Analisi Di Un Fallimento

Nei giorni in cui si apprende, da uno studio sul turismo di Confesercenti Abruzzo, che la provincia di L’Aquila ha una flessione del 42,2% in negativo, il peggior dato tra i capoluoghi abruzzesi, ci imbattiamo in un’analisi sulla qualità delle strutture ricettive e sulla spesa “turistica” nei Parchi Nazionali Italiani di nome “E-Data Flash #2.2017” redatta, a Teramo, da una società Spin-Off della relativa Università.

Per Spin-Off accademico si intende una società finalizzata all’utilizzazione economica dei risultati della ricerca universitaria, a favore della quale l’Università autorizza la partecipazione del proprio personale di ruolo e non di ruolo, anche all’atto della costituzione ed, inoltre, rende disponibili alcuni servizi per facilitarne l’avvio e il primo sviluppo.

Non sappiamo chi abbia commissionato questo studio, anche se una mezza idea ce la siamo fatta, ma dai risultati scaturiti vengono forti dubbi. Infatti, nonostante sia stato pubblicato il 3 novembre, ad oggi nessuno lo ha ancora divulgato.

Nessun problema, ci pensiamo noi analizzandolo.

Come già successe nel 2014 con la pubblicazione di “l’economia reale nei parchi nazionali” edita da MinAmbiente e UnionCamere, all’interno troviamo dei titoli che descrivono una situazione fantastica, mentre i numeri sono un fallimento totale.

Fortunatamente, a differenza dello studio del 2014 composto da 251 pagine zeppe di dati, questo del 2017 ne contiene solo 7.

Forse per questo gli pseudo-ambientalisti non ne stanno parlando. Si perché quelle 251 pagine, anche di non semplice comprensione, le avremmo lette in 10 in tutta Italia e non fu difficile, per gli esperti della disinformazione, mistificare la realtà con titoli ad effetto del tipo “il successo economico delle aree protette” e similiari, quando, invece, la reale situazione racconta esattamente il contrario.

Ma, entrando nel merito, cosa dice questa recente, complicatissima , sudatissima, ricerca di E-Data ?

La qualità MEDIA delle strutture ricettive ALBERGHIERE presenti all’interno dei 25 parchi nazionali è salita a 3,2 stelle , ma la media nazionale è a 3,3.” (pag6)

Un dato di dubbia importanza e anche deludente, visto che la media nazionale fa meglio. Ma proseguiamo.

Tre parchi spiccano su tutti: Gargano, Cilento, Arcipelago Toscano. POI SI SPECIFICA : “… emergendo in modo accentuato in alcune realtà in cui la dimensione naturalistica si associa a una “turisticità intrinseca

In parole semplici: lì ci sono il mare, le spiagge, le attrezzature, gli ombrelloni, i grandi alberghi e i bagnini; forse non è proprio merito dei Parchi se l’economia prodotta è fiorente.

Segue, a pag.2, l’elenco delle località che non evocano proprio il sapore della natura, piuttosto un’antichissima tradizione balneare. Insomma lì i Parchi non hanno fatto proprio nulla per favorire il turismo in quanto già abbondantemente presente prima della nascita.

Un altro fallimento.

Andiamo avanti, a pag. 4: “La quota di spesa turistica attratta dai Parchi è del 6,2% rispetto al resto del paese….mentre la quota dei posti letto è del 7,7%

Altro fallimento, rispetto alla media nazionale, che, per deduzione, produce il 93,8% della spesa con il 92,3% dei posti letto, capito la differenza?

Il 6,2% è già un dato più che deludente ma se togliamo i BIG THREE dal totale, cioè le zone che da sempre campano con il becero turismo BALNEARE, la quota della spesa turistica nei Parchi Nazionali italiani scende a circa il 3%.

Una catastrofe. Ma non è finita:

nella seconda pagina, in basso a destra, compare un grafico che mette in relazione il numero dei posti letto con la dimensione (superficie) dei Parchi dove sono presenti. Ne viene fuori che i primi quattro, Gargano, Cilento, Arc. Toscano e Stelvio hanno un elevato numero di posti letto rispetto alla propria dimensione, soprattutto nel caso dell’Arcipelago Toscano. E il nostro PNGSML? Tra i peggiori. Avendo la stessa superficie, ad esempio, del Parco del Cilento ha un decimo dei suoi posti letto. Un disastro.

In ultima analisi: a pagina 5, informazioni utili, troviamo una breve relazione sui metodi utilizzati per la “perimetrazione” delle aree protette in Italia.

Saremo sinceri, l’abbiamo riletta centinaia di volte ma nessuno di noi l’ha capita, motivo per cui, sperando che menti più eccelse delle nostre abbiano miglior successo, la riportiamo integralmente:

Sebbene le aree corrispondenti ai territori dei parchi nazionali seguano logiche di carattere non amministrativo ma collegate al peculiare valore dei territori sotto vari punti di vista che li contraddistinguono e ne fanno luoghi di interesse specifico per valori naturalistici, scientifici, culturali, ecc., per i 25 parchi nazionali riconosciuti nel nostro Paese esiste una perimetrazione che esplicita i territori dei comuni compresi all’interno di queste aree

Chiarissimo no?

Conclusione:
Questo studio non l’abbiamo commissionato noi!

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

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In Risposta All’Ex-Consigliere Perilli

 

FOTO 1 – Procedura di VIA presso la Regione Abruzzo

Finalmente, a distanza di due anni, grazie all’intervento del “Conservatorista” Enrico Perilli che, da ex consigliere comunale ed ex presidente della commissione territorio, va al contrattacco sulla questione Fontari, si scoprono gli altarini che si celano dietro la mancata realizzazione della nuova seggiovia Fontari (percorso spostato) funzionale, per non essere troppo di parte, almeno alla questione vento.

 

Infatti la decisione di abbandonare il progetto del nuovo percorso e ritirarlo in sede di Comitato VIA Regione Abruzzo del 3 dicembre 2015 Giudizio 2588  (FOTO 2,3 e 4 ) è dovuta solamente ed esclusivamente ad una questione politica.

 

Con l’unico scopo di sorreggere l’allora traballante maggioranza al comune dell’Aquila si arrivò all’accordo con le associazioni ambientaliste ed il Conservatorista Perilli, per abbandonare il progetto nonostante avesse la Valutazione d’Incidenza Ambientale favorevole redatta dall’Ente Amministrativo competente e cioè il Comune dell’Aquila (Det. Dir. 136 del 24 luglio 2015 e nota esplicativa n. 88317 del 5 ottobre 2015) (FOTO 4 e 5). Anche qui, per maggiore chiarezza, alleghiamo lo stralcio dei riferimenti amministrativi e dell’osservazione fatta, a termini scaduti, dal Conservatorista Perilli.

 

Rientrava nell’accordo, probabilmente, anche l’affondamento dei quesiti referendari di modifica dei confini, poi sostituiti, con enorme successo, dalla raccolta firme per le due Petizioni del Gran Sasso.

 

E’ inutile che adesso il Conservatorista Perilli si affanni ad attribuire ad altri la colpa dei ritardi di realizzazione della Seggiovia Fontari, confondendo i fatti e le situazioni, perché tale ritardo è da imputare, senza ombre di dubbio, alla gestione del Centro Turistico del Gran Sasso che, improvvidamente, pur in possesso delle progettazioni pronte dall’autunno del 2016 (un anno dopo il Comitato VIA della Regione), ha consegnato una copia brevi mani, ai vertici del Parco Nazionale del Gran Sasso in una riunione svoltasi a Palazzo Fibbioni il giorno 14 marzo 2017 in cui erano presenti anche il Sindaco Massimo Cialente, la nostra associazione ed il rappresentante degli albergatori del Gran Sasso. (FOTO 6 e 7)

Per ultimo, ma non per importanza, concludiamo col dire che la richiesta di riattivazione della procedura di VIA presso la Regione Abruzzo (Foto 1), è stata inviata dal Centro Turistico del Gran Sasso in data 22 marzo 2017.

Saremo pure “sviluppisti”, simpatico nomignolo attribuitoci, ma noi teniamo realmente allo sviluppo economico della valle ed alla creazione di nuovi posti di lavoro.

Il Gran Sasso rappresenta una grossa occasione che stiamo perdendo, per questo continueremo ad urlare malgrado lo stupore dei conservazionisti.

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

FOTO 2 – Comitato VIA Regione Abruzzo

 

 

FOTO 3 – Comitato VIA Regione Abruzzo

 

FOTO 4 – Det. Dir. 136 del 24 luglio 2015 e nota esplicativa n. 88317 del 5 ottobre 2015

 

 

FOTO 5 – Det. Dir. 136 del 24 luglio 2015 e nota esplicativa n. 88317 del 5 ottobre 2015

 

 

FOTO 6 – Riunione a Palazzo Fibbioni

 

 

FOTO 7 – Riunione a Palazzo Fibbioni

Fuori Da Ogni Logica

Noi di #SaveGranSasso abbiamo sempre pensato che fosse particolarmente scorretto nei confronti dei contribuenti e che generasse malcontento tra i cittadini aquilani il far pagare, sempre a quest’ultimi, le numerose crisi di liquidità che ha affrontato, dalla sua nascita, il Centro Turistico Gran Sasso mediante necessarie ricapitalizzazioni al fine di evitare il fallimento della partecipata.

Anche in questo caso, analizzata a fondo la situazione, sembrano non esserci particolari soluzioni alternative; possiamo, però, sperare (e come associazione siamo sempre disposti a dare, in tal senso, tutto l’aiuto necessario senza chiedere nulla in cambio) che, con l’attuale stato di gestione straordinaria, si comincino ad affrontare, senza logiche partitiche, di spartizione o convenienza, le numerose problematiche in un’ottica di immediato rilancio della stazione, con i mezzi già a disposizione, al fine di invertire il trend negativo e tornare a creare utile d’esercizio.

Non è impossibile, come tendenzialmente si crede a causa della scarsa reputazione che, negli anni, ha contraddistinto il CTGS in termini di profitto.

Certo è che quando ti trovi di fronte a determinate novità che ci ha lasciato la precedente gestione, diventa tutto più difficile. Vediamo di cosa si tratta.

Da oggi, primo di novembre 2017, chiunque voglia sottoscrivere un abbonamento stagionale per la stazione sciistica di Campo Imperatore si troverà di fronte ad un aumento complessivo, rispetto a ieri, di €130. Il costo di sottoscrizione intero, quindi, passa da €240 a €370.

Una scadenza non allineata con le altre stazioni sciistiche abruzzesi e, più in generale, una scelta fuori da ogni logica imprenditoriale considerata anche la conformazione delle stazioni concorrenti e l’attuale situazione di incertezza del Centro Turistico Gran Sasso.

Un’altra scelta scellerata figlia di una gestione altrettanto imbarazzante per la quale i revisori dei conti della partecipata hanno espresso plurimi dubbi che abbiamo avuto tutti la possibilità di leggere ultimamente.

La nostra Associazione Progetto Montagna ha realizzato un grafico che potete consultare quì:

Si prendono in analisi gli abbonamenti stagionali ordinari e quelli per i residenti in Abruzzo confrontandone i relativi costi.

Successivamente abbiamo calcolato il numero degli ingressi giornalieri che occorrono per arrivare al punto di pareggio dell’esborso iniziale (Break Even Point) e i risultati, oltre ad essere particolarmente disarmanti, ci hanno nuovamente allarmato.

Secondo la nostra analisi Campo Imperatore, a causa del nuovo scellerato aumento del costo per la stagionale, tra le stazioni sciistiche prese in analisi ha il punto di pareggio più alto (17 giornaliere) di tutte.

Credo sia superfluo sottolineare in quale misura questa scelta possa definitivamente scoraggiare i potenziali clienti della stazione; calcolando anche il fatto che, a causa dell’incertezza sulla data d’apertura dettata dalla sostituzione della seggiovia “Fontari” attualmente in corso, il numero attuale di stagionali sottoscritte per Campo Imperatore immaginiamo sia nulla di idilliaco.

Bisogna porre rimedio a quest’ultimo “regalo” ereditato dalla precedente amministrazione e bisogna farlo immediatamente, prima che i potenziali clienti perdano definitivamente il desiderio di non abbandonare la propria montagna.

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

 

 

La Seggiovia Fontari e i Fondi Europei

 

 

 

 

 

 

 

Ricordate il caso “scoppiato” nell’estate del 2015?

Sostanzialmente venne “rigettato” dagli uffici dell’Ente Parco GS il progetto di sostituzione della seggiovia con un nuovo tragitto, più sicuro e razionale. Una seggiovia più lunga che metteva in collegamento la zona Scindarella con l’imbarco della funivia evitando inutili e rischiose passeggiate, specialmente senza sci e in caso di maltempo, al riparo da una zona ventosa sin dai tempi della nascita di Eolo. Una scelta dettata da motivi di sicurezza, non certo dalla stoltezza umana, come qualcuno ha preferito credere.

Ebbene quella “doccia fredda” fece scoppiare le ire del Sindaco, poi quelle del Consiglio Di Amministrazione del Parco creando una spaccatura interna non da poco, poi quelle della popolazione…. Ma anche quelle delle associazioni ambientaliste che fecero quadrato appellandosi alla protezione di una zona “preziosa” (andatela a vedere).

Si arrivò cosi verso l’autunno abbastanza sicuri che tra la mera sostituzione e il nuovo progetto si scegliesse la strada della mediazione con una terza soluzione da trovare a tavolino.

Ma così non fu.

Come risulta dagli atti della Regione, infatti, il nuovo progetto fu “ritirato” dall’Amministratore Unico del CTGS prima che potesse andare in discussione alla Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) che avrebbe potuto rivedere, scavalcare o mediare il parere degli uffici tecnici del Parco.

Insomma l’augurata strada della “via di mezzo” non venne neanche intrapresa, in barba anche alle normative europee che , proprio per evitare costose risse, prevedono un’ampia discussione delle soluzioni alternative di un progetto in aree Sic e Zps.
Un atro atto, dell’amministrazione del CTGS, del tutto arbitrario e privo di logica.

Si usò la scusa dei fondi PAR-FSC per azzittirci, perché, cosi ci fu detto, rischiavano di essere persi decorso il 31/12/15 se non fosse partito il cantiere.

Cantiere partito nel luglio del 2017.

Circa 2,5 milioni , assegnati al progetto dalla Regione Abruzzo, ai quali vanno ad aggiungersi altri 5,2 milioni di fondi CIPE, già in cassa, per completare l’opera , prevista per 7,7 milioni.

Così, a gara ormai affidata, con regolare bando, si passò da un progetto di 1,4 km ad uno di mera sostituzione di soli 900 metri circa allo stesso prezzo, un vero affare.
Un danno economico pazzesco che le intricate maglie del Codice degli Appalti non hanno permesso di rivedere, cosi come l’esterrefatta ditta appaltatrice, che ci guardava con occhi sgranati e stupiti.

Ma che fine hanno fatto quei 2,5 milioni? Dai recenti controlli effettuati sui conti del CTGS non c’è traccia.

Dall’esamina attenta del Disciplinare (foto2) previsto per i fondi Par-Fsc , firmato tra CTGS e Regione Abruzzo, emerge che entro la data di avvio dei lavori e successivamente per altri 5 step dovevano essere richieste le rispettive anticipazioni (Sal). Quindi, ad oggi, dovevano essere stati richiesti almeno 3 Sal su 6 per un importo complessivo di circa 1,3 milioni.

E’ stato fatto?

NO e siamo fortemente preoccupati perché il suddetto disciplinare prevede una serie di cavilli, limiti, rivalse, more e ammende, del tutto legittimi in un finanziamento europeo, che potrebbero comportarne la revoca, con dei danni economici incalcolabili.

Insomma ci ritroviamo un progetto che non volevamo per non perdere 2,5 mil , ma è costato circa 1,5 milioni in più e rischiamo di perdere la differenza.

Purtroppo un altro pessimo esempio di come stiamo trattando le tasse dei contribuenti, i progetti di sviluppo europei e le casse disastrate di una Società pubblica.

#SaveGranSasso
#ProgettoMontagna

18 Gennaio 2017, Prevenzione e Sicurezza

di Fausto Tatone

18 gennaio 2017

Un giorno che non dimenticherò mai.

Rigopiano, la maledetta valanga si sganciò intorno alle 16 di quel pomeriggio.

 

progetto C.A.S.E. di Assergi

Poi le ansie e le paure, eravamo bloccati in mezzo alla tormenta al progetto case di Assergi e nessuno riusciva ad aiutarci.

Inutili i tentativi di un semplice spazzaneve, vane le mille chiamate al telefono dedicato del Comune di L’Aquila dove ripetevano in continuazione che stava arrivando la turbina, la stessa che aspettavano in tanti… Arrivò infatti soltanto il giorno successivo.

 

E poi quell’incredibile sequenza di scosse, 5.3, 5.4, 5.3, 5.1 quasi venuta dal nulla.

 

strade inagibili

Tutti cercavano di fare qualcosa per nascondere il terrore. Un terrore diverso da quello del 2009: non potevamo fuggire, non potevamo allontanarci neanche di 1 metro dalle palazzine perché fuori infuriava la bufera. Il tentativo di aprire la strada a mano, con le pale, fallì miseramente.

 

 

Le ore passavano, si susseguivano notizie confuse, sconcertanti: la strada 17bis bloccata, il paese di Assergi isolato, la valanga di Ortolano, gli strani allarmi da Farindola, quelli da Prati di Tivo e da Campo Imperatore.

Anche da Pescocostanzo, dove sarei dovuto essere per lavoro, le notizie non erano confortanti, ma sembrava che, almeno loro, fossero più preparati di noi. In contatto con il Sindaco del posto non esitai a dare l’ok per sfruttare i mezzi e gli uomini della Vallefura, società gestore degli impianti sciistici, per dare una mano in paese. Capii , in quei frangenti, che l’Abruzzo interno era in piena emergenza.

 

elisoccorso 118

Poi arrivò il 118, in elicottero, la conferma che il progetto case era completamente isolato.

 

 

 

 

 

difficoltà nell’atterraggio

Non riusciva ad atterrare, sia per il vento sia per la neve che polverizzandosi rendeva la visibilità vicina allo zero.

Ma alla fine ci riuscì, lontano dalla zona abitata. Partì una colonna di uomini in direzione delle palazzine, mentre tutti spalavano la neve per creare dei sentieri di collegamento.

 

 

 

arrivo dei soccorsi

Anche i cani si resero utili e scortarono quegli uomini fino a destinazione.

 

Dopo minuti di estrema ansia arrivò la voce “Tutto bene!!!!”. Chi aveva chiesto aiuto se la cavò con poco, forse con delle medicine urgenti e con l’aiuto dei dottori.

 

 

L’elicottero riparti e decidemmo che malgrado tutto dovevamo rientrare in casa e aspettare pazientemente. La paura non mollava. Ma la razionalità ci diceva che il posto più sicuro erano proprio quelle C.A.S.E., antisismiche.

Purtroppo i TG lanciarono la notizia ufficiale della tragedia di Rigopiano e passammo la notte a vedere quelle incredibili immagini in TV.

Il mattino seguente la bufera si placò , ogni tanto il sole faceva capolino e guardando la montagna ci accorgemmo che i boati sentiti distintamente il giorno prima erano dovuti alle numerose valanghe cadute

le valanghe sul versante aquilano del gran sasso

 

turbina in azione

Finalmente arrivò la turbina. Erano le 12. L’incubo sembrava essere finito.

Seguirono i giorni di angoscia e di dolore per Rigopiano e per Ortolano, arrivò la batosta dell’elicottero caduto sopra a Lucoli, era il 24 gennaio.

 

 

Nel frattempo la strada provinciale 17 bis, nelle due diramazioni Campotosto e Campo Imperatore , rimaneva chiusa, malgrado lo scioglimento delle nevi , fino ai primi di maggio.

Una serie di eventi, solo in parte dovuti alla forza della Natura, che scatenarono infinite critiche al sistema di protezione e di prevenzione della Regione Abruzzo e di tutti gli Enti preposti.

Si partorì così un topolino: la carta delle valanghe per l’intera Regione (dimenticata da anni in un cassetto) e per la zona dell’aquilano anche l’acquisto di una nuova fantasmagorica Turbina da 500.000 euro. Soldi presi dall’ennesima rimodulazione del piano di investimenti destinati al rilancio del Gran Sasso, ma la cui custodia sarà affidata al Comune di Castel del Monte.

Nella realtà anche un’altra azione fu prevista: la 17bis è stata affidata all’Anas, ma solo sulla tratta Bazzano – Assergi fino al casello A24, in modo da poter garantire la sicurezza dei centri abitati, lasciando però il collegamento con Fonte Cerreto in mano alla Provincia, mai come ora disastrata e senza un Euro. Confermando in qualche modo che quella strada avrà dei seri problemi durante il prossimo inverno.

#SaveGranSasso attraverso la sua Associazione Progetto Montagna è stato l’unico a presentare delle osservazioni alla “Carta delle Valanghe”, l’unica Associazione ad esser presente a tutte le riunioni per capire meglio di cosa si trattasse e soprattutto per far capire meglio le caratteristiche orografiche del nostro territorio, le nostre pecche, le nostre negligenze e le possibili soluzioni.

Da allora, complice la bella stagione, poco, troppo poco, si è parlato di questi problemi, e oggi a soli 50 giorni dall’inizio delle possibili nevicate e relativi disagi, ancora non sappiamo quale sia il sistema di PREVENZIONE e di PROTEZIONE previsto per le nostre zone.

Esistono mezzi e sistemi complessi per rendere sicuri questi luoghi, non tutti li conoscono, non tutti sanno cosa sia una bufera di neve o una valanga, cosa fare e cosa non fare.

Temiamo per il Gran Sasso, per Campo Imperatore e per tutto il sistema economico e sociale ad esso collegato.

Bisogna correre per trovare delle soluzioni che possano mettere al sicuro le zone interne montane e per evitare che siano dimenticate, per l’ennesima volta.

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

 

L’eccellenza violentata

di Giorgio Fioravanti

Le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio, un prodotto tipico che va ben oltre un presidio slow food, che va al di là di un semplice legume, che racchiude in sè una tradizione decennale fatta di aggregazione, di identità, di passione e che caratterizza uno dei Borghi più suggestivi del nostro Paese.

Questa favola, ridotta quasi ormai a un lontano ricordo, oggi rischia di sparire del tutto a causa della miopia, dell’ottusità, del menefreghismo e dell’inconcludenza degli enti interessati i quali hanno volutamente ignorato e sottovalutato i problemi degli agricoltori con i loro disperati appelli.

L’Associazione Produttori della Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, in questi giorni di “festa nel Borgo, ha lanciato un forte grido d’allarme, un appello che sembra addirittura non essere stato gradito, forse per paura di ritorsioni, persino dalla stessa amministrazione comunale.

Quì sulla destra potrete leggere il volantino affisso dall’Associazione presso coloro che hanno appoggiato l’iniziativa.

Ci chiediamo come sia possibile che  un’Associazione che, col sudore del lavoro nei campi, dona prestigio e valore sia a una Comunità che, soprattutto, a uno dei brand (potenzialmente internazionali) più importanti di un “piccolo” paese, venga considerata dalla stessa amministrazione locale più come un peso, una scocciatura piuttosto che come una delle principali risorse da sostenere contro tutto e tutti;

lasciar lottare da sola una piccola Associazione contro i vari Golia non fa onore proprio a nessuno.

Questo triste ed inevitabile (se le istituzioni continueranno ad operare in questo modo) epilogo di un’eccellenza locale è frutto di un’agghiacciante e scriteriata follia avvalorata da talune scuole di pensiero che preferiscono bandire qualunque tipo di attività umana al posto di un totale rewilding del territorio interessato.

Se è questo, e per taluni lo è davvero, il futuro che si vuole prospettare per uno dei Borghi più belli d’Italia, con tutta la sua storia, mandandolo incontro a spopolazione certa, allora, quantomeno, si evitino frasi ipocrite di difesa delle eccellenze dei prodotti locali e si dica la verità a tutti i soggetti interessati.

Di seguito allego le accorate parole, scritte recentemente su un social network, del nostro attivista Fausto Tatone sullo stesso argomento:

“Ricordo ancora quando ero piccolo: passavo i 4 mesi estivi a Santo Stefano di Sessanio. Mio padre e mio madre hanno li le loro origini.

C’erano dei giorni di festa, tutti partecipavano alla raccolta delle lenticchie. Quelle macchine enormi riuscivano a fare tutto in un battibaleno , erano le prime mietitrebbie. Poi si andava tutti all’aia per l’essiccatura e la pulizia, tassativamente riservata alle donne anziane che mettevano il tutto sopravento per togliere le prime foglie già secche, poi a mano, con il setaccio e un’infinita pazienza, toglievano gli ultimi sassolini. C’era sempre il sole e tutto il paese era riunito , con i turisti, in una “tradizione” che sembrava destinata a durare all’infinito.

Arrivava,poi , il primo sabato di settembre. La Festa. Tutti a cucinare , ad aiutare le anziane in quei mille piccoli gesti inimitabili e a cercare di apprendere le ricette più antiche. A noi, piccolini, toccava sempre ripulire i tavoli, ma eravamo contenti così, eravamo dei piccoli agricoltori che crescevano ignari di non poter mai coltivare la propria terra.

Alcuni coppi , proprietà di famiglia, sono ancora lì, affidati a pazienti, bravi e inossidabili coltivatori, ma da allora le cose sono cambiate, tanto, troppo.

La mia famiglia riceveva in cambio dell’usufrutto alcuni sacchi di quel prezioso legume che nel tempo sono diventati uno, poi un sacchetto, poi un sacchettino, poi…. due manciate sufficienti a malapena per passare un degno Natale in famiglia.

Questa è la storia della lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, vista da me, ignaro per tanto tempo di c’ho che stava accadendo a quella meravigliosa Festa.

Una storia simile a tante altre che ha caratterizzato l’infanzia ma anche l’economia di molti.

Oggi di tutto questo c’è rimasto poco, tutto viene consumato nel giro di 48 ore da migliaia di persone, mentre chi ci ha lavorato per mesi, anni, secoli, non viene considerato da nessuno.

L’urlo raccolto in questi giorni di Sagra , una tra le piu importanti della nostra zona, non puo passare inosservato.
I soliti balzelli di una legge applicata male e vissuta peggio da chi è demandato al suo rispetto, hanno fatto un altro disastro.

Una sconfinata prateria, lasciata alla mercé di una natura che non sa assolutamente trovare da sola l’equilibrio necessario, un equilibrio possibile ma dimenticato in nome della follia.

Quelle praterie di cui tutti si vantano perchè patrimonio europeo ma che vengono considerate come aree limitrofe al “cuore” , che ancora non ho ben capito dove si trovi, hanno bisogno di essere protette, OGGI, ORA, SUBITO.

E il pericolo non è certo l’Uomo che vorrebbe vederle, come me, tornare allo splendore di 20 anni fa.

L’incuria e l’arroganza stanno facendo più danni dello stolto cemento.”

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

 

Contro la memoria corta

Business Plan approvato dalla Giunta l’8/06/2017

di Fausto Tatone

Proviamo a fare un po’ di ordine, ecco cosa c’è che non va:

L’8/4/13 il Cipe, seguendo pedissequamente quanto previsto dalla legge 39 del 28/4/09 destina 15 milioni al Gran Sasso e 9 milioni alla promozione turistica del cratere.
Il 2/2/14 l’Usra gira la prima tranche di 9 milioni dei 15 dentro le casse del Comune.
Il 20/3/14 viene approvato il business plan per il rilancio del Gran Sasso da parte del Consiglio Comunale. C’è Montecristo ma non c’è la Fossa di Paganica con il collegamento.
Il 31/7/15 con delibera di Giunta viene emanato un avviso ricognitivo per una possibile privatizzazione. Un avviso di cui non si è saputo più nulla, completamente inutile visto che se fosse entrato un “privato” non sarebbe stato possibile investire soldi “pubblici”.
Il 20/12/15 malgrado sulla delibera Cipe sia ben evidenziato che i soldi potranno essere utilizzati solo per il Gran Sasso, la Giunta Comunale destina 1,6 milioni al salvataggio di 5 istituzioni culturali della città. Quindi i 9 milioni diventano 7,4.

I fondi per le 5 Istituzioni

Il 21/3/16 il Consiglio Comunale è costretto a rimodulare il Business Plan perché i soldi non bastano , si tolgono da Montecristo, riducendo la capacità dell’unico impianto previsto. Da Cabinovia si passa a una Seggiovia (????).
L’8/6/17 con delibera di Giunta si tolgono altri 0,4 milioni dalle risorse per destinarle all’acquisto di una turbina, i milioni da 7,4 diventano 7. Nella stesso documento si approva un maggiorazione di costi per l’Ostello da 700mila a 1,1 mil.

La Delibera di Giunta

Dopo quanto sopra in cassa del CTGS dovrebbero esserci 7 milioni a malapena sufficienti per pagare la sostituzione della seggiovia Fontari (costo 7,070 mil).

Su 9 milioni erogati al comune e poi girati a CTGS rimane ancora da appurare quanto sia rimasto effettivamente in cassa del CTGS perché dopo una stagione disastrosa come quella passata con gli incassi vicini allo ZERO e con le spese schizzate alle stelle per la gestione diretta delle strutture (prima volta) non si capisce come possono essere state liquidate le obbligazioni contratte con i fornitori e con il personale stagionale.

Ai 15 milioni di cui sopra che per il momento sono diventati forse 7, nei vari giochi delle tre carte, si aggiungevano altri 2 finanziamenti per arrivare a 20 milioni, del tutto teorici. Il primo di 2,5 milioni di vecchi fondi par-fars destinati alle Fontari, di cui non se ne ha più notizia (e ne chiediamo spiegazioni) , e il secondo di 3 milioni assegnati da una legge regionale alla costruzione della cabinovia di montecristo ora divenuta seggiovia, ma che ora non basteranno più viste le varie rimodulazioni di cui sopra e non possono essere sfruttati per altre opere..

Dal 2/2/14 , giorno in cui sono arrivati 9.100.000 di euro dentro le casse del comune, a oggi sono passati 1247 giorni.

SONO STATI SPESI A MALAPENA 500.000 EURO PER IL GRAN SASSO.

Rimane molto amaro in bocca perchè con 15 milioni per le strutture e 9 milioni per la promozione turistica (dove sono?) oggi potevamo essere una seconda Livigno (zona franca compresa). Abbiamo perso troppo tempo, veramente troppo e qualche milioncino di troppo.

Forse noi di #SaveGranSasso abbiamo un diverso concetto di RILANCIO DELL’ECONOMIA.
Per il resto don’t worry, be …. no, happy proprio no.

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

Turisti Non Per Caso (Seconda Parte) : L’Eredità

Foto 1

di Fausto Tatone

Un viaggio nel mondo della promozione turistica abruzzese per cercare di capire a che punto si trova lo stato dell’arte, chi sono gli attori, cosa è stato fatto finora e cosa è previsto per il futuro.

Questo capitolo , intitolato appunto “l’eredità”, è dedicato alla nuova Amministrazione della Città. Un “Punto Nave”, lo chiamerebbero i marinai, dal quale ripartire, speriamo seriamente questa volta.

Cosa eredita il nuovo Sindaco dal vecchio, turisticamente parlando?

Di cose sul turismo aquilano se ne sono sentite tante…. specialmente negli ultimi mesi.
Ma come siamo messi realmente ?
Il percepito della popolazione corrisponde a verità?
Quali sono le potenzialità reali della nostra zona?
Cosa si è fatto fino ad oggi?

Queste sono solo alcune delle domande che ci siamo posti per non cadere nel tranello dei discorsi da bar, spesso orientati al pessimismo cosmico o a un ingiustificato ottimismo.

Abbiamo trovato molte risposte in tanti studi condotti da Istat, da Cresa, da Unioncamere e da tante altre società pubbliche/private che si occupano di statistica. Ma alla fine ne abbiamo scelto uno, per non annoiarvi troppo con numeri e percentuali, che riesce in pochissimi grafici a descrivere un panorama molto complesso, se analizzato nelle sue mille sfaccettature.

Una ricerca che analizzata solamente i 115 Comuni Italiani Capoluoghi di Provincia, tagliando di netto tutte le possibili contaminazioni create dai territori limitrofi, a volte raggruppati in gruppi omogenei tipo mare, montagna, citta d’arte, laghi etc., che non rispecchiano esattamente la suddivisione politica della nostra penisola e con essa le relative scelte economiche e sociali locali.

Il titolo è “Osservatorio Nazionale Spesa Locale e Turismo Sostenibile” il cui obbiettivo è quello di produrre una “classifica dei comuni più sostenibili turisticamente in relazione alla spesa pubblica locale”.

Paroloni che, in sintesi, riassumono chi ha le potenzialità per attrarre turismo e chi no, in base alle scelte delle Amministrazioni.

Dov’è L’Aquila?

  • Nella classifica relativo del 2015, ultima disponibile, si trova al 114° posto su 115 (foto 1).
  • Nei raggruppamenti (cluster) si trova tra “i Comuni con deboli dinamiche economiche e           sociali che presentano debolezze strutturali in cui si stenta a far decollare il turismo” (foto 2 e foto 3).
  • Ne deriva un grafico riepilogativo (foto 4) che lascia pochissimo spazio ad interpretazioni fantasiose. In compagnia di Teramo e Chieti e di molte altre città del Sud, L’Aquila è nel quadrante più critico, basso indice di bilancio, basso indice globale.

Un panorama fosco, sicuramente, dove risulta lampante e indiscutibile che L’Aquila, con l’Abruzzo intero, ha bisogno di una grande cambiamento di strategie da concordare con tutto il territorio. Ma più di ogni altra cosa emerge la necessaria, urgente e indispensabile azione dei Governi locali.

Poco possono fare gli imprenditori privati attivi nel settore turistico ai quali viene chiesto continuamente di investire per adeguare le strutture ricettive, i servizi e il marketing, se gli stessi non vengono valorizzati e supportati adeguatamente attraverso la Conoscenza , la Competenza e la Spesa Pubblica delle Amministrazioni Locali.

Ci auguriamo che questa stringata pubblicazione possa far accendere una lampadina alla nuova Amministrazione Comunale e con essa all’intera Città.

Il Turismo è un bene di tutti e per tutti, prima sociale poi economico, chi pensa sia solo un settore del sistema produttivo non è figlio dell’economia moderna.

#ProgettoMontagna

#SaveGranSasso

Credits: Bruno Trentin Associazione per Ente Bilaterale Nazionale per il Turismo, Provincia di Rimini, Unione Province d’Italia.
FONTE

Foto 2

Foto 3

Foto 4

 

Ente Parco, questo sconosciuto…

Ecco perché il Parco non riaprirà più gli infopoint, non si occuperà più di promozione turistica, non stamperà più materiale pubblicitario.

Chiudere la partita iva che consentiva tutte le attività non inerenti la mera protezione della natura è una delle scelte più infelici, insensate e deludenti che questo Ente potesse portare a compimento.

I territori hanno bisogno di PROMOZIONE , per i prodotti locali, per le ricchezze naturali, per farsi conoscere dal mondo turistico e per poter finalmente far “campare” i propri abitanti.

Chiudere le attività di promozione è l’esatto opposto di quanto previsto dalla modifica delle legge 394/91 appena approvata dalla Camera, che prevede una maggiore autonomia economica degli Enti Parco mettendoli in condizione di produrre ricchezza principalmente attraverso il Turismo.

Ieri da Fonte Cerreto sono passati migliaia di turisti… confermando che la porta principale del parco è proprio questa servita dalla comoda uscita ASSERGI dell’autostrada A24. L’unica ad essere cosi vicina al sistema di collegamento pedemontano rappresentato dalla SS17bis che collega la maggior parte delle cime e dei borghi.

Neanche a ferragosto ho visto tanta gente e siamo appena a giugno.

Il turismo montano si sta contrapponendo alla velocità della luce a quello balneare, ma in pochi hanno saputo leggerne tempi e modalità.

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

 

Finalmente qualcosa di nuovo


di Fausto Tatone

Finalmente qualcosa di nuovo.

Manca ancora un passaggio al Senato, ma la strada sembra in discesa.                                                 La modifica alla legge 394 del 1991 , quella che ha istituito le aree protette in Italia, viene rivista e corretta. Nel nuovo testo si da molta più importanza alle comunità locali e alla crescita economica.                                                                                                                                                                  Due valori molto cari a #SaveGranSasso che da 3 anni conduce un dura battaglia proprio a riguardo.

Tra le novità l’Ente gestore dovrà dimostrare di “produrre ricchezza” a beneficio immediato della gestione delle aree protette ma anche per le popolazioni locali.

Ad oggi sono pochissimi i Parchi virtuosi in materia, ma, anche se in netta minoranza, hanno dimostrato che si può creare ricchezza ecosostenibile a vantaggio di tutti. Su tutti spicca il Parco Nazionale delle Cinque Terre che a fronte di 2 milioni di contributi statali ne produce 12 direttamente e almeno il quadruplo con l’indotto.

Basta quindi allo sperpero di risorse pubbliche con il falso pretesto della protezione della natura.

#SaveGranSasso e #ProgettoMontagna si augurano , alla luce dei nuovi provvedimenti, che l’Abruzzo cominci un nuovo cammino a favore della tutela integrale della natura tenendo conto delle esigenze delle popolazioni locali oramai stremate e costrette all’esilio.

I recenti tragici avvenimenti che hanno coinvolto i nostri territori hanno messo in evidenza le criticità dovute all’abbandono e allo spopolamento di queste aree, che al contrario dovrebbero essere tutelate da un sistema che fino ad oggi non ha funzionato affatto.

L’agricoltura, l’allevamento, le tradizioni e con essi la promozione turistica sono dei valori fondamentali da proteggere, da custodire e da tramandare al prossimo per rendere l’uomo più responsabile ed ecologicamente più sostenibile.

#SaveGranSasso

#Progetto Montagna

ALLEGATO: Le dichiarazioni del Ministro Galletti