L’eccellenza violentata

di Giorgio Fioravanti

Le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio, un prodotto tipico che va ben oltre un presidio slow food, che va al di là di un semplice legume, che racchiude in sè una tradizione decennale fatta di aggregazione, di identità, di passione e che caratterizza uno dei Borghi più suggestivi del nostro Paese.

Questa favola, ridotta quasi ormai a un lontano ricordo, oggi rischia di sparire del tutto a causa della miopia, dell’ottusità, del menefreghismo e dell’inconcludenza degli enti interessati i quali hanno volutamente ignorato e sottovalutato i problemi degli agricoltori con i loro disperati appelli.

L’Associazione Produttori della Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, in questi giorni di “festa nel Borgo, ha lanciato un forte grido d’allarme, un appello che sembra addirittura non essere stato gradito, forse per paura di ritorsioni, persino dalla stessa amministrazione comunale.

Quì sulla destra potrete leggere il volantino affisso dall’Associazione presso coloro che hanno appoggiato l’iniziativa.

Ci chiediamo come sia possibile che  un’Associazione che, col sudore del lavoro nei campi, dona prestigio e valore sia a una Comunità che, soprattutto, a uno dei brand (potenzialmente internazionali) più importanti di un “piccolo” paese, venga considerata dalla stessa amministrazione locale più come un peso, una scocciatura piuttosto che come una delle principali risorse da sostenere contro tutto e tutti;

lasciar lottare da sola una piccola Associazione contro i vari Golia non fa onore proprio a nessuno.

Questo triste ed inevitabile (se le istituzioni continueranno ad operare in questo modo) epilogo di un’eccellenza locale è frutto di un’agghiacciante e scriteriata follia avvalorata da talune scuole di pensiero che preferiscono bandire qualunque tipo di attività umana al posto di un totale rewilding del territorio interessato.

Se è questo, e per taluni lo è davvero, il futuro che si vuole prospettare per uno dei Borghi più belli d’Italia, con tutta la sua storia, mandandolo incontro a spopolazione certa, allora, quantomeno, si evitino frasi ipocrite di difesa delle eccellenze dei prodotti locali e si dica la verità a tutti i soggetti interessati.

Di seguito allego le accorate parole, scritte recentemente su un social network, del nostro attivista Fausto Tatone sullo stesso argomento:

“Ricordo ancora quando ero piccolo: passavo i 4 mesi estivi a Santo Stefano di Sessanio. Mio padre e mio madre hanno li le loro origini.

C’erano dei giorni di festa, tutti partecipavano alla raccolta delle lenticchie. Quelle macchine enormi riuscivano a fare tutto in un battibaleno , erano le prime mietitrebbie. Poi si andava tutti all’aia per l’essiccatura e la pulizia, tassativamente riservata alle donne anziane che mettevano il tutto sopravento per togliere le prime foglie già secche, poi a mano, con il setaccio e un’infinita pazienza, toglievano gli ultimi sassolini. C’era sempre il sole e tutto il paese era riunito , con i turisti, in una “tradizione” che sembrava destinata a durare all’infinito.

Arrivava,poi , il primo sabato di settembre. La Festa. Tutti a cucinare , ad aiutare le anziane in quei mille piccoli gesti inimitabili e a cercare di apprendere le ricette più antiche. A noi, piccolini, toccava sempre ripulire i tavoli, ma eravamo contenti così, eravamo dei piccoli agricoltori che crescevano ignari di non poter mai coltivare la propria terra.

Alcuni coppi , proprietà di famiglia, sono ancora lì, affidati a pazienti, bravi e inossidabili coltivatori, ma da allora le cose sono cambiate, tanto, troppo.

La mia famiglia riceveva in cambio dell’usufrutto alcuni sacchi di quel prezioso legume che nel tempo sono diventati uno, poi un sacchetto, poi un sacchettino, poi…. due manciate sufficienti a malapena per passare un degno Natale in famiglia.

Questa è la storia della lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, vista da me, ignaro per tanto tempo di c’ho che stava accadendo a quella meravigliosa Festa.

Una storia simile a tante altre che ha caratterizzato l’infanzia ma anche l’economia di molti.

Oggi di tutto questo c’è rimasto poco, tutto viene consumato nel giro di 48 ore da migliaia di persone, mentre chi ci ha lavorato per mesi, anni, secoli, non viene considerato da nessuno.

L’urlo raccolto in questi giorni di Sagra , una tra le piu importanti della nostra zona, non puo passare inosservato.
I soliti balzelli di una legge applicata male e vissuta peggio da chi è demandato al suo rispetto, hanno fatto un altro disastro.

Una sconfinata prateria, lasciata alla mercé di una natura che non sa assolutamente trovare da sola l’equilibrio necessario, un equilibrio possibile ma dimenticato in nome della follia.

Quelle praterie di cui tutti si vantano perchè patrimonio europeo ma che vengono considerate come aree limitrofe al “cuore” , che ancora non ho ben capito dove si trovi, hanno bisogno di essere protette, OGGI, ORA, SUBITO.

E il pericolo non è certo l’Uomo che vorrebbe vederle, come me, tornare allo splendore di 20 anni fa.

L’incuria e l’arroganza stanno facendo più danni dello stolto cemento.”

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

 

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Contro la memoria corta

Business Plan approvato dalla Giunta l’8/06/2017

di Fausto Tatone

Proviamo a fare un po’ di ordine, ecco cosa c’è che non va:

L’8/4/13 il Cipe, seguendo pedissequamente quanto previsto dalla legge 39 del 28/4/09 destina 15 milioni al Gran Sasso e 9 milioni alla promozione turistica del cratere.
Il 2/2/14 l’Usra gira la prima tranche di 9 milioni dei 15 dentro le casse del Comune.
Il 20/3/14 viene approvato il business plan per il rilancio del Gran Sasso da parte del Consiglio Comunale. C’è Montecristo ma non c’è la Fossa di Paganica con il collegamento.
Il 31/7/15 con delibera di Giunta viene emanato un avviso ricognitivo per una possibile privatizzazione. Un avviso di cui non si è saputo più nulla, completamente inutile visto che se fosse entrato un “privato” non sarebbe stato possibile investire soldi “pubblici”.
Il 20/12/15 malgrado sulla delibera Cipe sia ben evidenziato che i soldi potranno essere utilizzati solo per il Gran Sasso, la Giunta Comunale destina 1,6 milioni al salvataggio di 5 istituzioni culturali della città. Quindi i 9 milioni diventano 7,4.

I fondi per le 5 Istituzioni

Il 21/3/16 il Consiglio Comunale è costretto a rimodulare il Business Plan perché i soldi non bastano , si tolgono da Montecristo, riducendo la capacità dell’unico impianto previsto. Da Cabinovia si passa a una Seggiovia (????).
L’8/6/17 con delibera di Giunta si tolgono altri 0,4 milioni dalle risorse per destinarle all’acquisto di una turbina, i milioni da 7,4 diventano 7. Nella stesso documento si approva un maggiorazione di costi per l’Ostello da 700mila a 1,1 mil.

La Delibera di Giunta

Dopo quanto sopra in cassa del CTGS dovrebbero esserci 7 milioni a malapena sufficienti per pagare la sostituzione della seggiovia Fontari (costo 7,070 mil).

Su 9 milioni erogati al comune e poi girati a CTGS rimane ancora da appurare quanto sia rimasto effettivamente in cassa del CTGS perché dopo una stagione disastrosa come quella passata con gli incassi vicini allo ZERO e con le spese schizzate alle stelle per la gestione diretta delle strutture (prima volta) non si capisce come possono essere state liquidate le obbligazioni contratte con i fornitori e con il personale stagionale.

Ai 15 milioni di cui sopra che per il momento sono diventati forse 7, nei vari giochi delle tre carte, si aggiungevano altri 2 finanziamenti per arrivare a 20 milioni, del tutto teorici. Il primo di 2,5 milioni di vecchi fondi par-fars destinati alle Fontari, di cui non se ne ha più notizia (e ne chiediamo spiegazioni) , e il secondo di 3 milioni assegnati da una legge regionale alla costruzione della cabinovia di montecristo ora divenuta seggiovia, ma che ora non basteranno più viste le varie rimodulazioni di cui sopra e non possono essere sfruttati per altre opere..

Dal 2/2/14 , giorno in cui sono arrivati 9.100.000 di euro dentro le casse del comune, a oggi sono passati 1247 giorni.

SONO STATI SPESI A MALAPENA 500.000 EURO PER IL GRAN SASSO.

Rimane molto amaro in bocca perchè con 15 milioni per le strutture e 9 milioni per la promozione turistica (dove sono?) oggi potevamo essere una seconda Livigno (zona franca compresa). Abbiamo perso troppo tempo, veramente troppo e qualche milioncino di troppo.

Forse noi di #SaveGranSasso abbiamo un diverso concetto di RILANCIO DELL’ECONOMIA.
Per il resto don’t worry, be …. no, happy proprio no.

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

Turisti Non Per Caso (Seconda Parte) : L’Eredità

Foto 1

di Fausto Tatone

Un viaggio nel mondo della promozione turistica abruzzese per cercare di capire a che punto si trova lo stato dell’arte, chi sono gli attori, cosa è stato fatto finora e cosa è previsto per il futuro.

Questo capitolo , intitolato appunto “l’eredità”, è dedicato alla nuova Amministrazione della Città. Un “Punto Nave”, lo chiamerebbero i marinai, dal quale ripartire, speriamo seriamente questa volta.

Cosa eredita il nuovo Sindaco dal vecchio, turisticamente parlando?

Di cose sul turismo aquilano se ne sono sentite tante…. specialmente negli ultimi mesi.
Ma come siamo messi realmente ?
Il percepito della popolazione corrisponde a verità?
Quali sono le potenzialità reali della nostra zona?
Cosa si è fatto fino ad oggi?

Queste sono solo alcune delle domande che ci siamo posti per non cadere nel tranello dei discorsi da bar, spesso orientati al pessimismo cosmico o a un ingiustificato ottimismo.

Abbiamo trovato molte risposte in tanti studi condotti da Istat, da Cresa, da Unioncamere e da tante altre società pubbliche/private che si occupano di statistica. Ma alla fine ne abbiamo scelto uno, per non annoiarvi troppo con numeri e percentuali, che riesce in pochissimi grafici a descrivere un panorama molto complesso, se analizzato nelle sue mille sfaccettature.

Una ricerca che analizzata solamente i 115 Comuni Italiani Capoluoghi di Provincia, tagliando di netto tutte le possibili contaminazioni create dai territori limitrofi, a volte raggruppati in gruppi omogenei tipo mare, montagna, citta d’arte, laghi etc., che non rispecchiano esattamente la suddivisione politica della nostra penisola e con essa le relative scelte economiche e sociali locali.

Il titolo è “Osservatorio Nazionale Spesa Locale e Turismo Sostenibile” il cui obbiettivo è quello di produrre una “classifica dei comuni più sostenibili turisticamente in relazione alla spesa pubblica locale”.

Paroloni che, in sintesi, riassumono chi ha le potenzialità per attrarre turismo e chi no, in base alle scelte delle Amministrazioni.

Dov’è L’Aquila?

  • Nella classifica relativo del 2015, ultima disponibile, si trova al 114° posto su 115 (foto 1).
  • Nei raggruppamenti (cluster) si trova tra “i Comuni con deboli dinamiche economiche e           sociali che presentano debolezze strutturali in cui si stenta a far decollare il turismo” (foto 2 e foto 3).
  • Ne deriva un grafico riepilogativo (foto 4) che lascia pochissimo spazio ad interpretazioni fantasiose. In compagnia di Teramo e Chieti e di molte altre città del Sud, L’Aquila è nel quadrante più critico, basso indice di bilancio, basso indice globale.

Un panorama fosco, sicuramente, dove risulta lampante e indiscutibile che L’Aquila, con l’Abruzzo intero, ha bisogno di una grande cambiamento di strategie da concordare con tutto il territorio. Ma più di ogni altra cosa emerge la necessaria, urgente e indispensabile azione dei Governi locali.

Poco possono fare gli imprenditori privati attivi nel settore turistico ai quali viene chiesto continuamente di investire per adeguare le strutture ricettive, i servizi e il marketing, se gli stessi non vengono valorizzati e supportati adeguatamente attraverso la Conoscenza , la Competenza e la Spesa Pubblica delle Amministrazioni Locali.

Ci auguriamo che questa stringata pubblicazione possa far accendere una lampadina alla nuova Amministrazione Comunale e con essa all’intera Città.

Il Turismo è un bene di tutti e per tutti, prima sociale poi economico, chi pensa sia solo un settore del sistema produttivo non è figlio dell’economia moderna.

#ProgettoMontagna

#SaveGranSasso

Credits: Bruno Trentin Associazione per Ente Bilaterale Nazionale per il Turismo, Provincia di Rimini, Unione Province d’Italia.
FONTE

Foto 2

Foto 3

Foto 4

 

Ente Parco, questo sconosciuto…

Ecco perché il Parco non riaprirà più gli infopoint, non si occuperà più di promozione turistica, non stamperà più materiale pubblicitario.

Chiudere la partita iva che consentiva tutte le attività non inerenti la mera protezione della natura è una delle scelte più infelici, insensate e deludenti che questo Ente potesse portare a compimento.

I territori hanno bisogno di PROMOZIONE , per i prodotti locali, per le ricchezze naturali, per farsi conoscere dal mondo turistico e per poter finalmente far “campare” i propri abitanti.

Chiudere le attività di promozione è l’esatto opposto di quanto previsto dalla modifica delle legge 394/91 appena approvata dalla Camera, che prevede una maggiore autonomia economica degli Enti Parco mettendoli in condizione di produrre ricchezza principalmente attraverso il Turismo.

Ieri da Fonte Cerreto sono passati migliaia di turisti… confermando che la porta principale del parco è proprio questa servita dalla comoda uscita ASSERGI dell’autostrada A24. L’unica ad essere cosi vicina al sistema di collegamento pedemontano rappresentato dalla SS17bis che collega la maggior parte delle cime e dei borghi.

Neanche a ferragosto ho visto tanta gente e siamo appena a giugno.

Il turismo montano si sta contrapponendo alla velocità della luce a quello balneare, ma in pochi hanno saputo leggerne tempi e modalità.

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

 

Finalmente qualcosa di nuovo


di Fausto Tatone

Finalmente qualcosa di nuovo.

Manca ancora un passaggio al Senato, ma la strada sembra in discesa.                                                 La modifica alla legge 394 del 1991 , quella che ha istituito le aree protette in Italia, viene rivista e corretta. Nel nuovo testo si da molta più importanza alle comunità locali e alla crescita economica.                                                                                                                                                                  Due valori molto cari a #SaveGranSasso che da 3 anni conduce un dura battaglia proprio a riguardo.

Tra le novità l’Ente gestore dovrà dimostrare di “produrre ricchezza” a beneficio immediato della gestione delle aree protette ma anche per le popolazioni locali.

Ad oggi sono pochissimi i Parchi virtuosi in materia, ma, anche se in netta minoranza, hanno dimostrato che si può creare ricchezza ecosostenibile a vantaggio di tutti. Su tutti spicca il Parco Nazionale delle Cinque Terre che a fronte di 2 milioni di contributi statali ne produce 12 direttamente e almeno il quadruplo con l’indotto.

Basta quindi allo sperpero di risorse pubbliche con il falso pretesto della protezione della natura.

#SaveGranSasso e #ProgettoMontagna si augurano , alla luce dei nuovi provvedimenti, che l’Abruzzo cominci un nuovo cammino a favore della tutela integrale della natura tenendo conto delle esigenze delle popolazioni locali oramai stremate e costrette all’esilio.

I recenti tragici avvenimenti che hanno coinvolto i nostri territori hanno messo in evidenza le criticità dovute all’abbandono e allo spopolamento di queste aree, che al contrario dovrebbero essere tutelate da un sistema che fino ad oggi non ha funzionato affatto.

L’agricoltura, l’allevamento, le tradizioni e con essi la promozione turistica sono dei valori fondamentali da proteggere, da custodire e da tramandare al prossimo per rendere l’uomo più responsabile ed ecologicamente più sostenibile.

#SaveGranSasso

#Progetto Montagna

ALLEGATO: Le dichiarazioni del Ministro Galletti

 

 

 

Turisti non per caso (pt. 1)

Di Fausto TATONEturisti1

NB: La figura è a titolo esemplificativo e non è da considerarsi come gerarchia

Cercare di rivitalizzare l’attenzione sul Gran Sasso aquilano (ma non solo) per evitare un definitivo spopolamento e abbandono della nostra Montagna, ormai in atto da anni, è stato da sempre l’obbiettivo primario di questo gruppo (SaveGranSasso).

Individuarne, però, le cause per cercare di contribuire a un immediato cambiamento, non è affatto semplice.
Alcune sono di natura gestionale , con il Centro Turistico del GS e del suo controllante Comune dell’Aquila, altre di natura politica, con la complessità della Regione e le dinamiche territoriali, altre di natura amministrativa, con l’Ente Parco e le sue mille contraddizioni, altre di natura europea, con l’Unione che prevale sull’identità nazionale, altre di natura squisitamente personale, con visioni divergenti improvvisate davanti a un caffè.
Insomma un mix perfetto di decine di Enti, Organizzazioni e persone incastrati come scatole cinesi responsabili in egual misura delle “sventure” della nostra cara Montagna.

Ma c’è un’altra causa da aggiungere a questo folto elenco, quella che forse determina l’effetto più incisivo: la promozione turistica.

Ormai gli abruzzesi sono diventati bravissimi a promuovere il loro territorio quando si trovano davanti un turista, ma in un mercato turistico globale, diventano come dei piccoli uccellini mentre in cielo rombano un centinaio di Boeing 747.

Il mercato globale, con l’avvento di internet e la sua relativa consacrazione come strumento indispensabile nella scelta della destinazione dove passare le proprie vacanze, ha determinato un cambiamento radicale nei flussi turistici, sempre più intenti ad ottimizzare il rapporto qualità/prezzo ed in cerca di emozioni uniche e esclusive.

Sistemi tecnologici in grado di mettere in concorrenza un piccolo borgo con i Caraibi, un b&b la catena Holiday Inn, una piccola statuetta appena rinvenuta con la Tour Eiffel.

Per cercare di capire gli errori, ma anche le relative opportunità, legate alla promozione turistica dell’Abruzzo aquilano, abbiamo provato a fare i turisti, cercando sul Web come viene presentata l’offerta relativa alla nostra terra.

Una galassia, forse una piovra, di informazioni , non sempre veritiere o aggiornate, in larga parte in mano alle istituzioni (regione e parchi) o a consorzi privati-pubblici (dmc-destination management company, di cui parleremo piu avanti).

Dalla confusione però pian piano si delinea un prodotto turistico, che seppur ancora immaturo e in cerca di una precisa identità, fatta eccezione per quelle località che storicamente hanno sempre “tirato la carretta” (costa nord , alcuni borghi e roccaraso), è in grado di attrarre l’attenzione di molti.

La Montagna, con le rispettive zone interne, comincia a mostrare chiari segnali di un interesse ampiamente diffuso anche per passarci le vacanze cd tradizionali, fino al punto da spingere gli operatori della nostra costa a proporre pacchetti mare/montagna. Insomma è arrivato il momento di correre alla svelta e prendersi i clienti. Siamo pronti?

Stringendo il focus sul nostro pachidermico territorio, abbiamo cercato di individuare tutti gli attori della promozione turistica della Destinazione Gran Sasso Aquilano (foto allegata), perché se vogliamo cambiare lo stato attuale e “approfittare” di questa positiva convergenza è su di loro che dobbiamo fare affidamento.

In questo piccolo viaggio, diviso in 4 parti, cercheremo di capire come funziona il complesso Sistema di Promozione Turistica radicalmente cambiato anche da recenti leggi regionali, sperando di contribuire a renderlo più efficiente e trasparente.
Buon viaggio
(fine 1 pt)

I Parchi, tra risorse e fardelli

I Parchi, tra risorse e fardelli

di Fausto Tatone

C’ho visto tante cose: quelle brutte sono conosciute da tutti, quelle belle NO, e meritano tanta riflessione.

Quello delle Cinque Terre è solo un esempio di come rendere “produttivo” e “turisticamente” sostenibile un Parco Nazionale. Con 2 milioni di contributi pubblici ne crea 13 (6 volte) di fatturato, per non parlare dell’indotto.

Chi amministrerà questa città dovrà pensare anche a questo.

Con il 46,8% del territorio comunale controllato dall’Ente Parco del Gran Sasso , il nuovo Sindaco dovrà dedicare quasi la metà del suo tempo a ripristinare le condizioni di vivibilità nelle zone pedemontane quasi dimenticate e fare in modo che diventino una ricchezza per l’intera Città.

Alcune testimonianze tratte dal servizio TV di Report, link in fondo all’articolo:

Sindaco di Riomaggiore : “Tanti nostri concittadini andavano a La Spezia a lavorare. Oggi succede il contrario. Al mattino noi abbiamo le persone che da La Spezia vengono verso le Cinque Terre.” (SPOPOLAMENTO DELLE FRAZIONI PEDEMONTANE)

Presidente Consorzio Cooperative pescatori del Polesine: “se non si interviene con escavi, disostruzione delle bocche e quant’altro diventa un acquitrino , poi non c’è più biodiversità , gli uccelli non nidificano ….” (MANUTENZIONE DEL TERRITORIO)

La centrale elettrica di Porto Tolle: “Visto che ormai l’ambiente è stato contaminato potrebbe essere ripristinato per un utilizzo turistico ricreativo sostenibile senza inquinare di più e senza cementificare” (RIQUALIFICAZIONE DI MONTECRISTO – FOSSA)

Le conclusioni del Servizio TV:

“Questo nuovo equilibrio è figlio anche di una differente visione dell’economia in cui il turismo ha sostituito molte attività industriali come ad esempio succede alle Cinque Terre, il parco nazionale più piccolo d’Italia. Cinque comuni arroccati su scogliere e terrazzamenti che oggi forse sarebbero considerati scempi ambientali e abusi edilizi. Ingegno e organizzazione li hanno trasformati in una tra le più ricercate mete del turismo internazionale”.

“È questo il punto centrale per il cambiamento di prospettiva che in altri paesi è gia avvenuto, la sfida piu importante anche per il mondo ambientalista italiano, in cui la difesa del territorio non significa piu difendere SOLO IL SUOLO MA ANCHE LE COMUNITA’ CHE VI ABITANO

#SaveGranSasso

SERVIZIO TV DI REPORT

 

 

Il Sondaggio di #SaveGranSasso

Il panorama per le prossime amministrative di L’Aquila va pian piano delineandosi. Non pensiamo, per ora, che i singoli candidati abbiano affrontato seriamente il tema del rilancio turistico ed economico delle nostre montagne. Il Gran Sasso continua ad essere oggetto di spot elettorali ma nessuno ha ancora paventato soluzioni percorribili nel breve termine.

Il nostro Comitato sia per indole che, soprattutto, per le 11257 firme raccolte, si sente moralmente responsabile delle azioni che verranno condotte in futuro in quei luoghi.

Proprio per tale contesto confuso e aleatorio abbiamo pensato di chiedere aiuto ai nostri sostenitori su come muoverci nei confronti dell’imminente tornata elettorale tramite un sondaggio in rete semplice e veloce.

Si potrà scegliere una sola opzione di risposta  tra le seguenti:  partecipare attivamente con una lista “SaveGranSasso” con un candidato sindaco all’interno del comitato senza appoggiarsi ad alcuna coalizione,  partecipare ad una civica per una delle due coalizioni, partecipare ad una civica per nessuna delle due coalizioni oppure non presentarsi affatto facendo sottoscrivere la nostra “Carta del Gran Sasso” (in via di ultimazione) ai candidati sindaci che ne condivideranno in toto il contenuto.

Il sondaggio avrà la durata di 7 giorni a partire da oggi, Sabato 15 Aprile 2017 e avrà cookies ed ip bloccati in modo tale da far esprimere una singola preferenza all’utente che deciderà di votare senza dover effettuare nessuna iscrizione.

In basso potrete esprimere la vostra scelta, se invece vorrete condividerlo sui social usate il seguente link:

http://poll.fm/5sf4a

Ringraziamo anticipatamente per la collaborazione e porgiamo i nostri migliori auguri per una serena e felice Pasqua.
Comitato #SaveGranSasso
Associazione “Progetto Montagna”

Il Timido Risveglio Delle Coscienze

 di Giorgio Fioravanti

Un timido risveglio delle coscienze.

Ciò a cui stiamo assistendo in questo periodo di preparazioni di campagne elettorali si spera sia solo un piccolo preludio all’uscita dall’immobilistico e criminoso letargo che sta causando lo spopolamento del territorio montano abruzzese.

Inutile sottolineare non solo che è troppo poco, ma la concomitanza con gli appuntamenti alle urne non fa ben sperare sulle reali intenzioni di coloro che da questo stallo dovrebbero condurci fuori.

Fa ben sperare, invece, il notare come anche le frange più estremiste di un certo tipo di ambientalismo miope e radicale stiano correggendo il tiro e stiano cominciando a capire che stanno scherzando con il fuoco più pericoloso, quello innescato dall’esasperazione.

Eppure fa tanta rabbia pensare che strumenti utili quali SIC, ZPS, le Direttive Habitat e Uccelli, i Parchi regionali e nazionali sarebbero dovuti servire all’esatto contrario: valorizzare, proteggere e creare economia.

Ciò che, invece, la politica locale, con funzionari più preoccupati delle loro ideologie piuttosto che delle attività da salvaguardare, hanno creato mediante errate interpretazioni è stato solo ed esclusivamente immobilismo, degrado, spopolamento e crisi delle piccole aziende.

Non solo, dunque, un’occasione mancata, come oggi denunciano una serie di sigle di agricoltori europei e di proprietari fondiari (Copa-Cogeca, Cepf e Organizzazione dei proprietari fondiari) sull’errato utilizzo di tali strumenti, ma, dati i tempi non proprio ristretti per poter rimediare a tali errori, un vero e proprio utilizzo criminoso di misure potenzialmente rivoluzionarie.

Analizzando la relazione della Corte dei Conti Europea sull’utilizzo della rete “Natura 2000” da parte degli Stati Membri viene fuori un panorama di potenzialità (e soprattutto di fondi) inespresse a causa dello scarso e inappropriato utilizzo di esse da parte degli enti gestori; possiamo “toccare con mano”, nel nostro caso abruzzese, come l’errata interpretazione di queste misure diventa, addirittura, una spada di Damocle su territori già martoriati da eventi catastrofici naturali quali terremoti, frane, forti nevicate e relativi fenomeni consequenziali come, ad esempio, le valanghe.

Ciò che oggi le sigle europee citate lamentano non possiamo evitare di far notare come siano i medesimi appelli inascoltati alle istituzioni che l’associazione “Progetto Montagna” tramite gli attivisti di “#SaveGranSasso” cercano di portare all’attenzione degli abitanti delle popolazioni montane interessate; imposizioni indiscriminate dall’alto senza coinvolgimento dei diretti interessati, interpretazioni ideologiche di strumenti comunitari e incapacità sia di elargire che di recepire fondi per risarcire gli agricoltori danneggiati.

Leggevo, con difficoltà dettate dallo sdegno e dalla vergogna, la disperazione raccontata da un giovane agricoltore di Goriano Valli, su un quotidiano web locale, che denuncia come l’applicazione del regime in de minimis sugli indennizzi dei danni causati da fauna selvatica (quindi massimo risarcimento di 15.000 euro in 3 anni) significherebbe, per lui, la certa chiusura dell’azienda agricola che, con enormi fatiche, cerca di portare avanti da anni.

Immedesimandomi in ciò che dovrebbe essere trattata come una preziosa risorsa per il nostro paese ho, infine, provato invidia per la tenacia dimostrata da questo ragazzo in un contesto dettato dall’abbandono delle istituzioni.

Vorrei che sappia che stiamo lottando per dare un futuro soprattutto a quelli come lui.

 

 

Le potenzialità inespresse

di Lella Antonacci

La trasmissione ideata e condotta da Enrico Giancarli per l’emittente TV Rete8, ci ha portato sulle splendide piste di Campo Imperatore, dove ha incontrato il Consigliere Regionale Pierpaolo Pietrucci, il Direttore della Scuola Sci Luigi Faccia ed il Direttore del Centro Turistico Fulvio Giuliani.

Le riprese e le interviste sono state effettuate giusto qualche giorno prima che gli impianti venissero chiusi per gravi problemi tecnici riscontrati alla ormai esausta seggiovia delle Fontari. Una morte annunciata, che lascia amareggiati, ma non sorpresi.

La bellezza mozzafiato del paesaggio, la qualità indiscussa della neve, la sicurezza garantita al 100% delle piste da sci, sembrano qualità invisibili se confrontate alla vastità delle potenzialità inespresse che può offrire questo territorio.

Un territorio  bistrattato da anni di cecità di intenti, amministrativi e politici, che chiede ora giustizia. Di discorsi e dibattiti ne sono stati fatti tanti, progetti e buoni propositi, pugni sul tavolo e petizioni popolari. Resta solo il fatto che la volontà da sola non basta, se non è seguita dai fatti. Sorge il dubbio che ormai sia tardi, ma si sa, la speranza è sempre l’ultima a morire!

Intanto gustatevi questa puntata e ricordatevi che la battaglia di #SaveGranSasso continua!