Dr Jekyll & Mr Hyde

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Mentre in una conferenza stampa, indetta dal Pd regionale, si fanno rassicurazioni e si danno garanzie sulla realizzazione dei nuovi impianti sul Gran Sasso, nelle stanze del settore ambiente della stessa regione si accettano modifiche integraliste ai Piani di Gestione e Misure minime di conservazione SIC-ZPS. “Si parla dei danni causati dall’espansione dei bacini sciistici. E allora come può essere realizzabile il famoso collegamento Montecristo-Scindarella? Adesso capite le nostre perplessità” – interrogativo posto da Save Gran Sasso dopo la conferenza stampa di ieri in regione.

Appennino Ecosistema in un comunicato annuncia che Le aree protette abruzzesi saranno ancor più tutelate a livello europeo:

“La Regione ha accolto la maggior parte delle proposte delle Associazioni ecologiste in merito alle “Misure di conservazione per la tutela della Rete Natura 2000 dell’Abruzzo”.
“Le aree protette a livello europeo devono ricevere dalla Regione forme di tutela certe e scientificamente fondate”. Questa, in estrema sintesi, la posizione delle Associazioni ecologiste Appennino Ecosistema, LIPU Abruzzo, Salviamo l’Orso e WWF Abruzzo Montano, che un mese fa inviarono all’Ufficio Parchi e aree protette della Regione Abruzzo dettagliate osservazioni alle “Misure di conservazione per la tutela della Rete Natura 2000 dell’Abruzzo”, che saranno presto all’esame della Giunta e poi del Consiglio Regionale. La Regione Abruzzo ha ora comunicato di aver accolto quasi tutte le proposte delle Associazioni: in tal modo, la tutela di queste preziose aree sarà fortemente rafforzata.
La Rete Natura 2000, che comprende tutti i SIC (Siti di Interesse Comunitario) e le ZPS (Zone di Protezione Speciale), protegge in Abruzzo il 40% del territorio, con centinaia di habitat e di specie vegetali ed animali rigorosamente tutelate in forza della Direttiva Habitat dell’Unione Europea, che ha impresso una decisa svolta in chiave ecologica alle politiche di protezione della natura di tutta l’Europa.
Per un’efficace tutela e gestione di questo imponente patrimonio di biodiversità, capace di renderci incommensurabili servizi ecosistemici (acqua e aria pulite, mantenimento degli equilibri idrogeologici e climatici, efficienza di tutti i cicli ecologici, etc.), è obbligatorio ed urgente approvare i Piani di gestione e le Misure di conservazione, che secondo la Direttiva Habitat avrebbero dovuto essere operativi già da dieci anni. La Giunta regionale si appresta quindi ora, finalmente, ad approvare le “Misure generali di conservazione” della Rete Natura 2000, in attesa del varo dei Piani di gestione, che attendono purtroppo nei cassetti già da alcuni anni.
Le Associazioni hanno proposto di migliorare in più punti le Misure di conservazione proposte, tenendo conto: (1) della opportunità  di tutelare adeguatamente habitat e specie di interesse comunitario offerta dagli artt. 727-bis e 733-bis del codice penale, (2) della necessità di integrare SIC e ZPS in un’unica Rete (denominata Natura 2000) con lo stesso livello di tutela, (3) dei danni connessi ad eventuali ampliamenti delle aree destinate agli sport invernali basati su impianti di qualsiasi tipo, (4) della necessità di vietare il forte disturbo connesso al sorvolo di velivoli compreso i droni ed all’uso dei fuochi d’artificio in tutto il territorio protetto della Rete, (5) della necessità di vietare l’uso delle munizioni di piombo in tutto il territorio protetto e (6) della necessità di vietare in modo assoluto le dannosissime attività di pascolo vagante non vigilato, a favore di un pascolo turnato, guidato e razionato.”

Appennino Ecosistema, LIPU Abruzzo, Salviamo l’Orso, WWF Abruzzo Montano

FONTE: ILCAPOLUOGO.IT

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Il Re nudo

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Di Fausto Tatone

Leggere dalla pagina del nostro principale antagonista le stesse cose che diciamo da 18 mesi fa un certo effetto.  Anche lui, dopo aver abiurato, ha capito.

Ora rimangono solo i testoni del Comune, della Regione, del Parco e del Distretto che si ostinano a non voler capire.

L’unica soluzione, oltre a quella proposta da Appennino Ecosistema, cioè abbandonare il Piano Speciale Territoriale,  è quella di rivedere i confini delle Aree Protette. Atto lecito, previsto dalle normative e di cui già 6 parchi nazionali si sono avvalsi negli ultimi 10 anni.

Rimodulare i confini non significa restringere le aree, ma rivederle usando dei CRITERI, previsti dalle direttive VIGENTI, che OBBLIGANO gli Enti competenti a declassare le zone protette dove la situazione ecologica è compromessa (vedi Montecristo e Fossa di Paganica) inserendovi quei settori, ad alto valore naturalistico, che ne sono rimasti fuori.

Insomma un’azione che anche l’Europa prevede e pretende, SE IL PROPRIETARIO (CTGS) NE FA ESPRESSA RICHIESTA.  [SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA DELL’UNIONE EUROPEA (SECONDA SEZIONE) 3 APRILE 2014]

Il CTGS è proprietà del Comune, il Comune è proprietà dei cittadini ed i cittadini lo stanno CHIEDENDO A GRAN VOCE (più di 4000 persone).

SINDACO SBRIGATI, abbiamo perso già troppo tempo.
#SaveGranSasso
#ProgettoMontagna

“L’avevamo detto!”

Il Ministero boccia il Piano del Parco.

Complottisti, guru o stregoni?

Per l’ennesima volta ci troviamo a ridire: l’AVEVAMO DETTO, con tanto amaro in bocca. Scritto qui, a chiare lettere l’11 agosto [ https://www.facebook.com/groups/SaveGranSasso/permalink/1679637049028506/?match=dmFsdXRhemlvbmU%3D ]

E non è merito di STREGONERIE ma semplicemente FRUTTO di uno STUDIO approfondito che ha impegnato tanti volontari per 18 mesi….professionisti, dilettanti, guru o complottisti abbiamo dimostrato con umiltà che con la SOLA PASSIONE si possono raggiungere ambiziosi traguardi.

4000 PERSONE, precisamente 4204 , finora, ci hanno voluto appoggiare, NON A CASO.

Ora è il momento che Parco, Comune, Regione e Distretto affrontino con la dovuta serietà questa vicenda, perché altrimenti nella imminente campagna elettorale della nostra città si parlerà di come “fuggire” dai nostri territori non certo del FOSCO futuro .

(Fausto Tatone)

 

Si allungano i tempi per l’approvazione del Piano del Parco e quindi per la redazione del piano d’area, propedeutico alla privatizzazione della gestione del Gran Sasso.…
ASSERGIRACCONTA.ALTERVISTA.ORG|DI FABIO BONANNI – FABIOBONANNI@GMAIL.COM

Il caso Vallaccia

Una lunga intervista quella rilasciata da Marco Rocca, proprietario della celeberrima stazione del Mottolino di Livigno, ad un Tv lombarda, in seguito al blocco totale della costruzione di un nuovo impianto di risalita, ormai ultimato, da parte del TAR.

Una seggiovia che aveva ricevuto tutti i permessi per essere sostituita, proprio come le nostre Fontari, con una più moderna e il cui percorso è stato traslato mantenendo la stazione di arrivo dove si trovava dai lontani anni 70, per ottimizzarne la redditività economica , aprendo una nuova area sciabile.

Un lungo iter partito dal 2007 che ha visto addirittura il nulla osta da parte del Consiglio dei Ministri è stato bruscamente interrotto da una semplice denuncia di un’Associazione Ambientalista.

Durante l’intervista Rocca parla con estrema lucidità dei punti salienti per lo sviluppo della montagna, tanto cari alla nostra battaglia:
1) la protezione della natura fatta con coerenza
2) l’avvento dei SIC come una restrizione estrema su aree gia protette
3) la destagionalizzazione dell’offerta montagna (estate)
4) la necessità di nuove infrastrutture per competere con Austria e Svizzera
5) lo spopolamento delle aree montane da combattere con nuovi investimenti
6) lil diritto sacrosanto di far decidere a chi di le abita, le vive e combatte una guerra quotidiana.
7) le nuove tendenze legale agli action sport , in primis alla mountain bike e alle sue discipline di discesa (downhill)
8) alle assurde alternative , decantate dai soliti, sulle attività “compatibili” quali il trekking o l’alpinismo, da sempre sport a basso costo e senza indotto
9) l’importanza del turismo quale locomotiva di interi settori economici.
10) le inutili e fuorvianti chiacchiere dei social da parte di persone non esperte, anzi totalmente ignoranti su certi argomenti.

Non possiamo fare altro che condividere tutto ciò, nella speranza che i nostri politici ascoltino con attenzione questo video e diventino veramente CONSAPEVOLI delle difficoltà che ci attendono perché dove ci sono Aree Sic, volute dall’UE, lo SVILUPPO TURISTICO E ECONOMICO E’ IMPOSSIBILE.
#SaveGranSasso
#ProgettoMontagna

PS: rimaniamo a disposizione anche della Mottolino e del Sig . Rocca, qualora volessero capire in maniera approfondita cosa è accaduto al loro progetto…. sono 18 mesi che urliamo per farlo capire a tutti.

(Fausto Tatone)

 

“TURISMO” QUESTO SCONOSCIUTO

di Lella Antonacci

Il 13° Rapporto ECOTOUR boccia l’Abruzzo. 

parco-crashE il nostro Parco Gran Sasso M.L.?
…Neanche in classifica!

 

Voglio condividere con Voi una rapida sintesi del 13° Rapporto ECOTOUR,  necessaria e propedeutica a delle considerazioni che verranno poi spontanee…

Il turismo, si sa, è l’unico strumento capace di riportare la nostra economia sulla strada virtuosa della crescita, da troppo tempo smarrita, e di dare alle giovani generazioni numerose, valide e proficue opportunità di lavoro. Se ne fa un gran parlare, in ogni convegno, incontro pubblico, campagna elettorale che dir si voglia, ma se andiamo a guardare i numeri non possiamo che rimanere perplessi e amareggiati.

Il 13° rapporto ECOTOUR sul turismo natura, attraverso il quale è possibile conoscere le performance dei singoli parchi, le cifre sui flussi di mercato e gli andamenti del settore, dipinge un quadro preoccupante per l’Italia intera, dove il turismo davvero potrebbe rappresentare la panacea dei mali che affliggono la società. Eppure l’Italia, che rappresenta nell’immaginario collettivo la meta da sogno della stragrande maggioranza dei turisti, si posiziona nella competizione internazionale al 5° posto nella graduatoria delle destinazioni turistiche mondiali come “arrivi”, mentre scende al 7° posto come “introiti” monetari.

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L’Abruzzo, nel Rapporto, indossa a pieno titolo la maglia nera sia per la diminuzione registrata nel 2014 sul 2013 per gli “arrivi” sia per la diminuzione a doppia cifra delle “presenze”.

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E’ la componente nazionale dei flussi turistici che stenta purtroppo a ripartire.

Tale situazione di calma piatta – si legge nel Rapporto – è la conseguenza della ripresa veramente marginale dell’economia (il PIL nazionale nel 2015 è aumentato dello 0,8%), nonostante le politiche espansive messe in atto dalla BCE per combattere la deflazione, e i continui proclami dei nostri politici che disegnano una realtà solo virtuale e del perdurare del clima di sfiducia e di paura del futuro della gente e dei giovani in particolare. Ma anche l’aumento abnorme dell’età pensionabile che, limitando di molto il tempo a disposizione nell’età matura, gioca un ruolo negativo per il rilancio del turismo domestico.

Come ben sappiamo il fenomeno turistico generale si è soliti distinguerlo in tante tipologie: turismo culturale, balneare, lacuale, montano, enogastronomico, sportivo ecc. 

Tra queste la tipologia più importante è certamente il turismo natura, non di rado associato al turismo sostenibile e all’ecoturismo.

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Sempre stando al Rapporto, per il 2015 i dati provvisori relativi ai flussi turistici natura sono migliorativi rispetto a quelli del 2014. Infatti, le presenze totali nel complesso dei parchi sia nazionali che regionali e quelle delle altre aree comunque protette hanno raggiunto il livello record di 104.634.374, con una permanenza media di 3,78 giorni, che per il 47,2% sono straniere e per il 52,8% sono presenze italiane. Le presenze nelle strutture ricettive ufficiali dei parchi nazionali e regionali sono state 87.352.816, mentre quelle nelle strutture ricettive delle altre aree comunque protette sono state 17.281.558 (dati provvisori). Il Δ positivo totale è pari a + 2,3%.

Anche nel 2015, nonostante la marginalissima ripresa economica e il protrarsi dei tanti problemi che affliggono il nostro Paese e l’Europa comunitaria, il turismo natura non solo ha mantenuto le posizioni, ma è riuscito addirittura a migliorarle in maniera sensibile: specialmente nella componente straniera che si appresta a “pesare” sul totale delle presenze come la componente domestica.

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La distinzione tra componente domestica e componente straniera è di carattere sostanziale, perché gli stranieri quando godono una vacanza natura hanno un paniere di spesa molto più elevato rispetto a quello dei turisti domestici. 

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Il fatturato del turismo natura nel 2014 è stato calcolato in 11,903 MD di €. Per il 2015 i dati provvisori a disposizione permettono di effettuare una valutazione del fatturato aumentativa rispetto a quella dell’anno precedente sia per l’aumento delle presente totali sia per il maggior peso nelle presenze complessive della componente straniera, la quale ha una spesa pro-capite giornaliera di oltre 100 euro, molto più elevata della spesa pro-capite giornaliera dei turisti natura domestici, che è di quasi 67€ (Fonte: elaborazione ENIT su dati Banca d’Italia)

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Proseguendo nella lettura del 13° Rapporto ECOTOUR scopriamo anche che I “parchi-aree protette” costituiscono, come d’altronde in tutti i passati Rapporti, il segmento più rappresentativo del turismo natura, anche se la loro posizione leader si è non di poco sbiadita. La piazza d’onore è stata conquistata da “i borghi più belli d’Italia”. Tale risultato rappresenta in assoluto la migliore performance di questo segmento.

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Il “praticare sport e attività all’aria aperta”, secondo i Tour Operator italiani e stranieri della domanda intermediata del turismo natura, rappresenta la motivazione più importante che spinge i turisti a scegliere una vacanza natura (26%), oltre al “conoscere le tradizioni culturali, folcloristiche ed enogastronomiche” (24%).

Ed ora entriamo nel merito dei Parchi Nazionali più richiesti…

I due parchi storici italiani, Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, sempre in cima, e il Parco Nazionale del Gran Paradiso, sono i parchi più richiesti dal turista quando domanda in maniera specifica il “prodotto parchi”. A ruota seguono il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e il P.N. delle Cinque Terre. Citazioni plurime mettono a segno anche il P.N. dello Stelvio, dell’Appennino Tosco-Emiliano, del Pollino, del Vesuvio, del Gargano e dell’Arcipelago Toscano. Seguono poi, con un numero di citazioni inferiori, tutti gli altri Parchi Nazionali. Tra i parchi regionali svetta sempre quello dell’Etna, seguito dall’Adamello Brenta. Il P.N. delle Cinque Terre è invece il più richiesto dai T.O stranieri.

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L’analisi di un questionario proposto ai responsabili dei parchi nazionali, di quelli regionali, delle riserve naturali statali e delle aree marine protette, che numerosi hanno partecipato all’indagine, evidenzia che i maggiori fruitori delle aree naturali in genere appartengono alla classe di età intermedia. Il segmento di età che più lo richiede, infatti, è quello “31-60 anni”; e che la tipologia “famiglie” con il 26% mette a segno il “peso” più elevato.

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I dati relativi alle strutture ricettive utilizzate dai turisti quando godono una vacanza natura mettono in luce aspetti veramente interessanti: quasi una controrivoluzione.
La categoria ricettiva “alberghi e pensioni” che nell’11° Rapporto aveva perso la leadership nella speciale classifica delle strutture ricettive utilizzate dai turisti quando godono una vacanza natura e che l’aveva riacquistata in maniera perentoria nel passato Rapporto, in quest’ultima rilevazione rafforza la posizione riconquistata mettendo a segno il 27% delle preferenze. In posizione d’onore troviamo l’agriturismo con il 18% delle preferenze: in ascesa: quasi un rimbalzo tecnico dopo il tonfo della precedente rilevazione. Seguono poi i B&B con il 17%, gli appartamenti/case private con il 15%, i campeggi con il 10% e il camper con il 7%. La categoria “altro”: rifugi e foresterie per lo più, fa registrare il 6%. 

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Considerando le aree protette come un unicum rileviamo che la categoria temporale più frequente con il 28% è rappresentata da “1 giorno”, in diminuzione rispetto al valore fatto registrare nel precedente Rapporto: 33%. La categoria temporale costituita dai weekend fa registrare il 27%, valore di poco superiore a quello della rilevazione precedente.

La provenienza dei turisti natura è in misura maggiore nazionale: 40%, in leggera crescita rispetto all’ultimo valore rilevato. La provenienza regionale, da sempre preminente, raggiunge il 39%. 

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I motivi che spingono i turisti a godere una vacanza natura in un parco nazionale o regionale o in un’area comunque protetta sono diversi. Quelli preminenti sono innanzitutto rappresentati dalla possibilità che la vacanza natura permette di praticare un’attività sportiva: 48%, valore leggermente superiore a quelli rilevati nei precedenti Rapporti. Troviamo poi a una distanza abissale il “relax” con il 20% (era il 18% nella precedente rilevazione), l’”enogastronomia” con il 15%, la “riscoperta delle tradizioni” 9%,  e la categoria “altro”: fiere e sagre, turismo culturale, visita a parenti, lavoro, ecc.: 8%

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Considerazioni finali… 

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  1. Abbiamo appurato dal Rapporto che la tipologia più importante di turismo è il “turismo natura”, in continua ascesa.

  2. Tra i segmenti più rappresentativi del turismo natura troviamo i Parchi e i Borghi più belli d’Italia, con una crescente preferenza dei borghi.

  3. L’Abruzzo, terra dei parchi, è chiamata anche Regione Verde d’Europa. In questa regione infatti troviamo tre Parchi Nazionali, un Parco Regionale e 38 tra oasi e riserve regionali e statali. In totale le aree protette in Abruzzo rappresentano circa il 30% dell’intero territorio regionale. Vi si alternano paesaggi naturali tra i più vari: dai vastissimi piani carsici del Gran Sasso agli Altopiani Maggiori; dai profondi canyon della Maiella alle estese foreste della Laga; dagli alti pascoli ai selvaggi ambienti rupestri; e ancora cascate grotte e persino un ghiacciaio, il Calderone, l’unico dell’Appennino e il più meridionale d’Europa. Nonostante ciò, il Rapporto Ecotour boccia l’Abruzzo, lo pone infatti al terz’ultimo posto, davanti solo a Basilicata e Molise.

  4. Nella “top ten” dei Parchi Nazionali troviamo al primo posto lo storico Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, la cui nascita risale al 1923 quando la Riserva di Caccia Reale, sulla base di un Regio Decreto, divenne il primo nucleo di questa grande area protetta. 

  5. I motivi che spingono i turisti a godere una vacanza natura in un parco nazionale o regionale o in un’area comunque protetta sono diversi. Quelli preminenti sono innanzitutto rappresentati dalla possibilità che la vacanza natura permette di praticare un’attività sportiva: 48%. (Ma la pratica di attività sportive non presuppone l’esistenza di valide ed adeguate infrastrutture…?!)

  6. Altro dato non trascurabile è il fatturato del turismo natura che nel 2014 è stato calcolato in 11,903 MD di €. Per il 2015 i dati provvisori a disposizione permettono di effettuare una valutazione del fatturato aumentativa

  7. La contraddizione per eccellenza è rappresentata dal nostro Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, che si estende per 150.000 ettari su 44 comuni divisi tra le province di L’Aquila, Teramo, Pescara, Ascoli Piceno e Rieti. Al suo interno troviamo la catena del Gran Sasso che si caratterizza per la presenza della vetta più alta dell’Appennino, il Corno Grande (2912 m.), dove è presente l’unico ghiacciaio appenninico, il Calderone. Oltre il 40% del territorio del Comune dell’Aquila (capoluogo di regione) è sotto il vincolo di questa area protetta istituita nel 1991. Ebbene, questo nostro Parco, uno dei più grandi d’Italia, dotato di una straordinaria ricchezza di specie animali e vegetali, nonché di una varietà di ecosistemi e paesaggi davvero unica non è neanche menzionato nel Rapporto!

  8. I risultati relativi a tempi e tipologia di turisti natura non sono proprio incoraggianti. I tempi di permanenza troppo brevi e un “turismo” prevalentemente di provenienza regionale, faticoso anche definirlo tale, sono segnali indiscutibili di fallimento enonomico. L’escursione di 1 giorno, che tanto piace ad un certo pensiero ambientalista, non salva l’economia di una comunità. Di certo la mancanza di infrastrutture, di programmazione, di attrattività, sia a monte che a valle, non garantisce uno sviluppo turistico ed economico sufficiente e proporzionato alle potenzialità del territorio e alle aspettative delle popolazioni locali. 

Insomma, per quanto ci riguarda, l’estrema tutela del territorio, fortemente voluta da taluni ambientalisti, non ha creato in questi venti anni alcuna fonte di benessere per chi il territorio lo vive 365 gg l’anno. I vincoli superano di gran lunga volontà e aspettative.
Basta pensare alla tanto sospirata approvazione del Piano del Parco che dopo 20 anni di attesa, renderà a tutti gli effetti tale vastissima area praticamente superprotetta e con dei limiti anche alla presenza dell’uomo. Il trekking, i percorsi di mountain bike, l’arrampicata sportiva, l’ippovia, lo sci di discesa e di fondo rischiano con essa di essere drasticamente limitati se non vietati del tutto. Una vera e propria contraddizione se consideriamo che la possibilità di svolgere attività sportive è l’attrattiva maggiore del turismo natura, che supera di gran lunga la semplice attività di “contemplazione”! Per non parlare dei gravi problemi che ricadono sugli agricoltori che presto si vedranno impossibilitati a svolgere anche le più classiche attività rurali quali l’allevamento e l’agricoltura.

Un fallimento dal punto di vista sociale, una mission, quella del Parco, che finora ha prodotto reddito solo per gli impiegati e i collaboratori dell’Ente, che tra progetti e consulenze hanno saputo/potuto intercettare una cospicua fetta di fondi europei. 

Un Ente Parco, quello del Gran Sasso e Monti della Laga, che nelle intenzioni iniziali doveva essere  il volano della promozione turistica del territorio, si è rivelato, invece, l’impresario funebre di un’intera vallata, con buona pace di chi, con negligenza e disattenzione ha rifiutato di farsi carico di importanti dinamiche sociali ormai prossime al collasso.

E’ per questo che noi dell’Associazione “Progetto Montagna” stiamo lottando. Cercando di divulgare la conoscenza delle questioni che minano il territorio ed i suoi abitanti. Perché noi crediamo nella natura e nella sua tutela, ma crediamo ancor di più nell’uomo e nel suo sostentamento.

#VITANELPARCO

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Un reportage in alta quota per dar voce ai pochi allevatori e pastori rimasti sul Gran Sasso. Sono sempre di meno a causa della crisi, dei vincoli pesanti e del mancato dialogo con politica e parco. Le interviste ad Angelo Spagnoli e Peppe Acitelli che vivono di pastorizia e incredibilmente resistono. 

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“Ci dicono che la montagna si deve riposare, vogliono che rimettiamo le bestie dentro. Com’è possibile interrompere il pascolo?”
Angelo Spagnoli è l’unico allevatore rimasto su monte San Franco.
Tempra robusta, portamento fiero e occhi che raccontano una vita intera.
Mi accoglie a casa sua, nella cucina calda, tra mele, uva, formaggi e buon vino. Sono le 9 del mattino e prepara da mangiare. Il suo è un mestiere che comincia presto e anticipa le luci dell’alba.

Pecore, vacche e cavalli da casa-spagnolimantenere, per mantenersi. Ma non è facile, soprattutto quando nelle terre del parco nazionale Gran Sasso Monti della Laga sta per scattare il divieto al pascolo per contrastare il “sovraccarico del  bestiame, non compatibile con l’equilibrio dell’ecosistema”.
C’è un termine preciso, il 30 Novembre quest’anno, che chiude la stagione della “monticazione”, giorno in cui il bestiame tornerà nelle stalle.  Negli anni si è ristretta la superficie per il pascolo a causa del moltiplicarsi dei Siti di Interesse Comunitario (Sic).
“Gli animali dove andranno a mangiare? Il regolamento del pascolo ci farà smettere di lavorare insieme ad altri divieti con cui conviviamo da vent’anni”.

A questo si aggiungono “i danni fatti dai cinghiali che arrivano nelle terre, non si può più seminare e fare orti. Alla piana di Camarda ne ho contati proprio l’altro giorno ottantasei. Quel che è peggio è che nessuno ti rimborsa. I soldi per noi non ci sono mai. Vogliono trasformare questa zona in una riserva senza considerare che ci siamo noi qui dentro”.
Gli allevatori e i pastori non si sentono tutelati dal Parco, terra in cui vivono e lavorano da molto prima dell’istituzione dell’Ente. “Ci hanno tolto le terre vent’anni fa, promettendoci contributi, ma non abbiamo visto nulla. Solo problemi”.

 

Peppe Acitelli, con le sue 3acitelli2 mucche al pascolo su Colle Melone nei pressi di Fonte Cerreto, è l’unico allevatore rimasto a Camarda. Stesso lavoro di Angelo, stessi problemi e ostacoli insuperabili. “I miei vitelli moriranno, se non tutti una gran parte, con l’arrivo della neve. Anche il mio trattore, le mie balle di fieno resteranno sotto acqua e neve per tutto l’inverno”. I vincoli del Parco sono duri, così come quelli europei, che si aggiungono ai primi e immobilizzano il lavoro secolare di pastori e allevatori. Peppe all’interno del suo terreno non può costruire nemmeno un semplice ricovero per tenere il bestiame al coperto, è zona Sic. “Ci vuole un progetto da presentare al Parco – spiega – ma i tempi sono lunghissimi”.

https://savegransasso.com/2016/10/28/cera-una-volta-assergi/

Da Paganica, a Camarda fino ad Assergi in queste settimane l’argomento dei vincoli Sic e Zps tiene banco, anche grazie a una petizione che vuole ridisegnare i confini. Sono assetati di notizie gli allevatori del Gran Sasso, seguono sui giornali le ultime novità e aspettano di sapere cosa verrà fuori dalla battaglia sperando in una riperimetrazione della zona che lasci loro un po’ di respiro, quanto basta per sopravvivere.

assergi1Poco più a valle, ai piedi del Gran Sasso, Assergi. La porta d’ingresso alla montagna più alta dell’appennino.
Cosa si aspetta un turista?
Nulla a che vedere con le famose località del Trentino. Nulla da invidiare alle Alpi in quanto a vette e paesaggi mozzafiato.  Strutture sciistiche di primo livello e infrastrutture, questo ciò che manca sulle nostre cime dove la cultura della settimana bianca da passare sul Gran Sasso sembra una chimera.
Ma c’è chi guarda oltre, crede, investe e fa turismo.

roberto1A pochi metri dai Laboratori di Fisica Nucleare incontro Roberto Santini, imprenditore locale che nel suo lavoro ci mette soprattutto cuore. Sistema gli ultimi dettagli all’interno delle “sue nuove case” del Grottino di Assergi.
Sembra quasi un altro Daniel Kihlgren che “trasforma stalle e pagliai in piccole regge”. Spazi esterni ed interni curati in ogni particolare: “Ci ho messo sei mesi per fare tutto questo con sforzi personali. Lavoro tutto l’anno con chi vive la montagna: dal trekking, alle escursioni, allo sci. Mancano le infrastrutture, il turismo è fatto da una grande rete. Allora sì che Assergi potrebbe definirsi la frazione turistica alle porte dell’Aquila”.

FONTE: IL CAPOLUOGO. IT ( http://www.ilcapoluogo.it/2016/11/04/190584/ )

Petizione Gran Sasso, oltre 3600 firme!

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di Fausto Tatone

Chi l’avrebbe mai detto (?)
Tremilaseicentoundici persone per due quesiti fanno 7222 firme

Firme lasciate con consapevolezza dietro presentazione di un documento di riconoscimento per validare età e residenza. Solo chi ha più di 16 anni ed è residente nel Comune dell’Aquila può firmare o chi dimostri di averne interessi diretti, quali lavoro o studio.

Insomma una petizione fatta rispettando un regolamento democratico preciso, quello sulle Istituzioni Partecipative della nostra città.
In appena 36 giorni dalla data di inizio, con solo 12 uscite e banchetti organizzati tra la gente per la gente, si è creata un’occasione unica per incontrare tante persone, per ascoltarsi, per confrontarsi, per abbracciarsi e per ricordarsi che la DEMOCRAZIA esiste se c’è IMPEGNO.

300 consensi al giorno sono un vero record.

Senza nulla togliere alle centinaia di petizioni fatte online comodamente seduti in poltrona e senza “certificare” l’identità del firmatario, la nostra è un’iniziativa attiva, faticosa, struggente.

Rinunciare ai week end e ai giorni di festa, 12 per l’esattezza, dedicandoli alla propria causa e alla propria città, rimanere per ore ad aspettare, a scrivere, a rispondere alle domande… ha un sapore del tutto diverso

Non sono bastati i tentativi di farci passare come “politicizzati” a rendere questa stupenda avventura diversa da quello che voleva essere: un tentativo di risvegliare le nostre coscienze e tornare protagonisti della vita sociale…è la soddisfazione più grande.

Molti esponenti locali delle varie fazioni politiche non hanno esitato a capirne il vero valore e sono corsi a darci sostegno.

A loro il nostro ringraziamento perché ci hanno dimostrato che davanti allo sviluppo economico, al senso di appartenenza e alla voglia di fare “bene” non esistono colori .

Ma il ringraziamento più grande lo dedichiamo a quelle 3611 persone che ci hanno scaldato con i loro sorrisi, con le loro chiacchiere, con i loro caffè e con il tratto indelebile della loro esistenza lasciato con l’uso di una penna su un foglio dov’è scritto poco o nulla delle vera forza che ci spinge.

Guardiamo stamane la nostra Montagna con occhi diversi.
Malgrado le brutte angosce che pervadono le nostre menti , possiamo dire che diventa giorno dopo giorno sempre più nostra.

Grazie L’Aquila !!!!!! ricordatevi di ringraziarvi perché da oggi esistete più di prima.
Ci vediamo nel prossimo week end.
#SaveGranSasso
#ProgettoMontagna
#PetizioneAq