Fuori dal S.I.C.

Fuori dai preconcetti

di Lella Antonacci

Il Gran Sasso non è solo sci! Ma un turbinio di emozioni, sensazioni, suggestioni, spiritualità, sapori… Uno spettacolo della natura che può e deve essere vissuto in ogni stagione.

Questo report (redatto da Unioncamere su dati 2014) evidenzia quanto il turismo montano sia di gran lunga preferito per la pratica di attività sportive:

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Alla luce di ciò, è nel pieno rispetto della generosità di questa  nostra terra che è opportuno valutare forme di turismo sostenibili che non possono prescindere da formule di accoglienza efficaci ed efficienti.

A questa montagna, che è il punto di forza della nostra economia, si deve assicurare qualità ed ecosostenibilità per tutto l’anno, e farla divenire locomotiva di trazione per tutti gli altri “turismi” che abbiamo come risorsa.

Sostenibilità ambientale ed economica come opportunità per stimolare le economie locali 

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Vogliamo aree protette capaci di uscire dal processo di marginalizzazione “ambientalista”

Il mondo sta cambiando e si sta facendo strada un turismo etico, responsabile e alla portata di tutti, che si fonda sulla sostenibilità ambientale ed economica e sul rispetto per i luoghi e le persone che li abitano. Così se si vuole fornire un servizio davvero innovativo è necessario calcolare l’impronta ecologica in modo da sensibilizzare il fruitore e promuovere la cultura del rispetto per l’ambiente. Una sostenibilità che non va però intesa genericamente come una forma di limite o di ridimensionamento del fenomeno turistico, ma come un’opportunità significativa per generare valore e stimolare le economie locali; dove le aree protette si pongono come soggetti legati ai nuovi paradigmi emergenti della green economy e della gestione dei beni comuni in una logica di sviluppo. Si tratta quindi di “mettere a valore” questi territori a partire dalla loro dimensione simbolica che diventa sociale ed economica, mediante le opportune azioni di attrazione (di residenti, di turisti, ma anche di imprese e investimenti) e di esportazione (di prodotti, di eventi, di valori).

Il risvolto di tale strategia può essere anche il miglioramento dell’opinione pubblica locale nei confronti delle aree protette non più intese come territori caratterizzati da vincoli e limiti, ma come possibili battistrada di nuove forme di scambio economico e sociale, capaci di uscire dal processo di marginalizzazione “ambientalista” per diventare esempio di un percorso di crescita e sviluppo innovativo. Percorso che nasce quindi dal riconoscimento di alcuni bisogni che possono intendersi come obiettivi strategici.

La montagna non è condannata dall’orografia, ma dalle politiche pubbliche.

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La montagna con politiche pubbliche adeguate e favorevoli può ambire a un ruolo di primo piano nello sviluppo della nostra Città.Bisogna chiarire un punto fondamentale:. La montagna con politiche pubbliche adeguate e favorevoli, come avviene ad esempio in Trentino-Alto Adige e in Val d’Aosta, dove la popolazione è addirittura aumentata, può ambire a un ruolo di primo piano nello sviluppo della nostra Città.

Bisogna chiarire un punto fondamentale: la montagna non è condannata dall’orografia, ma dalle politiche pubbliche. La montagna con politiche pubbliche adeguate e favorevoli, come avviene ad esempio in Trentino-Alto Adige e in Val d’Aosta, dove la popolazione è addirittura aumentata, può ambire a un ruolo di primo piano nello sviluppo della nostra Città.

La politica deve recuperare la dimensione strategica, l’ambizione di costruire un futuro nel quale il territorio, le sue risorse, i suoi abitanti e le sue istituzioni diventino i protagonisti di un progetto strategico complessivo di sviluppo della montagna.

Una politica locale (la nostra) che dopo oltre venti anni di totale letargia deve ora raccogliere il grido di dolore, di disperazione delle popolazioni pedemontane. In paesi come Arischia, Collebrincioni, Aragno, Camarda, Assergi,, Filetto, Paganica si  rischia di determinare un esodo che ne pregiudicherà il futuro. I segnali di uno spopolamento irreversibile già ci sono.

Ma altrettanto vivo è l’interesse di molti giovani che sperano ancora in una possibilità di vita in questa nostra area montana. Un segnale che va colto. A L’Aquila città, ma sopratutto a coloro che vivono nelle zone montane, occorre poter garantire una qualità della vita e una prospettiva degne.

Attualmente queste frazioni subiscono la rigidità di “vincoli” che non consentono loro neanche lo svolgimento delle attività rurali che da sempre le caratterizzano, agricoltura e allevamento, oltre al non poter manutenere correttamente la natura che le circonda e, a volte, sommerge. Compiti questi, oggi, di esclusiva pertinenza dell’Ente Parco, di sovente disattesi. 

Regione Marche: un buon esempio di volontà politica

marche1Un esempio di buona politica (ma se ne potrebbero citare anche di altre realtà come l’Emilia, il Veneto…), è quello della Regione Marche che già da diversi anni ha chiesto ed ottenuto la riperimetrazione e l’aggiornamento dei siti Natura 2000, SIC e ZPS, (DGR n. 1025 del 18/07/2011 e DGR n. 83 del 30/01/2012).

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Una politica attenta quella marchigiana che ha saputo ascoltare le esigenze di un territorio e dei suoi abitanti, che ha chiesto ed ottenuto quanto da noi auspicato: la rimodulazione di alcune zone di protezione speciale.

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Esempi, questi che ci impongono forte una domanda: “Perché altrove si può e qui da noi NO?

“Progetto Montagna” …fuori dal SIC, fuori dai preconcetti

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“Progetto Montagna”

Con l’imminente approvazione definitiva del Piano del Parco, che avverrà entro la fine del 2016 dopo venti anni di attesa, attività come il trekking, i percorsi di mountain bike, l’arrampicata sportiva, l’ippovia, lo sci di discesa e di fondo diventeranno drasticamente limitate se non addirittura vietate, perché si troveranno a fare i conti con una vastissima area praticamente iperprotetta e con seri limiti anche alla semplice presenza dell’uomo. Un’area unica in Europa, in Italia e in Abruzzo per vastità nel suo genere.

Il nostro progetto, che oltre a prevedere l’individuazione della S.P. n. 86 (cosiddetta Strada del Vasto) come confine certo del Parco, prevede la riperimetrazione dell’area SIC tenendo conto delle zone già antropizzate, come già stabilito, in realtà, dall’Art.2 comma 3 della Direttiva Europea, consentirebbe, oltre quanto già espresso, un vero e proprio rilancio delle attività turistico ricreative del nostro comprensorio montano e del bacino sciistico.

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Il collegamento tra Campo Imperatore – Fossa Di Paganica – Montecristo è il segreto di una sana forma di convivenza tra l’uomo e l’ambiente; un valore aggiunto allo sviluppo turistico ed economico del nostro territorio.

 In esso è racchiuso il segreto per una sana forma di convivenza tra l’uomo e l’ambiente.

Consentirebbe di:

  • far vivere a tutti le nostre montagne: sportivi, escursionisti, bimbi, anziani, diversamente abili;
  • fruire a pieno della natura senza dover necessariamente utilizzare mezzi a motore inquinanti;
  • alzare il livello di sicurezza durante il periodo invernale, aprendo una via di fuga nel caso in cui la funivia dovesse bloccarsi per malfunzionamenti;
  • avere una maggiore fruibilità del bacino sciistico a beneficio dell’economia, dei posti di lavoro, dell’indotto tutto;
  • considerare un ponderato impiego dei fondi di finanziamento, che altrimenti si rivelerebbe la solita macchina trita-milioni, uno sperpero sconsiderato di fondi pubblici destinati a consacrare progetti inutili.
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Definire “cementificatori” chi anela allo sviluppo turistico ed economico delle proprie terre è un preconcetto che è alla base di tutti i limiti, un pregiudizio da sfatare.

Un progetto semplice e realizzabile, quello auspicato, che non va inteso come mera cementificazione. Preconcetto, questo, che è alla base di tutti i limiti!

Si tratta semplicemente di integrare prima nelle aree tutelate e poi in tutto il territorio, turismo, agricoltura e tutela della biodiversità, superando una concezione vincolistica fatta di soli limiti, per innescare un processo virtuoso di crescita e sviluppo innovativo.

Un approccio trasversale che ambisce ad assicurare il vantaggio economico e competitivo, e lo sviluppo del territorio attraverso l’innovazione e l’evoluzione del proprio sistema, garantendo l’integrità e la non-mercificazione del patrimonio ambientale e culturale della comunità locale, così come il benessere della stessa in modo da trasmettere intatto tale patrimonio alle generazioni future.

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