Un fallimento totale

di Fausto TATONE

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In questi giorni leggo solo di tragedie e di desolazioni legate all’Abruzzo montano, spesso anche dalle parole di chi ha difeso a spada tratta le politiche conservazionistiche imposte militarmente da un gruzzulo di idioti. Inutile piangere ora, inutile cercare un colpevole per soddisfare la bramosia di vendetta. Quanto subìto dalle aree interne della nostra regione negli ultimi 20 anni si é mostrato senza veli né censure in questi giorni. UN FALLIMENTO TOTALE. Fate pure le vostre classifiche su chi promuovere e chi bocciare, ma non dimenticatevi che la colpa più grande é di chi ha voluto dimenticare le nostre origini e le nostre tradizioni imponendoci un modello di sviluppo senza futuro. Il 40% dell’Abruzzo, cioè più del 60% delle zone montane sono gravate da vincoli ambientali completamente inutili e inefficaci contro le forze della natura che disarmano l’uomo nella lotta alla
SUA STESSA SOPRAVVIVENZA.
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Risposta alla Nota Chiarimenti della Regione Abruzzo

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L’Ufficio Ambiente della Regione Abruzzo, dichiara di esistere.

Ci sono voluti anni per “strappare” una dichiarazione ufficiale, ma, grazie alle 11,265 firme, ce l’abbiamo fatta. Ora sappiamo che c’è qualcuno con un nome e un cognome che “reagisce” alle defibrillazioni su un corpo inanimato, quasi verrebbe da ringraziare per cotanta attenzione. Ma, in un paese democratico, non si tratta di attenzione ma di semplice “servizio dovuto alla popolazione”.

Abbiamo ricevuto una risposta UFFICIALE ai nostri articoli comparsi sulle principali testate, che ringraziamo.

Tante le “puntualizzazioni” nel documento a noi indirizzato, ecco le più importanti: tra Zsc e Sic c’è una differenza…. Stupore. Il Sic diventa Zsc quando vengono stabilite delle restrizioni (misure sito specifiche) ad hoc. Grazie per la cortese conferma.

Quindi c’è una differenza sostanziale tra Sic e Zsc. I piani di gestione (dei sic) vengono stabiliti successivamente alle MISURE ove si rendesse necessaria tale azione. Anche qui grazie per la cortese conferma, rimane il dubbio come mai tali piani di gestione siano già pronti prima del 27/12/16 quando gli stessi debbono tenere conto delle MISURE dettate dall’atto recentemente approvato.

Per quanto riguarda i successivi e futuri passaggi del recepimento della direttiva Habitat vi rammentiamo l’obbligo del coinvolgimento e della condivisione del Pubblico e delle Aziende in atti che, per la loro stessa natura, limitano le attività PRODUTTIVE presenti sulle aree protette (in primis del CTGS) e limitano anche la presenza umana, grossa restrizione alla libertà dell’uomo.

A proposito del CTGS, tenendo conto delle norme di cui sopra, non capiamo come mai non abbia fatto mai ricorso e/o opposizione sugli atti che di fatto limitano lo sviluppo delle attività oggetto degli scopi sociali della stessa (lo hanno fatto tutte le società in Europa ed hanno anche avuto ragione – Sentenza Corte di Giustizia Unione Europea 3 aprile 2014 – Cascina Tre Pini contro Minambiente ed altri – Declassamento SIC…).

Consigliamo inoltre di “custodire”, con l’uso di BACKUP informatici, tutti i documenti prodotti dal Vostro ufficio, onde evitare il ripetersi di spiacevoli episodi come quello della NOTA prot. n. 14326 del 26 ottobre 2004, richiamata nel D.M. 25 marzo 2005 e oggetto di un nostro Accesso agli Atti e che specifica quanto segue:

“….. con la quale si informa che la Regione Abruzzo, pur non avendo provveduto alla pubblicazione nel bollettino ufficiale regionale dei SIC e delle ZPS, ha dato ampia diffusione alle schede degli stessi attraverso seminari, conferenze e circolari”.

Questo è l’unico atto ufficiale nell’istituzione dei sic nella nostra regione, misteriosamente smarrito in un fantomatico e, sembra, rocambolesco trasloco dei vostri uffici, come da Voi ben specificato nella corrispondenza intercorsa con il Difensore Civico Regionale da noi coinvolto per Vostre reiterate mancanze.

I cittadini hanno il diritto di conoscere in qualsiasi momento atti di tale importanza senza preoccuparsi se vengono smarriti per leggerezze o altra mancanze del personale demandato a tale FONDAMENTALE obbligo.

Per ultimo ci piace non poco soffermarci sulla vostra ammissione:” I confini dei SIC sono rivedibili”.

Consigliamo in questo caso ampia diffusione al pubblico di tale possibilità, da noi paventata nel lontano 2015 e PEDISSEQUAMENTE respinta da ignoranti e codardi personaggi. Difficile contare quanti punti abbiamo azzeccato, non ci rimane altro che complimentarci con le 11.265 firme che ci hanno appoggiato e creduto.

Ora dateci retta, ascoltate e accettate le soluzioni che il POPOLO vi consiglia.

Grazie.

#PROGETTOMONTAGNA

#SAVEGRANSASSO

Assergi, 14 gennaio ’17

Dgr 877-2016 Misure Generali Di Conservazione SIC-ZPS

DGR 877-2016 MISURE GENERALI DI CONSERVAZIONE SIC-ZPS

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Le ZSC sono state, da noi di SaveGranSasso, ampiamente trattate 15 mesi or sono.

Sappiamo che giuridicamente niente è cambiato ma i numerosi divieti citati nella delibera della Regione Abruzzo hanno risvegliato arditi animi

In questa occasione non è bello dire “avevamo ragione” ma almeno viene dimostrata la VERIDICITÀ’ DEI NOSTRI STUDI

Purtroppo abbiamo perso un altro anno e mezzo ed il treno è quasi passato.

L’unica nota positiva di questo ulteriore anno passato, è stata la petizione popolare proposta da Progetto Montagna e da #SaveGranSasso.

E’ stato un grande successo (11.165 firme raccolte) ed è stata l’occasione per informare la cittadinanza sull’argomento, cosa che non è stata fatta dalle istituzioni all’epoca dell’apposizione di questi assurdi vincoli. 

Quì di seguito vi alleghiamo alcuni screenshot degli interventi fatti in passato. 

E’ abbastanza semplice trovarli sulla nostro gruppo Facebook denominato “Save Gran Sasso”, digitando “ZSC” nel motore di ricerca presente in alto a destra. 

Alleghiamo inoltre la DGR in questione. Distinti saluti,

Progetto Montagna

#SaveGranSasso

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In bocca al lupo mia cara Città

di Fausto Tatone

Giorno di festa in Abruzzo. 
Ma anche di riflessioni per la Città dell’Aquila. 

Un’economia importante è tornata a girare , il turismo invernale si afferma sempre di più come una delle poche locomotive dell’intera Regione in grado di attrarre interesse nell’enorme bacino del centro Italia (Roma, Napoli, Bari, Marche etc.)15800563_10211869650765093_8333204144656397887_o.jpg
Un potenziale sfruttato ancora pochissimo. 

Nel giro di qualche anno le nostre montagne saranno conosciute anche all’estero e il turismo si destagionalizzerà a favore dell’estate, sempre più in ascesa dopo la crisi dei nostri mari.

Pensare che la Regina degli appennini sia totalmente fuori da questa incredibile occasione fa male, molto male.

L’Aquila ha bisogno di una nuova identità …deve essere una volta per sempre la Capitale degli Appennini …della montagna.

15822685_10211869650325082_5993203233913451922_nServono menti, risorse, idee, innovazioni e sopratutto azioni non chiacchiere per accaparrarsi un voto o per proteggere una poltrona. 
Serve una precisa, meticolosa e matura azione politica. 

Un pensiero va all’associazione GranSasso AnnoZero che dopo aver dimostrato di poter innovare e contribuire alla causa è misteriosamente sparita nel nulla lasciando un vuoto incolmabile tra i giovani della città. Dove siete???? Abbiamo bisogno di Voi, non solo per il Festival.

Un altro pensiero e ringraziamento a tutto questo Gruppo che riuscito a risvegliare dimenticati entusiasmi e a ottenere concreti risultati. 15875531_10211869651805119_451927903819424584_o.jpg

In bocca al lupo mia cara Città, sono sicuro che è arrivata la tua occasione.

 

 

PS: non mi candido 

Dr. Jekyll & Mr. Hyde 

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LETTERA APERTA

DI LUIGI FACCIA

Quando l’altro giorno mi hanno fatto leggere il trafiletto del quotidiano “il Messaggero” (hanno fatto bene a confinarle in un piccolo trafiletto) con le dichiarazioni del sindaco di L’Aquila sull’innevamento artificiale a Campo Imperatore, non volevo credere ai miei occhi. 
Mai lette tante idiozie in così poche righe. 
Si mistifica artatamente la realtà e si portano argomentazioni incredibili a supporto, come ad esempio le sostanze chimiche o le escursioni termiche, che offendono l’onestà intellettuale dei cittadini ed affondano la speranza che ancora anima gli appassionati e gli imprenditori del Gran Sasso. 
Spero di essere breve ma si deve chiarire una volta per tutte l’equivoco “ambientale” che si innesca quando si parla di innevamento artificiale programmato.
La neve “artificiale” viene prodotta con un processo che imita quello naturale. Il cannone sparaneve pompa e nebulizza l’acqua formando piccolissime goccioline che ghiacciano quasi istantaneamente al contatto con l’aria (di norma al di sotto dei -4°) formando, così, cristalli di ghiaccio detti “nuclei di congelamento”. 
In questa miscela si immette ancora acqua vaporizzata e si ricrea ciò che avviene in natura. Attorno ai nuclei di congelamento si deposita l’acqua e si formano i cristalli di neve.
Quindi una buona produzione di neve artificiale nasce da un perfetto mix di acqua, aria, temperatura e umidità.
Lei, caro sindaco, è rimasto a qualche annetto fa (anni ’80-’90) quando i gestori dei produttori, convinti di poter riprodurre maggiore quantità di neve, usavano alcune sostanze che catalizzavano e facilitavano la formazione del nucleo di congelamento. 
Il più usato era lo “Snowmax”, prodotto con un principio attivo di un batterio, mediante il quale il cristallo naturale si forma attorno alle particelle di polveri e pollini presenti in atmosfera. 
Oggi, però, il controllo del diametro degli spruzzatori dei cannoni da neve rende inutili e, soprattutto, più costoso l’utilizzo di tali additivi. 
Sorvolo l’argomento “escursione termica”, senza alcun senso, per affrontare il discorso di Montecristo.
In base a quale valutazione scientifica si sostiene che Montecristo sia la posizione migliore dove sistemare eventuali cannoni quando lo zero termico si attesta mediamente sui 1.700/1.800 metri s.l.m. e il versante sciabile è completamente esposto a sud con la futura seggiovia che, eventualmente, partirebbe da una quota di 1.400 metri s.l.m.?  
Sarebbe stato corretto affermare “li mettiamo anche a Montecristo, stazione fondamentale per lo sviluppo turistico estivo e invernale dell’intero comprensorio, dopo averli posizionati a Campo Imperatore“.
Lo sa, signor sindaco, che nel Cantone Ticino, in Svizzera, il Consiglio di Stato prende in considerazione solo i progetti di rilancio delle stazioni sciistiche che hanno un’altitudine di almeno 1.800 metri s.l.m.? 
Credo di capire dove si voglia arrivare con questo improvviso innamoramento per Montecristo, perchè in matematica due più due fa sempre quattro.
Avendo grosse difficoltà a far digerire, a parte della sua maggioranza, il progetto di collegamento Scindarella – Fossa di Paganica e non sapendo minimamente come affrontare le direttive di Natura 2000, si prova a ripiegare con la semplice sostituzione della seggiovia “Le Steppe – Montecristo” potenzialmente fattibile senza grossi ostacoli ai sensi della Direttiva Habitat. 
Non ci provi sindaco.
Saremo attenti e severi vigili sulla situazione; senza il collegamento Scindarella – Fossa di Paganica non si buttano soldi pubblici su Montecristo.
Il risultato, ad oggi, è che la nostra stazione, sebbene sia la più alta dell’Appennino, è chiusa.
Di contro Roccaraso-Pratello-Pizzalto, Ovindoli, Pescasseroli, Campo Felice sono stazioni aperte, anche solo parzialmente, grazie all’innevamento artificiale programmato.
Caro sindaco vorrei chiederle, inoltre, come riesce ad affermare, con toni soddisfatti, che il ristorante di Campo Imperatore, il giorno di S.Stefano, ha addirittura incassato €1.200, che corrispondono a 30-40 coperti, considerandolo un ottimo risultato? 
Senza nulla togliere al grande impegno degli addetti e dell’Amministratore Unico per rendere la struttura ospitale, in questi giorni solo il bar, nella mattinata, dovrebbe incassare simili cifre risibili per i servizi di una stazione sciistica; non accetterei nemmeno sventagliate dei risultati di capodanno che, sappiamo tutti bene, si lavora molto qualsiasi siano le condizioni meteo-nivologiche.
La prego sindaco, infine, di smetterla di fare proclami al vento; la smetta di comportarsi come il Dr. Jeckyll e Mr. Hyde sul futuro del Gran Sasso parlando di argomenti che nemmeno conosce. 
Quantomeno scelga meglio i suggeritori. 
Cominci a pensare concretamente alla grave crisi che attanaglia le genti e gli imprenditori delle frazioni pedemontane. 
Pensi a fare il sindaco in questi pochi mesi che le rimangono poichè, al parere di chi scrive e non solo, non le riesce affatto bene
Cordiali saluti;
Luigi Faccia

Tutto il mondo è paese

di Fausto Tatone

I problemi sui Parchi sono gli stessi ovunque. Gli Enti non hanno mai funzionato come dovevano, tranne rare eccezioni, ed i territori coinvolti hanno conosciuto solo spopolamento e desolazione economica.

Le aree protette sono importanti per il futuro del pianeta , ma vanno riviste condividendo con le popolazioni LOCALI obbiettivi e GOVERNANCE in funzione di un futuro BENESSERE che non è solo quello dell’integrità ambientale.
Le petizioni consegnate presso il Comune dell’Aquila firmate da oltre 5000 CITTADINI AQUILANI, CHIEDONO PROPRIO QUESTO.

La riapertura di un colloquio per giungere finalmente ad una condivisione REALE delle,nuove, esigenze degli ABITANTI della valle dell’Aterno, perché se fino ad oggi le “zone interne” hanno conosciuto solo la “desertificazione”, nei prossimi anni dovranno essere ripopolate e sopratutto dovranno tornare ad essere produttive.

Un’economia sicuramente diversa da quella di 50 anni fa con un’agricoltura e degli allevamenti sostenibili più adeguati ai nostri tempi.
In questo lungo e difficile processo di cambiamento il TURISMO DI MASSA, è l’unica risorsa disponibile a breve termine, per il resto ci vorranno almeno 50 anni.
L’amministrazione comunale attuale dovrà rispondere alle oltre 11.000 firme che chiedono dei CAMBIAMENTI.

L’amministrazione futura dovrà presentarsi con un PROGRAMMA DI SVILUPPO ECONOMICO credibile e sopratutto con risultati orientati nel breve periodo. BASTA CON LE PROMESSE.

I sindaci e il parco
da ridisegnare
«È un’occasione»

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L’emendamento Valdegamberi sul Parco naturale regionale della Lessinia, come ormai viene chiamato il collegato alla finanziaria votato a maggioranza dal Consiglio regionale sulla nuova definizione delle aree protette del Parco, ha suscitato reazioni opposte ma ha avuto sicuramente il merito di aver riportato l’attenzione su un ente che lo scorso anno ha compiuto i suoi primi 25 anni (fu istituto con legge regionale 12 del 30 gennaio 1990) senza che nessuno spegnesse una candelina di festeggiamento.

Era nato male, sentito come imposto dall’alto, e cresciuto peggio, perché in primo piano ci sono finiti sempre i difetti e mai i pregi. Dunque la procedura che l’emendamento avvia per alleviare di fatto determinati vincoli sulle aree classificate come agro-silvo-pastorali, ridefinendole come aree pre-parco o aree contigue, ha il merito di riportare la discussione su un tema sentito, ma sul quale i veti incrociati degli ultimi dieci anni hanno impedito qualsiasi soluzione.

«NON MI PARE che ci siano gli estremi per sostenere che il Parco diventi a macchia di leopardo», esordisce Claudio Melotti, sindaco di Bosco Chiesanuova, già presidente di Comunità montana e Parco nonché assessore proprio con la delega all’area protetta in occasione del secondo mandato del presidente Lucio Campedelli. «Non mi addentro nello specifico ma a mio avviso è una riclassificazione delle aree che non porta particolari problemi. Il Parco resta integro nei suoi confini, non cambia nulla sul discorso della fertirrigazione, cioè lo spandimento di liquami di origine zootecnica che è regolamentato dalla Direttiva nitrati dell’Unione europea, né per quanto riguarda le norme edilizie delle malghe, che sono vincolate comunque anche fuori dal Parco per le norme paesaggistiche dello strumento urbanistico comunale. L’unica variante semmai riguarda la caccia, ma stiamo parlando sempre di caccia controllata, non di libertà di sparare», aggiunge.

Si prende in mano l’articolo 32 della legge quadro sulle aree protette 394/1991 e conferma: «Stiamo parlando di questioni di lana caprina perché finché i sindaci non propongono una determinata soluzione, non cambia nulla».

Cambia che ora le aree pre- parco, che per legge dovrebbero essere fuori dai confini attuali, con l’emendamento Valdegamberi i sindaci possono individuarle dentro l’area protetta. «Certo questo è un vantaggio, perché i confini del Parco arrivavo ad esempio a ridosso dell’area artigianale delle Grobbe a Corbiolo: istituire le zone contigue o pre-parco fuori dei confine avrebbe voluto dire sacrificare un possibile sviluppo di questa zona», osserva Melotti.

IN PRATICA il vincolo del Parco sul Vajo di Squaranto sarebbe debordato dal vajo alla piana delle Grobbe, con le conseguenze, in termini occupazionali e di sviluppo che nessuno vorrebbe. «Se questo emendamento ci permette ad esempio di togliere dai vaj il vincolo del Parco sarebbe già un successo e potrebbe anche bastare senza ridurre altra superficie», ipotizza il sindaco di Bosco Chiesanuova, «fermo restando che ci sono leggi sovraordinate che impongono vincoli paesaggistici, idrogeologici o le Zps, Zone a protezione speciale o di Natura 2000 che resterebbero comunque, Parco o non Parco. Dunque la mia proposta è di non fasciarsi la testa prima: non siamo in un fortino dove dobbiamo difendere una posizione. Ascolteremo i consigli di tutti e poi entro 90 giorni, come l’emendamento ci chiede, formuleremo la nostra ipotesi. È un’occasione che ci viene data anche per riprendere in mano le proposte di variante al piano ambientale sulle quali si sono spesi mesi di discussione e pronte per essere approvate non sono mai arrivate a conclusione. Sono giuste le osservazioni di Lazzarin (vedi articolo a fianco, ndr) sui vantaggi e i danni di una decisione così importante: da bravi amministratori valuteremo i pro e i contro e decideremo, chiedendo che la politica resti fuori dalla porta».

Aldo Gugole, sindaco di Selva di Progno, ha un’importante porzione del suo territorio dentro il Parco, rappresentata dalla Foresta demaniale di Giazza: «Nessuno la mette in discussione e lì è giusto che resti, dove ci sono boschi e pendii scoscesi, ma mi chiedo che senso abbia il Parco sugli alti pascoli, dove ci sono malghe e un allevamento intensivo. Quando fu tempo di decidere i confini, si guardò alla convenienza economica degli incentivi, un po’ come capita oggi con le fusioni tra Comuni, ma poi, terminati gli incentivi, restano i problemi e non puoi più farci nulla, contro una burocrazia così complicata che non ti permette mai di venirne a capo. Il Parco in questi decenni è stata un’imposizione, non un vantaggio: dalla gente ci sono solo lamentele, raccolta di firme non solo per limitarlo ma anche per cancellarlo del tutto», ricorda Gugole.

NON HA INVECE firmato la lettera di sostegno all’emendamento di Valdegamberi il sindaco di Fumane Mirco Frapporti: «Presentata il venerdì doveva essere sottoscritta il sabato. Io credo che la questione avrebbe meritato una riflessione maggiore rispetto a una richiesta improvvisata, ma non ho preclusioni su un ragionamento relativo alle aree pre-parco. È indispensabile ragionarsi con calma e capire meglio. Il Parco non è mai stato valorizzato come avrebbe meritato e dove è successo, come alla Cascate di Molina, i risultati si sono visti anche con un ritorno di vitalità oltre che economico. Mi chiedo se i progetti di area vasta dei Comuni di confine non potrebbero tener conto anche di questo in considerazione del fatto che la montagna c’è perché esistono collina e fondovalle. Imporsi con atti imperativi serve a poco, solo ad accendere micce qua e là. Guardiamo al futuro come si è fatto con l’Osservatorio per il paesaggio della Valpolicella riconosciuto anche a livello regionale», conclude Frapporti, «e lo stesso si può fare con il Parco, coinvolgendo cittadini, professionisti e operatori di settore».

Vittorio Zambaldo

http://www.larena.it/territori/lessinia/i-sindaci-e-il-parcoda-ridisegnare-è-un-occasione-1.5373230

Troppi “perché” senza risposte

di Francesco Massimi

Mi chiamo Francesco Massimi, sono un componente del comitato Save GranSasso. Tale comitato è libero, indipendente e chi ne fa parte esprime liberamente ed in modo apolitico il proprio pensiero. Ovviamente quando si raccolgono 11.165 firme poiché sono due le petizioni presentate, evidentemente si rischia di destare interesse. Non entro in merito alle disquisizioni tecniche, vorrei, piuttosto, ponendo delle semplici domande, che qualche saccente mi rispondesse in modo sereno e possibilmente pacato. Che cosa è l’ente parco e cosa rappresenta nel territorio? A cosa serve l’ente parco? Perché ci sono le vasche da bagno disseminate ovunque all’interno del parco x dare da bere alle mucche? Perché l’abitato di San Pietro alla Ienca è senza fogne e le acque reflue, o parte di esse, confluiscono nel fiume Raiale che bagna la valle? Perché Mucciante Ristoro sito alla Vetica può violentare in quel modo quella parte di territorio? Perché ci sono centinaia di camper posteggiati senza alcun servizio sugli spazi in prossimità di tale ristoro? Perché il camping della vetica con annesso rifugio è osceno e probabilmente non a norma? Perché il rifugio duca degli Abruzzi scarica le acque reflue senza ovviamente alcun tipo di fogna? Chi controlla la eventuale fossa? Perché gli impianti di Monte Cristo e Fossa di Paganica non vengono rimossi? Perché d’estate se vado alla Fossa di Paganica vengo sbranato dai cani dei pastori che di fatto si sono impossessati di detta area? Perché accade la stessa cosa se percorro la valle che conduce ai ruderi di Santa Maria del Monte? Perché con un manipolo di idioti come me e con qualche decina di euro sono stati risegnati molti sentieri e non si capisce quanti (tanti) soldi sono stati stanziati ad uffa x lo stesso motivo? Perché d’estate ci sono le pecore e le mucche al piazzale di Campo Imperatore? Perché gruppi di ciclisti stanno perpretando il peggior scempio della storia del Gran Sasso devastando di fatto i sentieri, ed il parco non fa nulla, fosse solo nello stabilire un regolamento? Perché molte ditte che intervengono all’interno del parco sono del teramano? Perché le case cantoniere adibite a bed and breakfast non sono mai state utilizzate x tale scopo ed addirittura i mobili, quelli non rubati o presi in comodato d’uso, si trovano ancora all’interno perfettamente sigillati? Perché sul web vengono pubblicizzati i punti di ascolto all’interno del parco che invece non esistono? Perché nella sede di Assergi sono stati rimossi ed adeguatamente portati nel teramano i coppi centenari ed al loro posto sono stati posizionate tegole di edilizia popolare? Perché viene vietato di pulire il sottobosco? Perché noi residenti di Assergi dobbiamo pulire le strade ed il parco non muove alcuna mozione a nostro favore? Perché la stazione della intermedia della vecchia funivia non viene rimossa visto che, oltre all’amianto sono presenti componenti elettrici (motori e generatori con annessi olii) altamente inquinanti? Perché il territorio è disseminato di bandoni (baracche di lamiere) adibite anche a vendita di “prodotti tipici”? Pensate che possa bastare o devo continuare? A proposito, non sono un avvocato ma sono appassionato di montagna e soprattutto di natura. Ultimamente mi hanno contestato il fatto di andare in montagna con scarpe da ginnastica ed andatura allegra. “Francesco, non si va in questo modo in montagna….!!!”. Sono stato declassato, cercherò di farmene una ragione. Se non altro sono certo di bere acqua pura, magari con un po di solvente, quella che sgorga dalle viscere della montagna dove cosa si sperimenta dio solo lo sa…. Però noi siamo gente che cementifica e violenta la natura……

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Lettera chiusa (critica) a chi guarda il dito e non la luna.

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di Fausto Tatone

Un laboratorio di fisica nucleare nel cuore della montagna e del Parco ha fatto e sta facendo più danni di 500 seggiovie montate una sull’altra. Acque contaminate, e non è certo la prima volta, scorrono indisturbate nei fiumi e nei ruscelli, neutrini nell’aria.

Un poligono di tiro, nel Parco, semina piombo nelle viscere della terra da oltre 30 anni ma nessuno lo vede o lo denuncia.

I ruderi disseminati e abbandonati ovunque si sgretolano quotidianamente rilasciando cemento e ferro nella terra… quella terra che dovrebbe regalarci magnifici doni dall’agricoltura.

Le aree per le attività rurali non esistono più e le poche presenti chiudono i battenti e si arrendono alla burocrazia più becera.

Il Parco ha definitivamente chiuso tutte le attivita di promozione del turismo, tra omertà e silenzio, ponendosi come MERO UFFICIO AMMINISTRATIVO. (???)

Un’azienda , l’unica ad aver aperto post terremoto, che doveva assorbire 129 lavoratori è sotto sequestro dopo aver drenato 10 milioni di euro al territorio e assunto 4 persone testimonianza assoluta della situazione economico-sociale della città.

Un’altra azienda in pieno fallimento e senza nessuna possibilità di produrre un solo euro di utile , viene salvata da decenni con iniezioni continue di liquidita (l’ultima 1.400.000) euro solo per l’ignoranza imprenditoriale che da sempre contraddistingue la nostra classe politica.

Noi un’idea di Parco, di protezione della natura, di economia sostenibile ce l’abbiamo .. precisa e inequivocabile.  Senza contravvenire a Leggi e Direttive che OGGI VENGONO IGNORATE QUOTIDIANAMENTE PROPRIO DA CHI POI SI VANTA DI ESSERE AMBIENTALISTA (da salotto).

Da 2 anni ormai SIAMO GLI UNICI che HANNO STUDIATO e PORTATO A CONOSCENZA DEI CITTADINI COS’E’ NATURA2000 con i suoi sic e zps. Neanche il milionario progetto europeo “fahrenheit” c’era riuscito (fino al 2013 il 75% degli europei non sapevano cosa fossero la direttiva Habitat e Uccelli)

Qui a L’Aquila abbiamo raggiunto risultati TANGIBILI con 11.000 firme e continuiamo a combattere perché la trasparenza, la legalità e sopratutto il futuro economico della valle possano prevalere a stupidi e microscopici prese di posizione di chi su queste montagne viene a farsi solo una passeggiata (arrampicata e affini) e , chiaramente, non vuole il disturbo del turista da sempre considerato ignorante e invadente.

ORA CI PIACEREBBE CONFRONTARCI CON IDEE E NUMERI, non con i TUTTOLOGI che nulla sanno di turismo, di economia e , meraviglia delle meraviglie, di PROTEZIONE DELL’AMBIENTE.

Abbiamo rispettato la DEMOCRAZIA , un regolamento comunale, siamo scesi per 2 mesi in strada con freddo e pioggia , abbiamo parlato con tutti, ora , scusateci, vorremmo ascoltare solo RISPOSTE non idiozie sparate al vento.

Il dito è sempre lì, oggetto di chiacchiere e chiacchiericci ma la luna è un’altra cosa.
Buon Natale.

#SaveGranSasso
#ProgettoMontagna

Questo è solo l’inizio

Di Lucio Scipioni

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Da lunedì inizia la vera battaglia!!

Sarà una guerra di nervi, di propaganda, di potere, di visibilità, di numeri, di scienza, di coscienza, ecc. Si tratterà, insomma, ogni giorno, camminare lungo la “salita” che abbiamo appena cominciato a conoscere.

Tanti saranno gli ostacoli che incontreremo, molti saranno insuperabili, molti si supereranno, ma la “volontà” da cui dipende il risultato difficilmente sarà da noi addomesticabile.

Ho la sensazione che dovremo accusare anche qualche colpo proibito, importante sarà non porgere l’altra guancia ma puntare dritto all’obiettivo. Perché di questo si tratta, di raggiungere quell’obiettivo. E si può farlo  solo dando continuità all’azione intrapresa, senza dimenticare di osservare e analizzare ciò che ci succede tutt’intorno.

Un primo traguardo, comunque, è già nella borsa di Luigi. È il risultato dell’impegno di molti, ma è soprattutto il risultato dell’ “informazione”, quella che ha reso coscienti dei fatti e dei luoghi imprigionati dal volere di pochi a danno di tutti. Informazione che per noi si è tradotta in “firme per la causa”.

INTERVISTA DI LUIGI FACCIA A RADIO L’AQUILA 1 DEL 2 DICEMBRE 2016 (CLICCA PER APRIRE)

Cogliamo l’occasione per ricordarvi l’appuntamento, avente oggetto il Resoconto Petizione Popolare ed azioni per l’immediato futuro, che si terrà  presso il Comune di L’Aquila in località Villa Gioia (Sala “Luciano Fabiani”)  lunedì 5 dicembre 2016 alle ore 11:30.

L’Associazione Culturale di Promozione della Montagna “Progetto Montagna”, illustrerà alla stampa ed alla città i seguenti Argomenti:

1) Comunicazione risultato Petizione Popolare e ringraziamenti;

2) Iter successivo al deposito c/o il Protocollo Generale del Comune delle
firme;

3) Richieste ed azioni per l’immediato futuro;

4) Situazione legislativa attuale: Piano del Parco, Piano di gestione dei
SIC, Misure di Conservazione;

5) Conclusioni: cosa farà Progetto Montagna ?

Siamo fiduciosi in una vostra partecipazione vista l’importanza degli argomenti.
Cordiali Saluti a tutti!

#ProgettoMontagna

#SaveGranSasso

 

Dr Jekyll & Mr Hyde

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Mentre in una conferenza stampa, indetta dal Pd regionale, si fanno rassicurazioni e si danno garanzie sulla realizzazione dei nuovi impianti sul Gran Sasso, nelle stanze del settore ambiente della stessa regione si accettano modifiche integraliste ai Piani di Gestione e Misure minime di conservazione SIC-ZPS. “Si parla dei danni causati dall’espansione dei bacini sciistici. E allora come può essere realizzabile il famoso collegamento Montecristo-Scindarella? Adesso capite le nostre perplessità” – interrogativo posto da Save Gran Sasso dopo la conferenza stampa di ieri in regione.

Appennino Ecosistema in un comunicato annuncia che Le aree protette abruzzesi saranno ancor più tutelate a livello europeo:

“La Regione ha accolto la maggior parte delle proposte delle Associazioni ecologiste in merito alle “Misure di conservazione per la tutela della Rete Natura 2000 dell’Abruzzo”.
“Le aree protette a livello europeo devono ricevere dalla Regione forme di tutela certe e scientificamente fondate”. Questa, in estrema sintesi, la posizione delle Associazioni ecologiste Appennino Ecosistema, LIPU Abruzzo, Salviamo l’Orso e WWF Abruzzo Montano, che un mese fa inviarono all’Ufficio Parchi e aree protette della Regione Abruzzo dettagliate osservazioni alle “Misure di conservazione per la tutela della Rete Natura 2000 dell’Abruzzo”, che saranno presto all’esame della Giunta e poi del Consiglio Regionale. La Regione Abruzzo ha ora comunicato di aver accolto quasi tutte le proposte delle Associazioni: in tal modo, la tutela di queste preziose aree sarà fortemente rafforzata.
La Rete Natura 2000, che comprende tutti i SIC (Siti di Interesse Comunitario) e le ZPS (Zone di Protezione Speciale), protegge in Abruzzo il 40% del territorio, con centinaia di habitat e di specie vegetali ed animali rigorosamente tutelate in forza della Direttiva Habitat dell’Unione Europea, che ha impresso una decisa svolta in chiave ecologica alle politiche di protezione della natura di tutta l’Europa.
Per un’efficace tutela e gestione di questo imponente patrimonio di biodiversità, capace di renderci incommensurabili servizi ecosistemici (acqua e aria pulite, mantenimento degli equilibri idrogeologici e climatici, efficienza di tutti i cicli ecologici, etc.), è obbligatorio ed urgente approvare i Piani di gestione e le Misure di conservazione, che secondo la Direttiva Habitat avrebbero dovuto essere operativi già da dieci anni. La Giunta regionale si appresta quindi ora, finalmente, ad approvare le “Misure generali di conservazione” della Rete Natura 2000, in attesa del varo dei Piani di gestione, che attendono purtroppo nei cassetti già da alcuni anni.
Le Associazioni hanno proposto di migliorare in più punti le Misure di conservazione proposte, tenendo conto: (1) della opportunità  di tutelare adeguatamente habitat e specie di interesse comunitario offerta dagli artt. 727-bis e 733-bis del codice penale, (2) della necessità di integrare SIC e ZPS in un’unica Rete (denominata Natura 2000) con lo stesso livello di tutela, (3) dei danni connessi ad eventuali ampliamenti delle aree destinate agli sport invernali basati su impianti di qualsiasi tipo, (4) della necessità di vietare il forte disturbo connesso al sorvolo di velivoli compreso i droni ed all’uso dei fuochi d’artificio in tutto il territorio protetto della Rete, (5) della necessità di vietare l’uso delle munizioni di piombo in tutto il territorio protetto e (6) della necessità di vietare in modo assoluto le dannosissime attività di pascolo vagante non vigilato, a favore di un pascolo turnato, guidato e razionato.”

Appennino Ecosistema, LIPU Abruzzo, Salviamo l’Orso, WWF Abruzzo Montano

FONTE: ILCAPOLUOGO.IT