Gran Sasso rappresenta una grossa occasione che stiamo perdendo, per questo continueremo ad urlare malgrado lo stupore dei conservazionisti.

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

FOTO 2 – Comitato VIA Regione Abruzzo

 

 

FOTO 3 – Comitato VIA Regione Abruzzo

 

FOTO 4 – Det. Dir. 136 del 24 luglio 2015 e nota esplicativa n. 88317 del 5 ottobre 2015

 

 

FOTO 5 – Det. Dir. 136 del 24 luglio 2015 e nota esplicativa n. 88317 del 5 ottobre 2015

 

 

FOTO 6 – Riunione a Palazzo Fibbioni

 

 

FOTO 7 – Riunione a Palazzo Fibbioni

Fuori Da Ogni Logica

Noi di #SaveGranSasso abbiamo sempre pensato che fosse particolarmente scorretto nei confronti dei contribuenti e che generasse malcontento tra i cittadini aquilani il far pagare, sempre a quest’ultimi, le numerose crisi di liquidità che ha affrontato, dalla sua nascita, il Centro Turistico Gran Sasso mediante necessarie ricapitalizzazioni al fine di evitare il fallimento della partecipata.

Anche in questo caso, analizzata a fondo la situazione, sembrano non esserci particolari soluzioni alternative; possiamo, però, sperare (e come associazione siamo sempre disposti a dare, in tal senso, tutto l’aiuto necessario senza chiedere nulla in cambio) che, con l’attuale stato di gestione straordinaria, si comincino ad affrontare, senza logiche partitiche, di spartizione o convenienza, le numerose problematiche in un’ottica di immediato rilancio della stazione, con i mezzi già a disposizione, al fine di invertire il trend negativo e tornare a creare utile d’esercizio.

Non è impossibile, come tendenzialmente si crede a causa della scarsa reputazione che, negli anni, ha contraddistinto il CTGS in termini di profitto.

Certo è che quando ti trovi di fronte a determinate novità che ci ha lasciato la precedente gestione, diventa tutto più difficile. Vediamo di cosa si tratta.

Da oggi, primo di novembre 2017, chiunque voglia sottoscrivere un abbonamento stagionale per la stazione sciistica di Campo Imperatore si troverà di fronte ad un aumento complessivo, rispetto a ieri, di €130. Il costo di sottoscrizione intero, quindi, passa da €240 a €370.

Una scadenza non allineata con le altre stazioni sciistiche abruzzesi e, più in generale, una scelta fuori da ogni logica imprenditoriale considerata anche la conformazione delle stazioni concorrenti e l’attuale situazione di incertezza del Centro Turistico Gran Sasso.

Un’altra scelta scellerata figlia di una gestione altrettanto imbarazzante per la quale i revisori dei conti della partecipata hanno espresso plurimi dubbi che abbiamo avuto tutti la possibilità di leggere ultimamente.

La nostra Associazione Progetto Montagna ha realizzato un grafico che potete consultare quì:

Si prendono in analisi gli abbonamenti stagionali ordinari e quelli per i residenti in Abruzzo confrontandone i relativi costi.

Successivamente abbiamo calcolato il numero degli ingressi giornalieri che occorrono per arrivare al punto di pareggio dell’esborso iniziale (Break Even Point) e i risultati, oltre ad essere particolarmente disarmanti, ci hanno nuovamente allarmato.

Secondo la nostra analisi Campo Imperatore, a causa del nuovo scellerato aumento del costo per la stagionale, tra le stazioni sciistiche prese in analisi ha il punto di pareggio più alto (17 giornaliere) di tutte.

Credo sia superfluo sottolineare in quale misura questa scelta possa definitivamente scoraggiare i potenziali clienti della stazione; calcolando anche il fatto che, a causa dell’incertezza sulla data d’apertura dettata dalla sostituzione della seggiovia “Fontari” attualmente in corso, il numero attuale di stagionali sottoscritte per Campo Imperatore immaginiamo sia nulla di idilliaco.

Bisogna porre rimedio a quest’ultimo “regalo” ereditato dalla precedente amministrazione e bisogna farlo immediatamente, prima che i potenziali clienti perdano definitivamente il desiderio di non abbandonare la propria montagna.

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

 

 

La Seggiovia Fontari e i Fondi Europei

 

 

 

 

 

 

 

Ricordate il caso “scoppiato” nell’estate del 2015?

Sostanzialmente venne “rigettato” dagli uffici dell’Ente Parco GS il progetto di sostituzione della seggiovia con un nuovo tragitto, più sicuro e razionale. Una seggiovia più lunga che metteva in collegamento la zona Scindarella con l’imbarco della funivia evitando inutili e rischiose passeggiate, specialmente senza sci e in caso di maltempo, al riparo da una zona ventosa sin dai tempi della nascita di Eolo. Una scelta dettata da motivi di sicurezza, non certo dalla stoltezza umana, come qualcuno ha preferito credere.

Ebbene quella “doccia fredda” fece scoppiare le ire del Sindaco, poi quelle del Consiglio Di Amministrazione del Parco creando una spaccatura interna non da poco, poi quelle della popolazione…. Ma anche quelle delle associazioni ambientaliste che fecero quadrato appellandosi alla protezione di una zona “preziosa” (andatela a vedere).

Si arrivò cosi verso l’autunno abbastanza sicuri che tra la mera sostituzione e il nuovo progetto si scegliesse la strada della mediazione con una terza soluzione da trovare a tavolino.

Ma così non fu.

Come risulta dagli atti della Regione, infatti, il nuovo progetto fu “ritirato” dall’Amministratore Unico del CTGS prima che potesse andare in discussione alla Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) che avrebbe potuto rivedere, scavalcare o mediare il parere degli uffici tecnici del Parco.

Insomma l’augurata strada della “via di mezzo” non venne neanche intrapresa, in barba anche alle normative europee che , proprio per evitare costose risse, prevedono un’ampia discussione delle soluzioni alternative di un progetto in aree Sic e Zps.
Un atro atto, dell’amministrazione del CTGS, del tutto arbitrario e privo di logica.

Si usò la scusa dei fondi PAR-FSC per azzittirci, perché, cosi ci fu detto, rischiavano di essere persi decorso il 31/12/15 se non fosse partito il cantiere.

Cantiere partito nel luglio del 2017.

Circa 2,5 milioni , assegnati al progetto dalla Regione Abruzzo, ai quali vanno ad aggiungersi altri 5,2 milioni di fondi CIPE, già in cassa, per completare l’opera , prevista per 7,7 milioni.

Così, a gara ormai affidata, con regolare bando, si passò da un progetto di 1,4 km ad uno di mera sostituzione di soli 900 metri circa allo stesso prezzo, un vero affare.
Un danno economico pazzesco che le intricate maglie del Codice degli Appalti non hanno permesso di rivedere, cosi come l’esterrefatta ditta appaltatrice, che ci guardava con occhi sgranati e stupiti.

Ma che fine hanno fatto quei 2,5 milioni? Dai recenti controlli effettuati sui conti del CTGS non c’è traccia.

Dall’esamina attenta del Disciplinare (foto2) previsto per i fondi Par-Fsc , firmato tra CTGS e Regione Abruzzo, emerge che entro la data di avvio dei lavori e successivamente per altri 5 step dovevano essere richieste le rispettive anticipazioni (Sal). Quindi, ad oggi, dovevano essere stati richiesti almeno 3 Sal su 6 per un importo complessivo di circa 1,3 milioni.

E’ stato fatto?

NO e siamo fortemente preoccupati perché il suddetto disciplinare prevede una serie di cavilli, limiti, rivalse, more e ammende, del tutto legittimi in un finanziamento europeo, che potrebbero comportarne la revoca, con dei danni economici incalcolabili.

Insomma ci ritroviamo un progetto che non volevamo per non perdere 2,5 mil , ma è costato circa 1,5 milioni in più e rischiamo di perdere la differenza.

Purtroppo un altro pessimo esempio di come stiamo trattando le tasse dei contribuenti, i progetti di sviluppo europei e le casse disastrate di una Società pubblica.

#SaveGranSasso
#ProgettoMontagna

18 Gennaio 2017, Prevenzione e Sicurezza

di Fausto Tatone

18 gennaio 2017

Un giorno che non dimenticherò mai.

Rigopiano, la maledetta valanga si sganciò intorno alle 16 di quel pomeriggio.

 

progetto C.A.S.E. di Assergi

Poi le ansie e le paure, eravamo bloccati in mezzo alla tormenta al progetto case di Assergi e nessuno riusciva ad aiutarci.

Inutili i tentativi di un semplice spazzaneve, vane le mille chiamate al telefono dedicato del Comune di L’Aquila dove ripetevano in continuazione che stava arrivando la turbina, la stessa che aspettavano in tanti… Arrivò infatti soltanto il giorno successivo.

 

E poi quell’incredibile sequenza di scosse, 5.3, 5.4, 5.3, 5.1 quasi venuta dal nulla.

 

strade inagibili

Tutti cercavano di fare qualcosa per nascondere il terrore. Un terrore diverso da quello del 2009: non potevamo fuggire, non potevamo allontanarci neanche di 1 metro dalle palazzine perché fuori infuriava la bufera. Il tentativo di aprire la strada a mano, con le pale, fallì miseramente.

 

 

Le ore passavano, si susseguivano notizie confuse, sconcertanti: la strada 17bis bloccata, il paese di Assergi isolato, la valanga di Ortolano, gli strani allarmi da Farindola, quelli da Prati di Tivo e da Campo Imperatore.

Anche da Pescocostanzo, dove sarei dovuto essere per lavoro, le notizie non erano confortanti, ma sembrava che, almeno loro, fossero più preparati di noi. In contatto con il Sindaco del posto non esitai a dare l’ok per sfruttare i mezzi e gli uomini della Vallefura, società gestore degli impianti sciistici, per dare una mano in paese. Capii , in quei frangenti, che l’Abruzzo interno era in piena emergenza.

 

elisoccorso 118

Poi arrivò il 118, in elicottero, la conferma che il progetto case era completamente isolato.

 

 

 

 

 

difficoltà nell’atterraggio

Non riusciva ad atterrare, sia per il vento sia per la neve che polverizzandosi rendeva la visibilità vicina allo zero.

Ma alla fine ci riuscì, lontano dalla zona abitata. Partì una colonna di uomini in direzione delle palazzine, mentre tutti spalavano la neve per creare dei sentieri di collegamento.

 

 

 

arrivo dei soccorsi

Anche i cani si resero utili e scortarono quegli uomini fino a destinazione.

 

Dopo minuti di estrema ansia arrivò la voce “Tutto bene!!!!”. Chi aveva chiesto aiuto se la cavò con poco, forse con delle medicine urgenti e con l’aiuto dei dottori.

 

 

L’elicottero riparti e decidemmo che malgrado tutto dovevamo rientrare in casa e aspettare pazientemente. La paura non mollava. Ma la razionalità ci diceva che il posto più sicuro erano proprio quelle C.A.S.E., antisismiche.

Purtroppo i TG lanciarono la notizia ufficiale della tragedia di Rigopiano e passammo la notte a vedere quelle incredibili immagini in TV.

Il mattino seguente la bufera si placò , ogni tanto il sole faceva capolino e guardando la montagna ci accorgemmo che i boati sentiti distintamente il giorno prima erano dovuti alle numerose valanghe cadute

le valanghe sul versante aquilano del gran sasso

 

turbina in azione

Finalmente arrivò la turbina. Erano le 12. L’incubo sembrava essere finito.

Seguirono i giorni di angoscia e di dolore per Rigopiano e per Ortolano, arrivò la batosta dell’elicottero caduto sopra a Lucoli, era il 24 gennaio.

 

 

Nel frattempo la strada provinciale 17 bis, nelle due diramazioni Campotosto e Campo Imperatore , rimaneva chiusa, malgrado lo scioglimento delle nevi , fino ai primi di maggio.

Una serie di eventi, solo in parte dovuti alla forza della Natura, che scatenarono infinite critiche al sistema di protezione e di prevenzione della Regione Abruzzo e di tutti gli Enti preposti.

Si partorì così un topolino: la carta delle valanghe per l’intera Regione (dimenticata da anni in un cassetto) e per la zona dell’aquilano anche l’acquisto di una nuova fantasmagorica Turbina da 500.000 euro. Soldi presi dall’ennesima rimodulazione del piano di investimenti destinati al rilancio del Gran Sasso, ma la cui custodia sarà affidata al Comune di Castel del Monte.

Nella realtà anche un’altra azione fu prevista: la 17bis è stata affidata all’Anas, ma solo sulla tratta Bazzano – Assergi fino al casello A24, in modo da poter garantire la sicurezza dei centri abitati, lasciando però il collegamento con Fonte Cerreto in mano alla Provincia, mai come ora disastrata e senza un Euro. Confermando in qualche modo che quella strada avrà dei seri problemi durante il prossimo inverno.

#SaveGranSasso attraverso la sua Associazione Progetto Montagna è stato l’unico a presentare delle osservazioni alla “Carta delle Valanghe”, l’unica Associazione ad esser presente a tutte le riunioni per capire meglio di cosa si trattasse e soprattutto per far capire meglio le caratteristiche orografiche del nostro territorio, le nostre pecche, le nostre negligenze e le possibili soluzioni.

Da allora, complice la bella stagione, poco, troppo poco, si è parlato di questi problemi, e oggi a soli 50 giorni dall’inizio delle possibili nevicate e relativi disagi, ancora non sappiamo quale sia il sistema di PREVENZIONE e di PROTEZIONE previsto per le nostre zone.

Esistono mezzi e sistemi complessi per rendere sicuri questi luoghi, non tutti li conoscono, non tutti sanno cosa sia una bufera di neve o una valanga, cosa fare e cosa non fare.

Temiamo per il Gran Sasso, per Campo Imperatore e per tutto il sistema economico e sociale ad esso collegato.

Bisogna correre per trovare delle soluzioni che possano mettere al sicuro le zone interne montane e per evitare che siano dimenticate, per l’ennesima volta.

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna