C’era una volta Assergi…

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Quattro alimentari, due macellerie, una tabaccheria, questo era Assergi: un piccolo paesotto che ‘aveva tutto’ e garantiva una buona qualità della vita.

Non è colpa del terremoto stavolta: nel 2009, prima dell’ora X che ha diviso in due le nostre vite, si registrava già un profondo spopolamento della zona, che ha portato anche ad una riduzione repentina delle attività rurali, diminuite a vista d’occhio.
La popolazione tra il 1991 e il 2012 ha registrato uno spopolamento che sfiora il -14%. I dati sono dell’Atlante socio economico delle aree protette.

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Aree protette vuol dire anche vincoli pesanti per l’uomo e per le attività. E Assergi, in questo caso specifico, è un’area protetta perché dal 1995 si trova nel territorio del Parco, ente istituito in quell’anno.
“Se devi fare un orto lo devi fare come dice il parco, ma con i soldi tuoi. Se vuoi recintarti una terra lo devi chiedere al parco tramite un progetto, a carico tuo” – ci spiega un anziano del posto -. “Non dimentichiamo, poi, che i progetti per anni restano in valutazione negli uffici del parco e il tempo passa e noi restiamo fermi”.
Nel secondo schema della tabella vengono messi a confronto i dati  sulla ricchezza pro capite prodotta dai comuni dentro e fuori il Parco: 9630 euro per chi vive all’interno dell’area protetta (natural capital based) in Abruzzo e  11,701 per chi è fuori (not natural capital based).

Interessante l’inversione in Val D’Aosta e Piemonte.
Probabilmente in alcune regioni del Nord i Parchi hanno interpretato il territorio. Ci sono enormi zone fuori dall’area protetta dove si fa turismo e c’è sviluppo, come ad esempio in Trentino dove abbiamo la cattiva abitudine di immaginare i posti incantevoli del Trentino come se fossero un grande parco, invece non è così.
Un altro dato significativo, e che abbiamo sotto gli occhi, è che il 44% del territorio del Comune dell’Aquila è nell’area protetta del Parco. I vincoli dell’Ente in questi giorni stanno facendo arrabbiare i tanti allevatori della zona costretti a riportare a valle gli animali al pascolo entro il 31 ottobre, data in cui la Forestale comincerà a multare chi avrà ancora animali nei pascoli del Parco Nazionale del Gran Sasso Monti della Laga, nonostante l’erba sia ancora verde e abbondante. Gli allevatori del territorio hanno chiesto una proroga di un mese per la monticazione, vale a dire la libertà di pascolare in montagna per mucche, pecore e cavalli, costringendoli a nutrirli con il fieno. “Il nostro lavoro non è tenuto in considerazione”- hanno detto in coro durante un presidio fuori l’Emiciclo.
Oltre ai vincoli del Parco la zona fa i conti con la direttiva europea che trasformerebbe il territorio in una vera e propria riserva. Si tratta di Natura 2000, una rete di siti di interesse comunitario (SIC), e di zone di protezione speciale (ZPS) creata dall’Unione Europea per la protezione e la conservazione degli habitat e delle specie, animali e vegetali, identificati come prioritari dagli Stati membri dellUE.
In Abruzzo questi siti sono stati imposti nel 1992, quasi in concomitanza con la nascita del Parco, sulla base di uno studio fatto dal Cai dieci anni prima. I Sic non possono trovarsi dove l’ambiente non è recuperabile, questo lo dice l’Unione Europea. Quindi cosa ci fanno in zona Villetta, Montecristo e Fossa di Paganica che sono ‘colate di cemento’?
Con quale criterio è stato individuato il 32 % del territorio abruzzese per imporre i Sic? Perché risulta impossibile declassare o spostare un Sic?
Una ‘nuova riperimetrazione’ permetterebbe a diverse frazioni, da Arischia ad Assergi, di rimanere porte d’ingresso del Parco e svolgere le tipiche attività rurali e manutenere il territorio. Questa sarebbe una spinta per contrastare lo spopolamento e incentivare il turismo con attività ricettive, sportive e culturali che troverebbero nello sci o nel trekking un traino importante, ma che rischiano di essere fortemente limitati.

FONTE: ILCAPOLUOGO.IT

(http://www.ilcapoluogo.it/2016/10/28/resistere-nel-parco-cera-una-volta-assergi/ )

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Parco, Allevatori e Politici; Nessun Futuro.

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                                                                                                                                                      di Giorgio Fioravanti

 

Che tra i soggetti citati nel titolo, ai quali aggiungo anche il cittadino in generale, c’è, da sempre,  a dividerli una distanza incolmabile è cosa arcinota ma ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni va oltre ogni limite di sopportazione e di decenza.

Il Parco, proprio nei giorni in cui apprendiamo essere sul mirino della Corte dei Conti                           ( http://assergiracconta.altervista.org/archivioNews.php?page=1&id=12452 ) si schiera apertamente contro gli allevatori che chiedono a gran voce, mediante vive proteste fuori il palazzo dell’Emiciclo, una proroga alla “monticazione” (la possibilità di pascolare in montagna, mucche, pecore e cavalli) oltre la scadenza del 31 ottobre poiché, grazie al clima ancora favorevole, nei pascoli del Parco Nazionale Gran Sasso Monti della Laga l’erba è ancora verde e abbondante.

Le motivazioni del parere negativo dell’Ente Parco insisterebbero su un sovraccarico del  bestiame, non compatibile con l’equilibrio dell’ecosistema. Guardacaso le stesse motivazioni che vengono urlate dalla solita serie di associazioni iper-protezioniste.

Peccato però che tali giustificazioni non tengono, abilmente, conto di una serie di aspetti fondamentali che ribalterebbero la realtà della situazione e sono proprio gli allevatori, gente che vive di allevamento e che frequenta e conosce ogni angolo del Gran Sasso da molto prima che l’europa cominciasse ad emanare diktat mediante direttive comunitarie,  a dirci quale sia il nocciolo del problema; l’allevatore  Gino Guetti spiega che  la percentuale di bestiame per ettaro non tiene conto del fatto che, negli anni, si è ristretta, di parecchio, la superficie pascolabile a causa del moltiplicarsi, in modo indiscriminato e immotivato, dei Siti di Interesse Comunitario dove il pascolo è proibito. La realtà di Guetti descrive, ad oggi,  un numero di 10.000 pecore sotto costante attacco della fauna selvatica, nello specifico da 3.000 lupi, specie protetta e che sta proliferando, quando, invece, anni fa si contavano più di 300.000 pecore e soli 300 lupi.

In tale scenario come si inserisce la politica regionale? Che tipo di messaggio, di azione e risposte danno coloro che sono strapagati anche con le tasse degli allevatori?

Sembrerebbe che l’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe da un mese non risponda affatto alle loro richieste ( http://www.abruzzoweb.it/contenuti/regione-la-rabbia-degli-allevatori-del-gran-sasso-c-e-ancora-erba-in-montagna-fateci-pascolare-/612561-268/ ) mentre invece assistiamo, sempre in questi giorni e sempre dalla maggioranza in Regione, a quanto realmente contino per loro i cittadini che abitano a ridosso del massiccio del Gran sasso e che creano sostentamento e lavoro con esso.

Sto parlando della mancata approvazione del progetto di legge 233/2016 denominato Istituzione Rete Escursionistica Alpinistica Speleologica Torrentistica Abruzzo (REASTA); una legge che nella stesura, discussione e implementazione ha visto coinvolte tutte le maggiori compagini politiche presenti nel Consiglio Regionale (dal MoVimento 5 Stelle a Forza Italia), una sorta di miracolo trasversale con un epilogo disarmante. Già perché il motivo, UFFICIALE, del mancato inserimento all’ordine del giorno è una lesa maestà da parte del consigliere aquilano Pierpaolo Pietrucci e dal consigliere Luciano Monticelli nei confronti dell’assessore Donato Di Matteo il quale, avendo la delega alla montagna e rivendicando il diritto di dover essere a conoscenza del provvedimento, ne ha bloccato la sicura approvazione.

La solita vecchia storia, il cittadino (che sia esso un allevatore o una guida alpina) vessato da vincoli, decisioni che gli cadono sulla testa e da beghe di vecchia politica stantìa, contro gli Enti che lottano solo ed esclusivamente per la loro sopravvivenza  e che passeggiano allegramente sui cadaveri dei contribuenti permettendosi, di tanto in tanto, anche qualche sgarbo istituzionale.

Tanto a rimetterci non saranno mai loro.

Osservazioni alla V.A.S.

(di Luigi Faccia)

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Come già annunciato dalla nostra Associazione, il 9 ottobre via mail ed il 10 ottobre c/o il protocollo della Regione Abruzzo, sono state presentate le Osservazioni al procedimento di Valutazione Strategica Ambientale del Piano del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

E come promesso, sempre nella stessa occasione, le rendiamo pubbliche, nello spirito della più ampia trasparenza e di una precisa informazione verso i cittadini del Comune dell’Aquila.

Le osservazioni sono quattro e vanno ad interessare vari aspetti della procedura di VAS ed in particolar modo si pone l’accento su due aspetti fondamentali.

Il primo è la mancata perimetrazione del P.S.T. (Piano d’Area del Gran Sasso Aquilano) sulla cartografia di Piano allegata alla V.A.S. compresi gli interventi in esso previsti che risultano, così, artatamente esclusi da ogni corretta valutazione. Ciò appare in netto contrasto con la pianificazione e programmazione regionale e determina disparità di trattamento dello stesso P.S.T. rispetto a tutti gli altri Piani di pari livello che sono, viceversa, riportati ed analizzati nel Rapporto Ambientale.

Il secondo e non per importanza, è l’aver perimetrato le aree di massima tutela (“Zona A”) con un mero criterio “topografico”, ovvero tracciandone i confini lungo curve di livello predefinite (2100 mt.), senza fare una seria valutazione dei fattori antropici, vegetazionali, faunistici, geomorfologici, climatici, paesaggistici, indispensabile rispetto alle finalità stesse della V.A.S. ed al conseguente obiettivo primario di perseguire il superiore interesse pubblico nella relativa pianificazione. Questa bizzarra operazione ha fatto sì che il Monte Scindarella e Monte S. Gregorio rientrassero nella Zona A di massima tutela della nuova Zonazione proposta, proprio dove, per pura combinazione, è previsto l’arrivo dell’impianto di collegamento con la Fossa di Paganica.

Lasciamo i commenti ed il giudizio ai cittadini della città capoluogo.

Di seguito si allegano le 4 osservazioni complete inviate alla Regione;

 Premessa.

Si segnala che la procedura di Valutazione Ambientale Strategica avviata dalla Regione Abruzzo sul Piano del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, risulta formalmente viziata in ragione del fatto che essa deve azionarsi, di norma, nel corso della formazione dello strumento di pianificazione – allo scopo di far concorrere i soggetti competenti e, più in generale, le popolazioni interessate alla valutazione delle scelte ed ai possibili impatti – e non, invece, alla fine del processo stesso.

Detto, quindi, della anomalia procedurale segnalata e della conseguente inefficacia del procedimento, si rileva, in via generale, la incompletezza – che ne deve determinare anche il carattere di “irricevibilità” – del Rapporto Ambientale predisposto dalla Regione che non consente valutazioni di merito sia in relazione agli elaborati cartografici – in scale e con rappresentazioni inadeguate – sia in relazione all’apparato normativo eccezionalmente confuso.

Il contenuto delle seguenti osservazioni è centrato, principalmente, sull’equivoco che si intende costruire in relazione al Piano d’Area del Gran Sasso aquilano.

Il “Progetto Speciale Territoriale per l’area di particolare complessità Scindarella – Monte Cristo” è stato adottato con Delib. G.R. n.6437 del 28 dicembre 1995, adeguato alle osservazioni a seguito del parere C.R.T.A. n.3/E del 30 luglio 1997 e rielaborato nella stesura definitiva dopo la Conferenza dei Servizi del 3 marzo 2003, convocata ai sensi dell’art.6 bis della L.R.18/83, nel corso della quale è stata stipulata la relativa intesa tra Regione Abruzzo ed Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Il Piano è stato quindi adeguato – con la sostituzione delle tavole 3.1, 3.2, 3.3, 3.4, 3.5, 3.6 e 3.7 con la planimetria generale in scala 1:10.000 e delle Norme Tecniche di Attuazione – e successivamente approvato.

In seguito al completamento della procedura di Valutazione di Incidenza, richiesta dall’articolo 6 della Direttiva 92/43/CEE su detto Piano d’Area, il Consiglio Regionale con deliberazione n.135/5 del 18 maggio 2004 lo ha approvato per quanto di competenza; infine, il Consiglio Comunale dell’Aquila, con deliberazione n.46 del 6 maggio 2005 ha recepito il Progetto Speciale Territoriale e contestualmente ha dato atto che esso costituisce “Variante al Piano Regolatore Generale”.

Relativamente alle previsioni legate allo sviluppo per le infrastrutture a servizio del turismo montano, il P.S.T. prevede, sostanzialmente, la razionalizzazione del sistema di impianti a fune esistenti nelle stazioni di Monte Cristo, Fossa di Paganica e Campo Imperatore, verso un loro ammodernamento e collegamento funzionale; ciò con il dichiarato duplice obiettivo di integrare il sistema di trasporti verso le aree turistiche in quota mediante impiego di sistemi ad elevata sostenibilità ambientale e di determinare un sensibile rilancio – atteso da decenni – delle attività turistiche e ricreative destagionalizzate e di quelle connesse agli sport invernali.

Osservazione n°1.

Le cartografie di Piano allegate alla V.A.S. non riportano il perimetro del suddetto P.S.T. (Piano d’Area del Gran Sasso aquilano) né gli interventi in esso previsti che risultano, così, artatamente esclusi da ogni corretta valutazione. Ciò appare in netto contrasto con la pianificazione e programmazione regionale e determina disparità di trattamento dello stesso P.S.T. rispetto a tutti gli altri Piani di pari livello che sono, viceversa, riportati ed analizzati nel Capitolo 3 del Rapporto Ambientale.

Eppure i redattori del Rapporto Ambientale non possono non essere a conoscenza che l’area in questione è un’Area di particolare complessità (art. 6 della normativa del vigente P.R.P.), così come indicato nella cartografia (Tav. 29) a pag. 23 del Rapporto, per la quale è stato redatto e approvato uno specifico Piano d’Area, come detto, vigente a tutti gli effetti previa sottoscrizione di apposita intesa tra Regione Abruzzo ed Ente Parco avvenuta nel 2003.

Si richiede, pertanto, di inserire integralmente il Piano d’Area del Gran Sasso aquilano nella zonizzazione del Piano del Parco e nella relativa documentazione di V.A.S.

Osservazione n°2.

Per quanto in premessa si riscontra una inammissibile confusione sul piano normativo, in particolare nei seguenti punti:

pag. 12 zone d)

Opere e manufatti: nelle zone d) sono ammessi gli interventi consentiti dagli strumenti urbanistici comunali vigenti, purché recepiti dal Piano del Parco e dalle varianti o dai nuovi strumenti approvati d’intesa con l’Ente Parco, previo espletamento della procedura di cui al titolo III

pag. 15 zone d3)

La formazione o la revisione degli strumenti urbanistici tiene conto delle indicazioni del Piano pluriennale economico e sociale e dell’indirizzo generale di Piano del Parco di limitare al massimo forme di utilizzazione turistico-ricettiva del suolo che non comportino il riuso del patrimonio edilizio esistente con particolare riferimento a quello storico.

pag. 15-16 zone d5)

Bacini sciistici

sono le aree, sottese agli impianti sciistici indicati nell’elaborato di organizzazione territoriale del Parco, oggetto di specifici Progetti territoriali, definiti o da definirsi tramite intese tra Ente Parco e Regione Abruzzo. Fino alla stipula delle intese i bacini sciistici sono definiti come stabilito nelle deliberazioni dell’Ente Parco e nel loro ambito valgono le determinazioni contenute nelle suddette deliberazioni

Ed infine:

Norma transitoria

fino all’approvazione definitiva del presente Piano del Parco restano in vigore le misure di salvaguardia riportate nell’allegato A) del Decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 1995, istitutivo dell’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Le intese relative agli strumenti urbanistici generali ed esecutivi, ai piani di dettaglio di iniziativa diretta dell’Ente, o ai progetti territoriali di cui ai titoli II e III possono essere stipulate subito dopo l’approvazione del Piano del Parco da parte del consiglio direttivo.

Si richiede, pertanto, di inserire integralmente il Piano d’Area nella zonizzazione del Piano del Parco e nella relativa documentazione di V.A.S., specificando in normativa che valgono i regimi d’uso e d’intervento in esso previsti rispetto ai quali, ove si ritenesse ammissibile la procedura di V.A.S. in corso, si valuteranno i loro effetti considerando il relativo impatto come uno “stato di fatto”.

Osservazione n°3

Nella relazione di sintesi del Rapporto Ambientale, a pagina 16, viene fatto un esplicito riferimento alla mobilità sostenibile all’interno del Parco senza tenere nel minimo conto le opportunità offerte dal sistema di impianti a fune previsto nel P.S.T. vigente che consentirebbe un collegamento diretto tra le aree a bassa quota (Monte Cristo e Fonte Cerreto) con quelle di accesso a Campo Imperatore, riducendo quasi a zero l’uso della viabilità su gomma e, conseguentemente, le emissioni atmosferiche ed acustiche verso alcuni tra i più sensibili recettori segnalati dalla Rete Natura 2000.

Si richiede di prendere formalmente atto della necessità ed opportunità di realizzare la rete di impianti di trasporto a fune prevista nel vigente Piano d’Area quale unica alternativa sostenibile ai trasporti su gomma verso le aree turistiche in quota.

Osservazione n°4

Non risponde ad alcun principio urbanistico né ambientale l’aver perimetrato le aree di massima tutela (“Zona A”) con un mero criterio “topografico”, ovvero tracciandone i confini lungo curve di livello predefinite. Ciò è incompatibile con una seria valutazione dei fattori antropici, vegetazionali, faunistici, geomorfologici, climatici, paesaggistici indispensabile rispetto alle finalità stesse della V.A.S. ed al conseguente obiettivo primario di perseguire il superiore interesse pubblico nella relativa pianificazione.

Si richiede di riproporre criteri sostenibili di perimetrazione delle aree di massima tutela, adeguati all’obiettivo essenziale di perseguire ogni superiore interesse pubblico compatibilmente con le azioni di tutela e salvaguardia dell’ambiente naturale.

Per quanto sopra si fa riserva di impugnare nelle sedi opportune l’intero procedimento di Valutazione Ambientale Strategica avviato dalla Regione Abruzzo.

Non Uccidete i Popoli Di Montagna!

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Che si debba accettare che il modello di vita imposto dalla nostra società civile negli ultimi decenni, insieme alle difficoltà economiche, possano determinare un lento spopolamento delle aree interne dell’Appennino Centrale, è nella consapevolezza dei nostri popoli di montagna.

Il fatto, però, che questo fenomeno debba essere guidato e governato da parte di chi è interessato al mantenimento delle sue comode poltrone molto più che alla cura dell’ambiente naturale, non può più passare inosservato.

Invitiamo tutti a leggere il programma del movimento europeo “Rewilding Europe” che prevede, per i nostri territori montani, l’obiettivo primario e dichiarato del loro abbandono a favore del ripristino di una naturalità dei luoghi – completamente privi di uomini – che sia a servizio dei piaceri turistici di chi, da ogni parte dell’Europa, voglia venire a visitarli.

Dietro tali politiche perfide e vigliacche si muove silenziosamente il sistema italiano dei Parchi, anch’esso preoccupato del mantenimento delle proprie posizioni di potere più che della salvaguardia del territorio.

Ne è testimonianza chiara quanto efficace il fatto che in questi giorni si stia portando alla approvazione definitiva il Piano del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (che tra pochi anni sarà unito con quello dei Monti Sibillini e della Majella nonché con il Parco Regionale del Velino – Sirente) nell’assoluto disinteresse degli enti che dovrebbero avere a cuore la storia, le tradizioni e soprattutto il futuro dei nostri popoli di montagna che così poco contano in termini elettorali, ma che tanto sono determinanti per la vita di questi territori.

Questo Piano, che se approvato senza modifiche, porterà per decenni ad abbandonare ogni speranza di rilancio turistico ed economico dei nostri territori, elude qualsiasi riferimento alle forme di sviluppo turistico sostenibile, pur se già inserite all’interno di strumenti di pianificazione (regionali e comunali) vigenti, ma completamente ignorati.

Perché il Comune dell’Aquila (50% della popolazione del Parco) ed altri enti locali coinvolti in questo processo distruttivo non dicono nulla?

Dov’è la coerenza del Piano del Parco proposto con il tanto sbandierato Piano Strategico del Comune dell’Aquila?

Dov’è la coerenza con il Piano d’area del Gran Sasso Aquilano e con quelli di altre zone della Provincia di Teramo?

Dove sono i riferimenti alle necessità vere dell’agricoltura e della pastorizia nelle quali risiedono le radici della nostra storia?

Questo Piano e soprattutto le politiche regionali, nazionali ed europee che lo sostengono, se non contrastati porteranno alla distruzione delle nostre tradizioni, allo spopolamento totale dei nostri centri montani, all’abbandono del nostro territorio a vantaggio della burocrazia verde, dei ministeriali che giudicano la nostra vita in montagna guardandola in TV, di chi nelle associazioni ambientaliste tradisce i propri iscritti preoccupato del mantenimento della sua posizione più che della salvaguardia della Madre Terra e di chi, amministrando la nostra vita pubblica, sta svolgendo la propria funzione nell’ignavia e nel tradimento.

 

#SAVEGRANSASSO

#SAVEAPPENNINO

#PROGETTOMONTAGNA

Autoreferenzialità

(di Fausto Tatone)

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Sono ormai 40 anni che giro per le montagne d’Abruzzo… 25 anni che ci lavoro e un solo anno che vivo sotto la più bella che c’è.

Leggendo queste due pagine della Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) dell’Ente Parco Gran Sasso M.L. viene da chiedersi se si stia parlando di qualcosa che c’è già oppure che vorrebbero ci sia.

Dove sono esattamente i servizi scritti in questa relazione?

Sembra che abbiano dimenticato che il Parco ha deliberato lo smantellamento delle attività di Accoglienza e Musei nel mesi di Maggio 2016, poco prima che finisse di essere redatta tale relazione. Per averne la conferma basta ricordare ciò che è accaduto questa estate con i punti di accoglienza completamente chiusi e lasciati all’abbandono totale.

Passiamo all’ippovia nel Parco, uno dei più grandi fallimenti dell’era moderna, che mai è riuscita a decollare; ad ascoltare appassionati e addetti del settore non ha alcun senso averla fatta così grande poichè i veri amanti del turismo a cavallo riescono a percorre solo pochi chilometri al giorno e, per la maggior parte di essi, in zone basse e a ridosso di centri abitati. Il perchè è di facile intuizione, pensate a un incontro ravvicinato tra cavallo e cinghiale o lupo, che fine farebbe il fantino?

L’endurance a cavallo comunque, è una disciplina sportiva con dei numeri microscopici ai quali l’attuale crisi economico-finanziaria ha dato la “mazzata” finale. La relazione continua parlando di conversione da ippovia a ciclovia nel 2011 ma la maggior parte dei sentieri, quelli in bassa quota ovvero i più idonei, sono completamente chiusi. La vegetazione senza manutenzione ha formato veri e propri muri oscurando totalmente anche la segnaletica già di per sè inesistente.

I noleggi di mountain bike non sono mai partiti, è stato acquistato un numero esagerato di biciclette ma giacciono ancora incellophanate dentro un magazzino. Si cita, come onorevole vessillo, il “Sentiero Italia” ma la realtà dei fatti racconta che, in almeno 6 tratti della zona aquilana, è praticamente interrotto; immaginiamo che la situazione sia la medesima anche nei tratti appartenenti agli altri Comuni.

Spiace dover essere costretto a contraddire chi ha scritto tale Valutazione, sono persone che conosco e che stimo, ma davanti a strafalcioni di tale imponenza è impossibile tacere. In maggior modo non si può rimanere in silenzio quando tali imprecisioni non possono essere contestate, quando non possono essere oggetto di osservazioni e modifiche.

La V.A.S., valutazione ambientale strategica, è un processo volto, in questo caso, a migliorare la qualità decisionale sul Piano del Parco e ha tra gli obbiettivi anche quello di migliorare l’informazione al pubblico per garantirne la partecipazione. Trascrivere in essa dati non veritieri, parziali o obsoleti vuol dire fuorviare il pubblico interessato

#SaveGranSasso attraverso l’Associazione Progetto Montagna e con l’aiuto di qualificati tecnici nelle materie ambientali e urbanistiche, ha avviato una serie di azioni volte a coinvolgere il pubblico e le Istituzioni direttamente coinvolte dall’entrata in vigore del nuovo Piano del Parco, previsto a breve, affinché si presentino, entro il 10/10/16 le osservazioni previste dalle leggi vigenti.

Ci meraviglia, ci fa male, ci lascia sbigottiti sapere che fino ad oggi nessuno l’ha fatto. Specialmente il Comune di L’Aquila e il Centro Turistico hanno la responsabilità, il dovere, l’etica e il senso civico e morale di farlo per non lasciare i nostri territori in mano a coloro i quali hanno già ampiamente dimostrato , in 25 anni, di non avere assolutamente a cuore il futuro economico e sociale della nostra valle.

Abbiamo a che fare con un’Ente completamente autoreferenziale, lontano anni luce dalla realtà che ci circonda e concentrato esclusivamente a interpretare leggi e leggine scritte su una poltrona distante migliaia di chilometri con l’unico obiettivo concreto di allontanare le popolazioni dai luoghi dove sono nati, cresciuti e dei quali sono innamorati.

Popolazioni mai prese in considerazione, che vedono la propria terra oggetto di sollazzi di turisti tedeschi, francesi e di ricconi nordeuropei che vengono per osservare quanto siamo trogloditi e, possibilmente, se ci scappa, farsi un selfie con un lupo di fianco.

Se per voi tutto ciò è normale…

(Fausto Tatone)

 

A pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca!

Chiameremo con la lettera “A” la prima cartina a sinistra e con la lettera “B” la cartina sulla destra dove è stata inserita una volpe sul Monte Scindarella ma forse inserire uno sciacallo sarebbe stata una scelta più appropriata.

Osservando le due immagini relative alla classificazione delle zone nel Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga (nella cartina “A” troviamo la zonizzazione individuata nel 1999 e nella cartina “B” quella in approvazione del 2016) sembrerebbe che la Natura in 17 anni si sia completamente trasformata; le macchie in verde scuro rappresentano la ZONA A, la Riserva integrale quella dove non è possibile toccare nulla e dove l’uomo è presenza sgradita.

E’ servito solo un rapido approfondimento del piano del Parco, in approvazione, per capire cosa sia realmente successo: invece di individuare le zone con alto pregio naturalistico, come accadde nel 1999 (cartina “A”), si è preferito un metodo più “semplicistico”: individuare una quota. Nel nostro caso quella di 2.100 metri sul livello del mare (Cartina “B”).

Ma per quale motivo si è scelta la precisissima altitudine di 2.100 metri ignorando tutte le altre?

Sappiamo solo che seguendo questo strampalato sistema , che gli altri 19 parchi italiani hanno proprio ignorato, magicamente è comparsa una macchiolina di ZONA A proprio sul MONTE SCINDARELLA (nel punto esatto dove abbiamo inserito la volpe, cartina “B”) dove, invece, nella precedente zonizzazione non era presente (cartina “A”).

Un caso? più che altro sembra un insulto e un affronto, l’ennesimo, nei confronti dei cittadini aquilani che rischiano, sempre con azioni rigorosamente eseguite in sordina, nuovamente di trovarsi ulteriori vincoli allo sviluppo turistico di quella zona.

 

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A confermare la superficialità e la malafede con la quale sono state selezionate le nuove aree c’è l’assurda scelta di tenere al di fuori della zona protetta le Valli del Venacquaro, Maone e parte di Campo Pericoli.  Un mistero che avvolge anche parti vicine a Capo D’Acqua: in quella zona già nel lontano 2000 sparì un S.I.C. e oggi sparisce anche dalla ZONA A.

 

Ci chiediamo, a questo punto, quali siano i reali interessi di chi ha condotto tali selezioni perchè, di sicuro, tra questi non c’è la salvaguardia della Natura.

 

 

1.000 grazie

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(di Fausto Tatone)

Cosa altro dire?

Ieri abbiamo superato ampiamente quota 1.000 sostenitori, su due Petizioni fanno oltre 2.000 firme.

  •  Più di 60 schede, ognuna con 40 firme, sono state controllate e vidimate dai Consiglieri Comunali VOLONTARI facente funzione di autenticatori.
  • Sono stati solo 3 i giorni dedicati ai “banchetti” finora, il 24/9 al mercato, il 30/09 per il Corso, e ieri 2/10 al c.c. Aquilone
  • Ogni giornata è durata circa 8 ore, di media, in totale 24 ore …… 1440 minuti, una media di quasi 2 firme al minuto….considerando il tempo necessario per trascrivere i dati del domucumento di riconoscimento, è pazzesco!
  • Oltre 30 persone ci hanno aiutato direttamente a raccogliere le firme alternandosi sui tavolini (a loro tanto tanto rispetto, specialmente ai più giovani)
  • Non abbiamo mai dovuto illustrare le nostre motivazioni, se non in qualche raro caso, questo significa che siete MOLTO informati!
  • Abbiamo avuto la conferma che ci seguite in tanti, specialmente su Facebook, poco importano i “like” o i commenti lasciati.
  • Per tutti firmare è stato un atto dovuto nei confronti non solo della Montagna ma anche della Città.
  • Qualcuno è anche più informato di noi, specialmente gli Over, che continuano a darci preziosi spunti ripercorrendo le fasi storiche dei nostri territori.

E poi gli Under, i piu giovani, quelli che a volte, ingiustamente, vengono accusati di lassismo ci hanno meravigliato con il loro appoggio INCONDIZIONATO. Loro non conoscono tutte le annose vicende, non hanno perso la pazienza come noi ….. vogliono avere un’OPPORTUNITA’ perché conoscono la ricchezza storica, cultura, economica e sociale del Gran Sasso.

A LORO DEDICHIAMO QUESTO NOSTRO PICCOLO E PARZIALE TRAGUARDO RAGGIUNTO.
GRAZIE DI CUORE A TUTTI VOI
#SaveGranSasso

(FAUSTO TATONE)