Un Carrozzone di Ambiguità

Per comprendere a fondo la situazione critica che verte sul nostro massiccio in tema di revisione vincolistica, vi riportiamo un resoconto della riunione svoltasi presso la Regione Abruzzo in data 21 Gennaio 2019 con oggetto: “Incontro problematiche SIC e ZPS in area Parco Gran Sasso – Laga“.

Alla presenza di Giovanni Lolli (Presidente della Regione Abruzzo), Bruno Celupica (Direttore Settore Ambiente) e Igino Chiuchiarelli (Dirigente) per la Regione Abruzzo, di Berardino Romano (Docente) per l’Università Degli Studi di L’Aquila; di Antonello Liberatore (Ingegnere Agronomo redattore della consulenza ambientale per la riperimetrazione del SIC/ZPS Gran Sasso) per l’ASBUC di Assergi; di Luigi Faccia (Direttore Scuola Italiana Sci Assergi-Gran Sasso) per l’Associazione “Progetto Montagna” e #SaveGranSasso.

Dopo ampio dibattito si è giunti a una serie di conclusioni che vi andiamo ad elencare:

  1. La Regione Abruzzo si impegna a redigere una Delibera di Giunta in cui affida ad esperti del settore (Università?) la Redazione dello Studio delle Matrici Ambientali dei luoghi interessati a modifica. Nella Delibera sarà evidenziato che il posizionamento dei SIC e ZPS, avvenuto con Decreto 25.03 2005, trasmessi al Ministero dell’Ambiente con NOTA prot. 14326 del 26 Ottobre 2004, è stato perpetrato in maniera irregolare avallando la tesi di #SaveGranSasso e Progetto Montagna di irregolarità in sede di pubblicazione.
  2. L’Università degli Studi di L’Aquila sostiene, al contrario, la tesi della realizzazione del Piano D’Area senza modifiche del SIC/ZPS Gran Sasso. Questo poiché lo studio delle matrici potrebbe confermare la preziosità degli ecosistemi e, di fatto, impedire la modifica dei confini.
  3. L’ASBUC di Assergi, tramite l’Avv. Lanfranco Massimi e Franco Sabatini, l’Associazione “Progetto Montagna” e #SaveGranSasso tramite Luigi Faccia,chiedono una tempistica certa sull’ITER ma, ricevendo risposte vaghe dall’Università, annunciano la presentazione di un ricorso al T.A.R. per contestare la mancata pubblicazione sul BURA dei SIC e delle ZPS redatti solo mediante lettera dell’Ufficio Ambiente della Regione Abruzzo senza alcuna comunicazione ai portatori d’interesse, nonché pubblicità nei territori coinvolti, come prevede la legge.
  4. La Regione Abruzzo, tramite il Presidente Giovanni Lolli e tramite il deciso intervento del Direttore Bruno Celupica, decidono, comunque, di affidare lo studio delle matrici ambientali tramite incarico non esprimendosi, però, in maniera contraria alla proposta dell’ASBUC di Assergi e di #SaveGranSasso di presentare ricorso giudicandola come un sacrosanto diritto dei nativi di Assergi.
  5. Durante la riunione giunge la notizia delle dure osservazioni alla VINCA per l’ampliamento del bacino sciistico della stazione di Ovindoli-Monte Magnola da parte dell’associazione Appennino Ecosistema col fine di bloccare la procedura nonostante si tratti di territori al di fuori del SIC sul Velino-Sirente. I presenti prendono atto della notizia con disappunto.
  6. Si prende, ulteriormente, atto della notizia per la quale il Parco Nazionale Gran Sasso abbia approvato, in data 28 Dicembre 2018, le Misure di Salvaguardia Sito Specifiche del SIC Gran Sasso avviando l’iter di trasformazione del SIC in ZSC (Zona Speciale di Conservazione con misure restrittive ancora più stringenti). Tale processo è stato possibile anche senza la consultazione con la Regione Abruzzo in quanto il SIC interessato è completamente ricompreso all’interno del Parco Gran Sasso. Una decisione adottata in totale autonomia disattendendo gli accordi precedentemente presi tra le parti (Parco-Regione) che prevedevano una sospensione dell’iter finché non si fosse fatta piena chiarezza sulla proposta di rimodulazione dei confini. La conferma della Deliberazione del Parco arriva direttamente tramite telefonata ai vertici dell’ente con sorpresa e disappunto dei presenti.

Alla luce di tali punti “verbalizzati” della riunione in oggetto, noi di #SaveGranSasso e Progetto Montagna vorremmo fare alcune, amare, considerazioni.

Siamo ormai tristemente abituati a tali comportamenti ambigui da parte dell’ente Parco; siamo convinti più che mai che sia finito il tempo di attendere e di mediare. E’, pertanto, nostra intenzione di agire immediatamente presentando Istanza di Autotutela per l’Annullamento dei SIC (Siti di Interesse Comunitario) e ZPS (Zone di Protezione Speciale) ad oggi estesi sul territorio del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga comprendenti zone antropizzate e di interesse economico-sociale.

Spiace constatare l’assordante assenza e il silenzio da parte del Comune di L’Aquila il quale, ad oggi, ancora non invia la Nota alla Regione Abruzzo per comunicare l’approvazione della delibera di Giunta del 20 Settembre 2018 che decreta la legittimità e la volontà di 11.250 firmatari delle petizioni per la rimodulazione dei confini SIC e ZPS. Chiediamo che si ripari rapidamente a questa grave e incomprensibile mancanza.

Siamo a una svolta cruciale della nostra battaglia, chiediamo ai nostri sostenitori di non lasciarci soli come spessissimo fanno le Istituzioni.

Insieme possiamo ancora farcela.

#SaveGranSasso

Progetto Montagna

 

 

Illusioni a 5 stelle

Riteniamo molto importante approfondire il background della “convention” di stampo rewilding che i grillini d’Abruzzo hanno pensato di propinare ai Prati di Tivo in questo fine settimana.

Partiamo dal presupposto che da quando il M5S esiste in Abruzzo ha storicamente ignorato sia le aree interne in generale, sia le aree pedemontane del nostro massiccio in particolare, poiché scarno bacino di voti rispetto alle loro provenienze costiere; il solo intitolare l’incontro “montagna a 5 stelle” lo troviamo un insulto a tutti i cittadini di quei territori che da sempre vedono latitare tale forza politica salvo poi fare capolino in campagna elettorale.

Ma questo è l’ultimo dei problemi, d’altronde il Gran Sasso e i suoi limitrofi abitanti sono abituati, da sempre, a dover sopportare politici e ciarlatani di ogni provenienza che promettono e poi non solo non mantengono e spariscono ma fanno l’esatto contrario. In questo caso, però, siamo oltre.

La scelta di volteggiare come avvoltoi su una stazione sciistica in oggettiva difficoltà per poter sparare liberamente sentenze terroriste ambientali contro gli impianti di risalita è rivoltante.

D’altronde non è la prima volta che, in quelle sparute occasioni in cui il M5S si accorge dell’esistenza della nostra montagna, provano ad imporre, in perfetto stile associazionistico ambientale talebano, un precisa visione mirata ad un progressivo allontanamento totale della presenza dell’uomo, e delle sue molteplici attività, dal Gran Sasso (Rewilding Europe).

Ci riferiamo ovviamente all’esposto che, nel luglio 2014, il M5S scrisse contro il progetto di sostituzione della seggiovia “Fontari” di Campo Imperatore che prevedeva un tracciato spostato di qualche metro dall’attuale (e antica) posizione e che partisse dalle vicinanze della seggiovia “Scindarella” per arrivare all’osservatorio al fine di permettere ai clienti di arrivare sci ai piedi alla funivia evitando le, attualissime, escursioni in salita per raggiungere l’impianto. Come è andata a finire lo viviamo tutti oggi: a causa di tale esposto la regione bloccò il progetto “allungato” e tornò a una sostituzione dell’identico tracciato precedente così come imponeva la direttiva Habitat alla quale si appellarono i grillini.

Ma non si limitarono certo a questo sempre in tema Gran Sasso; qualche mese prima dell’esposto, in piena campagna elettorale per le regionali del 2014, il M5S pensò bene di scrivere sul proprio programma elettorale (attualmente introvabile ovunque compresa la rete, evidentemente conteneva idiozie talmente grosse da doverle censurare) che, in tema di sviluppo turistico di Campo Imperatore, si doveva “impedire in ogni modo la realizzazione del Piano di Sviluppo e Valorizzazione dell’area aquilana”, ovvero il cosiddetto “Piano Letta”, che prevedeva un totale di 200 milioni di investimento nel settore delle infrastrutture sciistiche compreso, ovviamente, il Piano D’area che prevede il collegamento tra Montecristo, la Fossa di Paganica e il Monte Scindarella.

Ci siamo dilungati nella descrizione dei fatti perché viviamo un momento delicatissimo per le aree interne; veniamo da 5 anni di sinistra D’alfonsiana che non ha fatto altro che aumentare a dismisura la distanza tra il territorio costiero e l’entroterra, che ha reso ancora più evidente la doppia velocità delle due macroaree.

Adesso consegnare la regione a chi vuole, leggiamo testualmente dal comunicato della “Convention”, delle “Tendenze Green” sulla nostra montagna (tradotto: non un euro per gli impianti di risalita, non un euro per l’innevamento programmato, non un euro per l’ampliamento dei bacini sciistici eccetera) per promuovere una scellerata visione integralista ambientale che scaturirebbe in un certo spopolamento dei Comuni pedemontani, in una sicura chiusura delle attività degli operatori turistici che si basano sull’indotto degli impianti, francamente sarebbe un disastro dal quale non si potrà più tornare indietro.

#SaveGranSasso

Progetto Montagna