Il Timido Risveglio Delle Coscienze

 di Giorgio Fioravanti

Un timido risveglio delle coscienze.

Ciò a cui stiamo assistendo in questo periodo di preparazioni di campagne elettorali si spera sia solo un piccolo preludio all’uscita dall’immobilistico e criminoso letargo che sta causando lo spopolamento del territorio montano abruzzese.

Inutile sottolineare non solo che è troppo poco, ma la concomitanza con gli appuntamenti alle urne non fa ben sperare sulle reali intenzioni di coloro che da questo stallo dovrebbero condurci fuori.

Fa ben sperare, invece, il notare come anche le frange più estremiste di un certo tipo di ambientalismo miope e radicale stiano correggendo il tiro e stiano cominciando a capire che stanno scherzando con il fuoco più pericoloso, quello innescato dall’esasperazione.

Eppure fa tanta rabbia pensare che strumenti utili quali SIC, ZPS, le Direttive Habitat e Uccelli, i Parchi regionali e nazionali sarebbero dovuti servire all’esatto contrario: valorizzare, proteggere e creare economia.

Ciò che, invece, la politica locale, con funzionari più preoccupati delle loro ideologie piuttosto che delle attività da salvaguardare, hanno creato mediante errate interpretazioni è stato solo ed esclusivamente immobilismo, degrado, spopolamento e crisi delle piccole aziende.

Non solo, dunque, un’occasione mancata, come oggi denunciano una serie di sigle di agricoltori europei e di proprietari fondiari (Copa-Cogeca, Cepf e Organizzazione dei proprietari fondiari) sull’errato utilizzo di tali strumenti, ma, dati i tempi non proprio ristretti per poter rimediare a tali errori, un vero e proprio utilizzo criminoso di misure potenzialmente rivoluzionarie.

Analizzando la relazione della Corte dei Conti Europea sull’utilizzo della rete “Natura 2000” da parte degli Stati Membri viene fuori un panorama di potenzialità (e soprattutto di fondi) inespresse a causa dello scarso e inappropriato utilizzo di esse da parte degli enti gestori; possiamo “toccare con mano”, nel nostro caso abruzzese, come l’errata interpretazione di queste misure diventa, addirittura, una spada di Damocle su territori già martoriati da eventi catastrofici naturali quali terremoti, frane, forti nevicate e relativi fenomeni consequenziali come, ad esempio, le valanghe.

Ciò che oggi le sigle europee citate lamentano non possiamo evitare di far notare come siano i medesimi appelli inascoltati alle istituzioni che l’associazione “Progetto Montagna” tramite gli attivisti di “#SaveGranSasso” cercano di portare all’attenzione degli abitanti delle popolazioni montane interessate; imposizioni indiscriminate dall’alto senza coinvolgimento dei diretti interessati, interpretazioni ideologiche di strumenti comunitari e incapacità sia di elargire che di recepire fondi per risarcire gli agricoltori danneggiati.

Leggevo, con difficoltà dettate dallo sdegno e dalla vergogna, la disperazione raccontata da un giovane agricoltore di Goriano Valli, su un quotidiano web locale, che denuncia come l’applicazione del regime in de minimis sugli indennizzi dei danni causati da fauna selvatica (quindi massimo risarcimento di 15.000 euro in 3 anni) significherebbe, per lui, la certa chiusura dell’azienda agricola che, con enormi fatiche, cerca di portare avanti da anni.

Immedesimandomi in ciò che dovrebbe essere trattata come una preziosa risorsa per il nostro paese ho, infine, provato invidia per la tenacia dimostrata da questo ragazzo in un contesto dettato dall’abbandono delle istituzioni.

Vorrei che sappia che stiamo lottando per dare un futuro soprattutto a quelli come lui.

 

 

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