“TURISMO” QUESTO SCONOSCIUTO

di Lella Antonacci

Il 13° Rapporto ECOTOUR boccia l’Abruzzo. 

parco-crashE il nostro Parco Gran Sasso M.L.?
…Neanche in classifica!

 

Voglio condividere con Voi una rapida sintesi del 13° Rapporto ECOTOUR,  necessaria e propedeutica a delle considerazioni che verranno poi spontanee…

Il turismo, si sa, è l’unico strumento capace di riportare la nostra economia sulla strada virtuosa della crescita, da troppo tempo smarrita, e di dare alle giovani generazioni numerose, valide e proficue opportunità di lavoro. Se ne fa un gran parlare, in ogni convegno, incontro pubblico, campagna elettorale che dir si voglia, ma se andiamo a guardare i numeri non possiamo che rimanere perplessi e amareggiati.

Il 13° rapporto ECOTOUR sul turismo natura, attraverso il quale è possibile conoscere le performance dei singoli parchi, le cifre sui flussi di mercato e gli andamenti del settore, dipinge un quadro preoccupante per l’Italia intera, dove il turismo davvero potrebbe rappresentare la panacea dei mali che affliggono la società. Eppure l’Italia, che rappresenta nell’immaginario collettivo la meta da sogno della stragrande maggioranza dei turisti, si posiziona nella competizione internazionale al 5° posto nella graduatoria delle destinazioni turistiche mondiali come “arrivi”, mentre scende al 7° posto come “introiti” monetari.

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L’Abruzzo, nel Rapporto, indossa a pieno titolo la maglia nera sia per la diminuzione registrata nel 2014 sul 2013 per gli “arrivi” sia per la diminuzione a doppia cifra delle “presenze”.

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E’ la componente nazionale dei flussi turistici che stenta purtroppo a ripartire.

Tale situazione di calma piatta – si legge nel Rapporto – è la conseguenza della ripresa veramente marginale dell’economia (il PIL nazionale nel 2015 è aumentato dello 0,8%), nonostante le politiche espansive messe in atto dalla BCE per combattere la deflazione, e i continui proclami dei nostri politici che disegnano una realtà solo virtuale e del perdurare del clima di sfiducia e di paura del futuro della gente e dei giovani in particolare. Ma anche l’aumento abnorme dell’età pensionabile che, limitando di molto il tempo a disposizione nell’età matura, gioca un ruolo negativo per il rilancio del turismo domestico.

Come ben sappiamo il fenomeno turistico generale si è soliti distinguerlo in tante tipologie: turismo culturale, balneare, lacuale, montano, enogastronomico, sportivo ecc. 

Tra queste la tipologia più importante è certamente il turismo natura, non di rado associato al turismo sostenibile e all’ecoturismo.

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Sempre stando al Rapporto, per il 2015 i dati provvisori relativi ai flussi turistici natura sono migliorativi rispetto a quelli del 2014. Infatti, le presenze totali nel complesso dei parchi sia nazionali che regionali e quelle delle altre aree comunque protette hanno raggiunto il livello record di 104.634.374, con una permanenza media di 3,78 giorni, che per il 47,2% sono straniere e per il 52,8% sono presenze italiane. Le presenze nelle strutture ricettive ufficiali dei parchi nazionali e regionali sono state 87.352.816, mentre quelle nelle strutture ricettive delle altre aree comunque protette sono state 17.281.558 (dati provvisori). Il Δ positivo totale è pari a + 2,3%.

Anche nel 2015, nonostante la marginalissima ripresa economica e il protrarsi dei tanti problemi che affliggono il nostro Paese e l’Europa comunitaria, il turismo natura non solo ha mantenuto le posizioni, ma è riuscito addirittura a migliorarle in maniera sensibile: specialmente nella componente straniera che si appresta a “pesare” sul totale delle presenze come la componente domestica.

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La distinzione tra componente domestica e componente straniera è di carattere sostanziale, perché gli stranieri quando godono una vacanza natura hanno un paniere di spesa molto più elevato rispetto a quello dei turisti domestici. 

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Il fatturato del turismo natura nel 2014 è stato calcolato in 11,903 MD di €. Per il 2015 i dati provvisori a disposizione permettono di effettuare una valutazione del fatturato aumentativa rispetto a quella dell’anno precedente sia per l’aumento delle presente totali sia per il maggior peso nelle presenze complessive della componente straniera, la quale ha una spesa pro-capite giornaliera di oltre 100 euro, molto più elevata della spesa pro-capite giornaliera dei turisti natura domestici, che è di quasi 67€ (Fonte: elaborazione ENIT su dati Banca d’Italia)

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Proseguendo nella lettura del 13° Rapporto ECOTOUR scopriamo anche che I “parchi-aree protette” costituiscono, come d’altronde in tutti i passati Rapporti, il segmento più rappresentativo del turismo natura, anche se la loro posizione leader si è non di poco sbiadita. La piazza d’onore è stata conquistata da “i borghi più belli d’Italia”. Tale risultato rappresenta in assoluto la migliore performance di questo segmento.

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Il “praticare sport e attività all’aria aperta”, secondo i Tour Operator italiani e stranieri della domanda intermediata del turismo natura, rappresenta la motivazione più importante che spinge i turisti a scegliere una vacanza natura (26%), oltre al “conoscere le tradizioni culturali, folcloristiche ed enogastronomiche” (24%).

Ed ora entriamo nel merito dei Parchi Nazionali più richiesti…

I due parchi storici italiani, Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, sempre in cima, e il Parco Nazionale del Gran Paradiso, sono i parchi più richiesti dal turista quando domanda in maniera specifica il “prodotto parchi”. A ruota seguono il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e il P.N. delle Cinque Terre. Citazioni plurime mettono a segno anche il P.N. dello Stelvio, dell’Appennino Tosco-Emiliano, del Pollino, del Vesuvio, del Gargano e dell’Arcipelago Toscano. Seguono poi, con un numero di citazioni inferiori, tutti gli altri Parchi Nazionali. Tra i parchi regionali svetta sempre quello dell’Etna, seguito dall’Adamello Brenta. Il P.N. delle Cinque Terre è invece il più richiesto dai T.O stranieri.

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L’analisi di un questionario proposto ai responsabili dei parchi nazionali, di quelli regionali, delle riserve naturali statali e delle aree marine protette, che numerosi hanno partecipato all’indagine, evidenzia che i maggiori fruitori delle aree naturali in genere appartengono alla classe di età intermedia. Il segmento di età che più lo richiede, infatti, è quello “31-60 anni”; e che la tipologia “famiglie” con il 26% mette a segno il “peso” più elevato.

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I dati relativi alle strutture ricettive utilizzate dai turisti quando godono una vacanza natura mettono in luce aspetti veramente interessanti: quasi una controrivoluzione.
La categoria ricettiva “alberghi e pensioni” che nell’11° Rapporto aveva perso la leadership nella speciale classifica delle strutture ricettive utilizzate dai turisti quando godono una vacanza natura e che l’aveva riacquistata in maniera perentoria nel passato Rapporto, in quest’ultima rilevazione rafforza la posizione riconquistata mettendo a segno il 27% delle preferenze. In posizione d’onore troviamo l’agriturismo con il 18% delle preferenze: in ascesa: quasi un rimbalzo tecnico dopo il tonfo della precedente rilevazione. Seguono poi i B&B con il 17%, gli appartamenti/case private con il 15%, i campeggi con il 10% e il camper con il 7%. La categoria “altro”: rifugi e foresterie per lo più, fa registrare il 6%. 

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Considerando le aree protette come un unicum rileviamo che la categoria temporale più frequente con il 28% è rappresentata da “1 giorno”, in diminuzione rispetto al valore fatto registrare nel precedente Rapporto: 33%. La categoria temporale costituita dai weekend fa registrare il 27%, valore di poco superiore a quello della rilevazione precedente.

La provenienza dei turisti natura è in misura maggiore nazionale: 40%, in leggera crescita rispetto all’ultimo valore rilevato. La provenienza regionale, da sempre preminente, raggiunge il 39%. 

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I motivi che spingono i turisti a godere una vacanza natura in un parco nazionale o regionale o in un’area comunque protetta sono diversi. Quelli preminenti sono innanzitutto rappresentati dalla possibilità che la vacanza natura permette di praticare un’attività sportiva: 48%, valore leggermente superiore a quelli rilevati nei precedenti Rapporti. Troviamo poi a una distanza abissale il “relax” con il 20% (era il 18% nella precedente rilevazione), l’”enogastronomia” con il 15%, la “riscoperta delle tradizioni” 9%,  e la categoria “altro”: fiere e sagre, turismo culturale, visita a parenti, lavoro, ecc.: 8%

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Considerazioni finali… 

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  1. Abbiamo appurato dal Rapporto che la tipologia più importante di turismo è il “turismo natura”, in continua ascesa.

  2. Tra i segmenti più rappresentativi del turismo natura troviamo i Parchi e i Borghi più belli d’Italia, con una crescente preferenza dei borghi.

  3. L’Abruzzo, terra dei parchi, è chiamata anche Regione Verde d’Europa. In questa regione infatti troviamo tre Parchi Nazionali, un Parco Regionale e 38 tra oasi e riserve regionali e statali. In totale le aree protette in Abruzzo rappresentano circa il 30% dell’intero territorio regionale. Vi si alternano paesaggi naturali tra i più vari: dai vastissimi piani carsici del Gran Sasso agli Altopiani Maggiori; dai profondi canyon della Maiella alle estese foreste della Laga; dagli alti pascoli ai selvaggi ambienti rupestri; e ancora cascate grotte e persino un ghiacciaio, il Calderone, l’unico dell’Appennino e il più meridionale d’Europa. Nonostante ciò, il Rapporto Ecotour boccia l’Abruzzo, lo pone infatti al terz’ultimo posto, davanti solo a Basilicata e Molise.

  4. Nella “top ten” dei Parchi Nazionali troviamo al primo posto lo storico Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, la cui nascita risale al 1923 quando la Riserva di Caccia Reale, sulla base di un Regio Decreto, divenne il primo nucleo di questa grande area protetta. 

  5. I motivi che spingono i turisti a godere una vacanza natura in un parco nazionale o regionale o in un’area comunque protetta sono diversi. Quelli preminenti sono innanzitutto rappresentati dalla possibilità che la vacanza natura permette di praticare un’attività sportiva: 48%. (Ma la pratica di attività sportive non presuppone l’esistenza di valide ed adeguate infrastrutture…?!)

  6. Altro dato non trascurabile è il fatturato del turismo natura che nel 2014 è stato calcolato in 11,903 MD di €. Per il 2015 i dati provvisori a disposizione permettono di effettuare una valutazione del fatturato aumentativa

  7. La contraddizione per eccellenza è rappresentata dal nostro Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, che si estende per 150.000 ettari su 44 comuni divisi tra le province di L’Aquila, Teramo, Pescara, Ascoli Piceno e Rieti. Al suo interno troviamo la catena del Gran Sasso che si caratterizza per la presenza della vetta più alta dell’Appennino, il Corno Grande (2912 m.), dove è presente l’unico ghiacciaio appenninico, il Calderone. Oltre il 40% del territorio del Comune dell’Aquila (capoluogo di regione) è sotto il vincolo di questa area protetta istituita nel 1991. Ebbene, questo nostro Parco, uno dei più grandi d’Italia, dotato di una straordinaria ricchezza di specie animali e vegetali, nonché di una varietà di ecosistemi e paesaggi davvero unica non è neanche menzionato nel Rapporto!

  8. I risultati relativi a tempi e tipologia di turisti natura non sono proprio incoraggianti. I tempi di permanenza troppo brevi e un “turismo” prevalentemente di provenienza regionale, faticoso anche definirlo tale, sono segnali indiscutibili di fallimento enonomico. L’escursione di 1 giorno, che tanto piace ad un certo pensiero ambientalista, non salva l’economia di una comunità. Di certo la mancanza di infrastrutture, di programmazione, di attrattività, sia a monte che a valle, non garantisce uno sviluppo turistico ed economico sufficiente e proporzionato alle potenzialità del territorio e alle aspettative delle popolazioni locali. 

Insomma, per quanto ci riguarda, l’estrema tutela del territorio, fortemente voluta da taluni ambientalisti, non ha creato in questi venti anni alcuna fonte di benessere per chi il territorio lo vive 365 gg l’anno. I vincoli superano di gran lunga volontà e aspettative.
Basta pensare alla tanto sospirata approvazione del Piano del Parco che dopo 20 anni di attesa, renderà a tutti gli effetti tale vastissima area praticamente superprotetta e con dei limiti anche alla presenza dell’uomo. Il trekking, i percorsi di mountain bike, l’arrampicata sportiva, l’ippovia, lo sci di discesa e di fondo rischiano con essa di essere drasticamente limitati se non vietati del tutto. Una vera e propria contraddizione se consideriamo che la possibilità di svolgere attività sportive è l’attrattiva maggiore del turismo natura, che supera di gran lunga la semplice attività di “contemplazione”! Per non parlare dei gravi problemi che ricadono sugli agricoltori che presto si vedranno impossibilitati a svolgere anche le più classiche attività rurali quali l’allevamento e l’agricoltura.

Un fallimento dal punto di vista sociale, una mission, quella del Parco, che finora ha prodotto reddito solo per gli impiegati e i collaboratori dell’Ente, che tra progetti e consulenze hanno saputo/potuto intercettare una cospicua fetta di fondi europei. 

Un Ente Parco, quello del Gran Sasso e Monti della Laga, che nelle intenzioni iniziali doveva essere  il volano della promozione turistica del territorio, si è rivelato, invece, l’impresario funebre di un’intera vallata, con buona pace di chi, con negligenza e disattenzione ha rifiutato di farsi carico di importanti dinamiche sociali ormai prossime al collasso.

E’ per questo che noi dell’Associazione “Progetto Montagna” stiamo lottando. Cercando di divulgare la conoscenza delle questioni che minano il territorio ed i suoi abitanti. Perché noi crediamo nella natura e nella sua tutela, ma crediamo ancor di più nell’uomo e nel suo sostentamento.

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