18 Gennaio 2017, Prevenzione e Sicurezza

di Fausto Tatone

18 gennaio 2017

Un giorno che non dimenticherò mai.

Rigopiano, la maledetta valanga si sganciò intorno alle 16 di quel pomeriggio.

 

progetto C.A.S.E. di Assergi

Poi le ansie e le paure, eravamo bloccati in mezzo alla tormenta al progetto case di Assergi e nessuno riusciva ad aiutarci.

Inutili i tentativi di un semplice spazzaneve, vane le mille chiamate al telefono dedicato del Comune di L’Aquila dove ripetevano in continuazione che stava arrivando la turbina, la stessa che aspettavano in tanti… Arrivò infatti soltanto il giorno successivo.

 

E poi quell’incredibile sequenza di scosse, 5.3, 5.4, 5.3, 5.1 quasi venuta dal nulla.

 

strade inagibili

Tutti cercavano di fare qualcosa per nascondere il terrore. Un terrore diverso da quello del 2009: non potevamo fuggire, non potevamo allontanarci neanche di 1 metro dalle palazzine perché fuori infuriava la bufera. Il tentativo di aprire la strada a mano, con le pale, fallì miseramente.

 

 

Le ore passavano, si susseguivano notizie confuse, sconcertanti: la strada 17bis bloccata, il paese di Assergi isolato, la valanga di Ortolano, gli strani allarmi da Farindola, quelli da Prati di Tivo e da Campo Imperatore.

Anche da Pescocostanzo, dove sarei dovuto essere per lavoro, le notizie non erano confortanti, ma sembrava che, almeno loro, fossero più preparati di noi. In contatto con il Sindaco del posto non esitai a dare l’ok per sfruttare i mezzi e gli uomini della Vallefura, società gestore degli impianti sciistici, per dare una mano in paese. Capii , in quei frangenti, che l’Abruzzo interno era in piena emergenza.

 

elisoccorso 118

Poi arrivò il 118, in elicottero, la conferma che il progetto case era completamente isolato.

 

 

 

 

 

difficoltà nell’atterraggio

Non riusciva ad atterrare, sia per il vento sia per la neve che polverizzandosi rendeva la visibilità vicina allo zero.

Ma alla fine ci riuscì, lontano dalla zona abitata. Partì una colonna di uomini in direzione delle palazzine, mentre tutti spalavano la neve per creare dei sentieri di collegamento.

 

 

 

arrivo dei soccorsi

Anche i cani si resero utili e scortarono quegli uomini fino a destinazione.

 

Dopo minuti di estrema ansia arrivò la voce “Tutto bene!!!!”. Chi aveva chiesto aiuto se la cavò con poco, forse con delle medicine urgenti e con l’aiuto dei dottori.

 

 

L’elicottero riparti e decidemmo che malgrado tutto dovevamo rientrare in casa e aspettare pazientemente. La paura non mollava. Ma la razionalità ci diceva che il posto più sicuro erano proprio quelle C.A.S.E., antisismiche.

Purtroppo i TG lanciarono la notizia ufficiale della tragedia di Rigopiano e passammo la notte a vedere quelle incredibili immagini in TV.

Il mattino seguente la bufera si placò , ogni tanto il sole faceva capolino e guardando la montagna ci accorgemmo che i boati sentiti distintamente il giorno prima erano dovuti alle numerose valanghe cadute

le valanghe sul versante aquilano del gran sasso

 

turbina in azione

Finalmente arrivò la turbina. Erano le 12. L’incubo sembrava essere finito.

Seguirono i giorni di angoscia e di dolore per Rigopiano e per Ortolano, arrivò la batosta dell’elicottero caduto sopra a Lucoli, era il 24 gennaio.

 

 

Nel frattempo la strada provinciale 17 bis, nelle due diramazioni Campotosto e Campo Imperatore , rimaneva chiusa, malgrado lo scioglimento delle nevi , fino ai primi di maggio.

Una serie di eventi, solo in parte dovuti alla forza della Natura, che scatenarono infinite critiche al sistema di protezione e di prevenzione della Regione Abruzzo e di tutti gli Enti preposti.

Si partorì così un topolino: la carta delle valanghe per l’intera Regione (dimenticata da anni in un cassetto) e per la zona dell’aquilano anche l’acquisto di una nuova fantasmagorica Turbina da 500.000 euro. Soldi presi dall’ennesima rimodulazione del piano di investimenti destinati al rilancio del Gran Sasso, ma la cui custodia sarà affidata al Comune di Castel del Monte.

Nella realtà anche un’altra azione fu prevista: la 17bis è stata affidata all’Anas, ma solo sulla tratta Bazzano – Assergi fino al casello A24, in modo da poter garantire la sicurezza dei centri abitati, lasciando però il collegamento con Fonte Cerreto in mano alla Provincia, mai come ora disastrata e senza un Euro. Confermando in qualche modo che quella strada avrà dei seri problemi durante il prossimo inverno.

#SaveGranSasso attraverso la sua Associazione Progetto Montagna è stato l’unico a presentare delle osservazioni alla “Carta delle Valanghe”, l’unica Associazione ad esser presente a tutte le riunioni per capire meglio di cosa si trattasse e soprattutto per far capire meglio le caratteristiche orografiche del nostro territorio, le nostre pecche, le nostre negligenze e le possibili soluzioni.

Da allora, complice la bella stagione, poco, troppo poco, si è parlato di questi problemi, e oggi a soli 50 giorni dall’inizio delle possibili nevicate e relativi disagi, ancora non sappiamo quale sia il sistema di PREVENZIONE e di PROTEZIONE previsto per le nostre zone.

Esistono mezzi e sistemi complessi per rendere sicuri questi luoghi, non tutti li conoscono, non tutti sanno cosa sia una bufera di neve o una valanga, cosa fare e cosa non fare.

Temiamo per il Gran Sasso, per Campo Imperatore e per tutto il sistema economico e sociale ad esso collegato.

Bisogna correre per trovare delle soluzioni che possano mettere al sicuro le zone interne montane e per evitare che siano dimenticate, per l’ennesima volta.

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

 

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L’eccellenza violentata

di Giorgio Fioravanti

Le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio, un prodotto tipico che va ben oltre un presidio slow food, che va al di là di un semplice legume, che racchiude in sè una tradizione decennale fatta di aggregazione, di identità, di passione e che caratterizza uno dei Borghi più suggestivi del nostro Paese.

Questa favola, ridotta quasi ormai a un lontano ricordo, oggi rischia di sparire del tutto a causa della miopia, dell’ottusità, del menefreghismo e dell’inconcludenza degli enti interessati i quali hanno volutamente ignorato e sottovalutato i problemi degli agricoltori con i loro disperati appelli.

L’Associazione Produttori della Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, in questi giorni di “festa nel Borgo, ha lanciato un forte grido d’allarme, un appello che sembra addirittura non essere stato gradito, forse per paura di ritorsioni, persino dalla stessa amministrazione comunale.

Quì sulla destra potrete leggere il volantino affisso dall’Associazione presso coloro che hanno appoggiato l’iniziativa.

Ci chiediamo come sia possibile che  un’Associazione che, col sudore del lavoro nei campi, dona prestigio e valore sia a una Comunità che, soprattutto, a uno dei brand (potenzialmente internazionali) più importanti di un “piccolo” paese, venga considerata dalla stessa amministrazione locale più come un peso, una scocciatura piuttosto che come una delle principali risorse da sostenere contro tutto e tutti;

lasciar lottare da sola una piccola Associazione contro i vari Golia non fa onore proprio a nessuno.

Questo triste ed inevitabile (se le istituzioni continueranno ad operare in questo modo) epilogo di un’eccellenza locale è frutto di un’agghiacciante e scriteriata follia avvalorata da talune scuole di pensiero che preferiscono bandire qualunque tipo di attività umana al posto di un totale rewilding del territorio interessato.

Se è questo, e per taluni lo è davvero, il futuro che si vuole prospettare per uno dei Borghi più belli d’Italia, con tutta la sua storia, mandandolo incontro a spopolazione certa, allora, quantomeno, si evitino frasi ipocrite di difesa delle eccellenze dei prodotti locali e si dica la verità a tutti i soggetti interessati.

Di seguito allego le accorate parole, scritte recentemente su un social network, del nostro attivista Fausto Tatone sullo stesso argomento:

“Ricordo ancora quando ero piccolo: passavo i 4 mesi estivi a Santo Stefano di Sessanio. Mio padre e mio madre hanno li le loro origini.

C’erano dei giorni di festa, tutti partecipavano alla raccolta delle lenticchie. Quelle macchine enormi riuscivano a fare tutto in un battibaleno , erano le prime mietitrebbie. Poi si andava tutti all’aia per l’essiccatura e la pulizia, tassativamente riservata alle donne anziane che mettevano il tutto sopravento per togliere le prime foglie già secche, poi a mano, con il setaccio e un’infinita pazienza, toglievano gli ultimi sassolini. C’era sempre il sole e tutto il paese era riunito , con i turisti, in una “tradizione” che sembrava destinata a durare all’infinito.

Arrivava,poi , il primo sabato di settembre. La Festa. Tutti a cucinare , ad aiutare le anziane in quei mille piccoli gesti inimitabili e a cercare di apprendere le ricette più antiche. A noi, piccolini, toccava sempre ripulire i tavoli, ma eravamo contenti così, eravamo dei piccoli agricoltori che crescevano ignari di non poter mai coltivare la propria terra.

Alcuni coppi , proprietà di famiglia, sono ancora lì, affidati a pazienti, bravi e inossidabili coltivatori, ma da allora le cose sono cambiate, tanto, troppo.

La mia famiglia riceveva in cambio dell’usufrutto alcuni sacchi di quel prezioso legume che nel tempo sono diventati uno, poi un sacchetto, poi un sacchettino, poi…. due manciate sufficienti a malapena per passare un degno Natale in famiglia.

Questa è la storia della lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, vista da me, ignaro per tanto tempo di c’ho che stava accadendo a quella meravigliosa Festa.

Una storia simile a tante altre che ha caratterizzato l’infanzia ma anche l’economia di molti.

Oggi di tutto questo c’è rimasto poco, tutto viene consumato nel giro di 48 ore da migliaia di persone, mentre chi ci ha lavorato per mesi, anni, secoli, non viene considerato da nessuno.

L’urlo raccolto in questi giorni di Sagra , una tra le piu importanti della nostra zona, non puo passare inosservato.
I soliti balzelli di una legge applicata male e vissuta peggio da chi è demandato al suo rispetto, hanno fatto un altro disastro.

Una sconfinata prateria, lasciata alla mercé di una natura che non sa assolutamente trovare da sola l’equilibrio necessario, un equilibrio possibile ma dimenticato in nome della follia.

Quelle praterie di cui tutti si vantano perchè patrimonio europeo ma che vengono considerate come aree limitrofe al “cuore” , che ancora non ho ben capito dove si trovi, hanno bisogno di essere protette, OGGI, ORA, SUBITO.

E il pericolo non è certo l’Uomo che vorrebbe vederle, come me, tornare allo splendore di 20 anni fa.

L’incuria e l’arroganza stanno facendo più danni dello stolto cemento.”

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna