La Flora A Orologeria

Ci risiamo…

Ogni volta che il mondo “Ambientalotto” non sa più cosa esprimere o, molto peggio, deve ostacolare iniziative che vengono da chi vive e risiede nei territori montani e pedemontani (perle del vincolo assoluto), se ne escono con una “scoperta” sensazionale.

Stessa cosa fu fatta per la VINCA del progetto della nuova Seggiovia Fontari ma, per essere più brevi e terzi, parleremo di altri territori.

Prendiamo a riferimento la stagione vincolistica primavera-estate 2016, in cui ci furono, con strano tempismo e ripetitività, delle scoperte dal punto di vista floristico-ambientale a dir poco sensazionali (ahinoi!).

  1.  Era il 25 Febbraio 2016 quando parte la campagna contro la Riforma del Parco Regionale Velino Sirente ed i nuovi impianti di Ovindoli che vanno ad allargare il comprensorio sciistico sul Monte delle Lenzuola. Un quotidiano titolava “Magnola-Ovindoli NO ai nuovi impianti” questo è l’appello di Appennino Ecosistema. La stessa associazione propone di trasformare il Parco Regionale Velino Sirente in Parco Nazionale.
  2.  Cominciano le scoperte sensazionali; correva il 16 Maggio 2016 quando usciva un notizia incredibile: “scoperta una nuova specie vegetale rara nel Parco Sirente Velino”. Scoperta da un associato di Appennino Ecosistema (che combinazione!), trattasi della Adonis Vernalis finora sconosciuta nel territorio del Parco Velino Sirente e ritenuta estinta in Italia fino al 1997. Risparmiamo tutti i relativi commenti di contorno in stile sbarco di Armstrong sulla luna.
  3.  Il 23 Maggio 2016 “Parco Velino Sirente, scoperta rara specie vegetale fritilaria montana” titolava questa volta un quotidiano web. L’articolo narrava che, nel corso di un escursione di Appennino Ecosistema (una sagra di coincidenze…) la flora del futuro Parco Nazionale Velino Sirente (da notare il balzo in avanti) si arricchiva di un altro gioiello della biodiversità, appunto, la Fritilaria Montana. A questo punto non poteva mancare un “Progetto Life” dedicato.
  4.  Siamo al 18 Luglio 2016 ed un articolo web annuncia un’importante iniziativa, il “Progetto Floranet Life” (http://floranetlife.it/it/progetto/) progetto di salvaguardia di 7 specie vegetali rarissime e ad alto rischio estinzione. Dove potevano trovarsi queste 7 perle dell’umanità’ e cosa bisogna fare per proteggerle?  Le rarissime principesse si trovano, in rare popolazioni, nell’appennino, nei Parchi Nazionali della Maiella e del Gran Sasso e, si guardi sempre il caso, nel Parco Velino Sirente. Di importante annotazione, tra le misure di salvaguardia e conservazione in situ dei 7 gioielli, c’è la riduzione dell’impatto turistico.

A questo punto è lecito chiedersi: cosa si cela dietro la sensazionale scoperta nel Parco Nazionale del Gran Sasso dell’ottava meraviglia del mondo di nome Cordydalis Densiflora Subsp. Appennina?

L’articolo è del 15 Aprile 2019 e narra che trattasi di rarità endemica e facente parte di un gruppo di specie descritte da studiosi del Centro Ricerche Floristiche dell’Appennino, gestito grazie all’accordo tra l’Università di Camerino ed il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

La costituzione del Centro ricerche sulle pendici meridionali del Gran Sasso  si è rivelata strategica per gli studi della flora spontanea.

Eravate a conoscenza del fatto che il Piano D’Area Scindarella-Montecristo si estende, sempre casualmente, sul versante meridionale del massiccio del Gran Sasso?

Ovviamente, ci troviamo di fronte solo all’ennesima, mastodontica, pura coincidenza.

#SaveGranSasso
#ProgettoMontagna

Illusioni a 5 stelle

Riteniamo molto importante approfondire il background della “convention” di stampo rewilding che i grillini d’Abruzzo hanno pensato di propinare ai Prati di Tivo in questo fine settimana.

Partiamo dal presupposto che da quando il M5S esiste in Abruzzo ha storicamente ignorato sia le aree interne in generale, sia le aree pedemontane del nostro massiccio in particolare, poiché scarno bacino di voti rispetto alle loro provenienze costiere; il solo intitolare l’incontro “montagna a 5 stelle” lo troviamo un insulto a tutti i cittadini di quei territori che da sempre vedono latitare tale forza politica salvo poi fare capolino in campagna elettorale.

Ma questo è l’ultimo dei problemi, d’altronde il Gran Sasso e i suoi limitrofi abitanti sono abituati, da sempre, a dover sopportare politici e ciarlatani di ogni provenienza che promettono e poi non solo non mantengono e spariscono ma fanno l’esatto contrario. In questo caso, però, siamo oltre.

La scelta di volteggiare come avvoltoi su una stazione sciistica in oggettiva difficoltà per poter sparare liberamente sentenze terroriste ambientali contro gli impianti di risalita è rivoltante.

D’altronde non è la prima volta che, in quelle sparute occasioni in cui il M5S si accorge dell’esistenza della nostra montagna, provano ad imporre, in perfetto stile associazionistico ambientale talebano, un precisa visione mirata ad un progressivo allontanamento totale della presenza dell’uomo, e delle sue molteplici attività, dal Gran Sasso (Rewilding Europe).

Ci riferiamo ovviamente all’esposto che, nel luglio 2014, il M5S scrisse contro il progetto di sostituzione della seggiovia “Fontari” di Campo Imperatore che prevedeva un tracciato spostato di qualche metro dall’attuale (e antica) posizione e che partisse dalle vicinanze della seggiovia “Scindarella” per arrivare all’osservatorio al fine di permettere ai clienti di arrivare sci ai piedi alla funivia evitando le, attualissime, escursioni in salita per raggiungere l’impianto. Come è andata a finire lo viviamo tutti oggi: a causa di tale esposto la regione bloccò il progetto “allungato” e tornò a una sostituzione dell’identico tracciato precedente così come imponeva la direttiva Habitat alla quale si appellarono i grillini.

Ma non si limitarono certo a questo sempre in tema Gran Sasso; qualche mese prima dell’esposto, in piena campagna elettorale per le regionali del 2014, il M5S pensò bene di scrivere sul proprio programma elettorale (attualmente introvabile ovunque compresa la rete, evidentemente conteneva idiozie talmente grosse da doverle censurare) che, in tema di sviluppo turistico di Campo Imperatore, si doveva “impedire in ogni modo la realizzazione del Piano di Sviluppo e Valorizzazione dell’area aquilana”, ovvero il cosiddetto “Piano Letta”, che prevedeva un totale di 200 milioni di investimento nel settore delle infrastrutture sciistiche compreso, ovviamente, il Piano D’area che prevede il collegamento tra Montecristo, la Fossa di Paganica e il Monte Scindarella.

Ci siamo dilungati nella descrizione dei fatti perché viviamo un momento delicatissimo per le aree interne; veniamo da 5 anni di sinistra D’alfonsiana che non ha fatto altro che aumentare a dismisura la distanza tra il territorio costiero e l’entroterra, che ha reso ancora più evidente la doppia velocità delle due macroaree.

Adesso consegnare la regione a chi vuole, leggiamo testualmente dal comunicato della “Convention”, delle “Tendenze Green” sulla nostra montagna (tradotto: non un euro per gli impianti di risalita, non un euro per l’innevamento programmato, non un euro per l’ampliamento dei bacini sciistici eccetera) per promuovere una scellerata visione integralista ambientale che scaturirebbe in un certo spopolamento dei Comuni pedemontani, in una sicura chiusura delle attività degli operatori turistici che si basano sull’indotto degli impianti, francamente sarebbe un disastro dal quale non si potrà più tornare indietro.

#SaveGranSasso

Progetto Montagna

 

Le nostre linee programmatiche

Il comunicato di FederTurismo di 3 giorni fa ci rincuora.

E’ noto a tutti infatti che il nostro Gruppo si sia sempre battuto per ottenere infrastrutture adeguate al Turismo Sportivo, ma forse fino ad oggi erano ancora pochi quelli che ne conoscevano veramente le potenzialità, amministratori compresi.

Ora se n’è accorta anche Confindustria.

Un turismo sano, da vivere all’area aperta e soprattutto in tutte le stagioni (destagionalizzazione), anche quando il mare e la montagna non hanno poi tanto da offrire in termini meteorologici.

Secondo noi il nostro territorio ha delle peculiarità uniche per chi ama gli sport outdoor, ma malgrado tutti ne parlino sono ancora poche le iniziative e le necessarie infrastrutture ad essere presenti.

Ricordiamo:

– La grande occasione dei Progetti C.A.S.E. di Assergi e Camarda , riqualificabili con piccoli investimenti in Villaggi Sportivi per squadre, club, parrocchie, colonie, convegni, ritiri etc. con annesse strutture indoor (palestre-piscine etc).

– La disponibilità di alcuni fondi pubblici per riattivare Monte Cristo e Fossa di Paganica, vere mecche per ciclisti, trekkers, bambini, anziani e disabili, ma sopratutto in grado di decongestionare le alte cime che stanno soffrendo un carico di presenze esagerato.

– Sempre con alcuni Fondi disponibili, dopo le ferrate, bisognerebbe ritracciare e ripulire i sentieri di media montagna, quelli più importanti, quelli che permetterebbero a CHIUNQUE di godere dei nostri panorami mozzafiato e non soltanto , come avviene oggi, ad esclusivo uso e consumo degli alpinisti ironman. Fare delle ciclabili in grado di connettere i borghi.

– E poi l’abbattimento delle barriere architettoniche , il riordino dei flussi di traffico in località Fonte Cerreto, Campo Imperatore e Fonte Vetica. Le aree di sosta attrezzate per Camper (con fosse biologiche), il collegamento con i Borghi che malgrado distino qualche km dalla montagna in alcune stagioni sono eccessivamente isolati.

– La creazione di alternative a luoghi troppo sfruttati, cominciando da Fonte Vetica, dove c’è un rifugio in meno, mentre altri sono nascosti ed abbandonati lontani dai tour trafficati.

– La ricostruzione post terremoto di Assergi , Camarda, Arischia, Aragno, Collebrincioni etc. per noi da considerare prioritari per la nascita di B&B e affini in grado di raddoppiare o quasi gli attuali posti letto, assolutamente insufficienti specialmente in alta stagione.

– Riattivare i programmi scolastici anche in autunno e primavera per avvicinare gli studenti , con costi bassissimi, alle attività outdoor.

– L’ottimizzazione delle Aree Protette chiarendo una volta per tutte cosa si può fare cosa no e sopratutto presidiando il territorio con richiami, multe e sanzioni a chi frequentandolo solo per qualche ora ci lascia immondizia e danni ambientali.

Potremmo continuare per ore e ore…. anche con il vostro aiuto, ad elencare cosa si può fare, quanti posti di lavoro, quanti giovamenti per le nostre popolazioni possono essere creati con un’azione forte e mirata.

Contenuti ampiamente snocciolati nella nostra “Carta del Gran Sasso” consultabile sul nostro sito.

Non basterà un Hotel 5 stelle lusso al rilancio dei territori del Gran Sasso, senza adeguati investimenti, piani industriali di sviluppo e sinergie tra operatori rischierà di essere solo l’ennesima cattedrale nel deserto.

#SaveGranSasso

Progetto Montagna

 

Olimpiadi ed Elezioni

Queste brevi precisazioni, senza voler fare né polemica strumentale né politica, sperando tanto che nessuno si alteri facendo scattare l’apparato endocrino.

Cominciamo con la proposta di candidatura Olimpica.

Da quello che abbiamo letto, speriamo sinceramente che l’Onorevole Martino abbia fatto questo per “l’amore” che ha nei confronti del Gran Sasso e per “pubblicizzare la nostra montagna“.

Ci permettiamo di dire solo che nel nostro ambiente queste “sparate” sono accolte con tutt’altro spirito (ilarità ???) e che ci aspettiamo, da un imprenditore come l’Onorevole, altre cose dal punto di vista del Marketing territoriale.

Dal punto di vista tecnico le diciamo:

  • per la realizzazione delle strutture c’è tutto il tempo (2026), ma sapete quante ne sono e quanto costano ? Breve elenco (forse manca qualcosa) di Torino 2006:
    Villaggio Olimpico (145 ml nel 2006), Palaghiaccio per Hockey, Stadio per il pattinaggio artistico, Stadio per il Pattinaggio di velocità, Stadio del Fondo, di Slalom, del bob e slittino, del Freestyle, ecc………
  • Requisiti per lo svolgimento delle gare solo dello sci alpino maschile (FIS – International Ski Rules):
    Discesa Libera – Dislivello di pista (min. 800 max. 1.100 mt);
    SlalomGigante – Dislivello di pista (min. 250 max. 450 mt);
    Slalom – Dislivello di pista (min. 180 max. 220 mt);
    Super Gigante – Dislivello di pista (min. 400 max. 650 mt).

 

Di queste manifestazioni non ne possiamo fare nessuna, perchè oltre a non avere i requisiti regolamentari (dislivello), pecchiamo anche nei requisiti intrinseci delle piste di gara.

Le strutture si possono pure fare, ma le montagne come si fa a farle crescere?

Per quanto riguarda la risposta del Dott. De Matteis, sempre senza entrare nella polemica politica tra i due, crediamo che sia fondata e concreta.

Però vorremmo soffermarci su un aspetto dell’ intervista rilasciata dal Consigliere: I presunti fondi che si sbloccherebbero dopo l’approvazione del Piano del Parco quali sarebbero? Quelli dei Fondi CIPE 135/2012?

Circa sei milioni (il rimanente dei famosi 13.400 ml) li abbiamo ancora in cassa (se ancora ci sono….) e dovrebbero essere a disposizione.

Per fare la ristrutturazione dell’Albergo di Campo Imperatore (sta cadendo a pezzi), dell’Hotel Cristallo, del Rifugio Fontari, del Rifugio Montecristo la rassicuriamo, non ci vuole nessuna approvazione del Piano del Parco.

Per quanto riguarda i sottoservizi, abbiamo 1.200 ml. da quattro anni ed ancora non si vede uno straccio di progetto.

Per le Opere di Protezione Attiva e Passiva dalle Valanghe (vedi CPLV della Regione Abruzzo), cosa stiamo facendo ?

Per fare tutte queste opere serve una semplice VINCA perchè sono opere che vanno a salvaguardare la salute dell’uomo e sono indispensabili per il Comprensorio Turistico (basta leggere la Direttiva Habitat all’art. 6 c.4).

Per finire, per quanto riguarda i lavori sugli immobili pubblici, vi consigliamo di ritirare in autotutela la Delibera di Giunta n. 159 del 22 aprile del 2016.

Sperando che finisca questa storia del Gran Sasso protagonista solo nelle vicinanze di una campagna elettorale, vi diciamo che siamo sempre a disposizione.

#SaveGranSasso

L’Abruzzo montano a macchia di leopardo

Foto 3

Escono i primi dati consuntivi della stagione invernale 2018 e dell’intero 2017.

Crescita confermata ovunque sull’arco alpino, il record sicuramente al Trentino (dati Ispat).
Ed ora è corsa agli investimenti per accaparrarsi il mercato estivo (e noi?).

Tutto ampiamente in linea con le previsioni e le tendenze tracciate da “Skipass Panorama Turismo, Modena Fiere – Jfc” nell’osservatorio sul turismo montano pubblicato nell’autunno del 2017 (foto 1).

Foto 1

Bene sicuramente anche l’Abruzzo montano, ma con risultati a macchia di leopardo, tanta strada ancora da fare e con la zavorra dei dati ufficiali ancora “segretati“.

Foto 2

Dati invece analizzati e pubblicati da Bankitalia in occasione della 18a Conferenza “L’Italia e il turismo internazionale” tenutasi a Venezia il 10 maggio scorso.
Dalla sintesi pubblicata dal Ciset (foto 2) sul 2017 emerge esattamente quanto pensiamo e condividiamo da tempo: il turismo di montagna è un motore pazzesco per le economie e per le comunità locali , mentre il Pil nazionale cresce del 1,5% questo settore è cresciuto del 23% nel 2017 (14 volte il pil, 2 volte quello balneare, 2 volte quello culturale, 23 volte quello verde e attivo).

Con il boom del primo trimestre 2018, l’anno in corso confermerà sicuramente tale crescita.

Se aggiungiamo a tale fenomeno il ritardo accumulato dall’Abruzzo rispetto al resto d’Italia (foto 3), testimonianza di una potenzialità ancora inespressa principalmente a causa degli esigui investimenti e di visioni completamente sbagliate, la crescita della “spesa totale dei turisti” per la nostra regione nei prossimi anni potrebbe essere anche doppia.

Ma sarà fondamentale l’adeguamento delle amministrazioni locali a tali trend.

Troppo tempo è stato sprecato fino ad oggi senza fare nulla e se continuiamo con questi ritmi rischiamo di rimanere seduti davanti alla finestra.

Scommetterci qualche soldino, in termini di investimenti infrastrutturali, rivedendo alcune strategie e soprattutto alcuni atteggiamenti mentali, può far bene a tutti.

#SaveGranSasso
#ProgettoMontagna

Ente Parco, questo sconosciuto…

Ecco perché il Parco non riaprirà più gli infopoint, non si occuperà più di promozione turistica, non stamperà più materiale pubblicitario.

Chiudere la partita iva che consentiva tutte le attività non inerenti la mera protezione della natura è una delle scelte più infelici, insensate e deludenti che questo Ente potesse portare a compimento.

I territori hanno bisogno di PROMOZIONE , per i prodotti locali, per le ricchezze naturali, per farsi conoscere dal mondo turistico e per poter finalmente far “campare” i propri abitanti.

Chiudere le attività di promozione è l’esatto opposto di quanto previsto dalla modifica delle legge 394/91 appena approvata dalla Camera, che prevede una maggiore autonomia economica degli Enti Parco mettendoli in condizione di produrre ricchezza principalmente attraverso il Turismo.

Ieri da Fonte Cerreto sono passati migliaia di turisti… confermando che la porta principale del parco è proprio questa servita dalla comoda uscita ASSERGI dell’autostrada A24. L’unica ad essere cosi vicina al sistema di collegamento pedemontano rappresentato dalla SS17bis che collega la maggior parte delle cime e dei borghi.

Neanche a ferragosto ho visto tanta gente e siamo appena a giugno.

Il turismo montano si sta contrapponendo alla velocità della luce a quello balneare, ma in pochi hanno saputo leggerne tempi e modalità.

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

 

Finalmente qualcosa di nuovo


di Fausto Tatone

Finalmente qualcosa di nuovo.

Manca ancora un passaggio al Senato, ma la strada sembra in discesa.                                                 La modifica alla legge 394 del 1991 , quella che ha istituito le aree protette in Italia, viene rivista e corretta. Nel nuovo testo si da molta più importanza alle comunità locali e alla crescita economica.                                                                                                                                                                  Due valori molto cari a #SaveGranSasso che da 3 anni conduce un dura battaglia proprio a riguardo.

Tra le novità l’Ente gestore dovrà dimostrare di “produrre ricchezza” a beneficio immediato della gestione delle aree protette ma anche per le popolazioni locali.

Ad oggi sono pochissimi i Parchi virtuosi in materia, ma, anche se in netta minoranza, hanno dimostrato che si può creare ricchezza ecosostenibile a vantaggio di tutti. Su tutti spicca il Parco Nazionale delle Cinque Terre che a fronte di 2 milioni di contributi statali ne produce 12 direttamente e almeno il quadruplo con l’indotto.

Basta quindi allo sperpero di risorse pubbliche con il falso pretesto della protezione della natura.

#SaveGranSasso e #ProgettoMontagna si augurano , alla luce dei nuovi provvedimenti, che l’Abruzzo cominci un nuovo cammino a favore della tutela integrale della natura tenendo conto delle esigenze delle popolazioni locali oramai stremate e costrette all’esilio.

I recenti tragici avvenimenti che hanno coinvolto i nostri territori hanno messo in evidenza le criticità dovute all’abbandono e allo spopolamento di queste aree, che al contrario dovrebbero essere tutelate da un sistema che fino ad oggi non ha funzionato affatto.

L’agricoltura, l’allevamento, le tradizioni e con essi la promozione turistica sono dei valori fondamentali da proteggere, da custodire e da tramandare al prossimo per rendere l’uomo più responsabile ed ecologicamente più sostenibile.

#SaveGranSasso

#Progetto Montagna

ALLEGATO: Le dichiarazioni del Ministro Galletti

 

 

 

C’era una volta Assergi…

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Quattro alimentari, due macellerie, una tabaccheria, questo era Assergi: un piccolo paesotto che ‘aveva tutto’ e garantiva una buona qualità della vita.

Non è colpa del terremoto stavolta: nel 2009, prima dell’ora X che ha diviso in due le nostre vite, si registrava già un profondo spopolamento della zona, che ha portato anche ad una riduzione repentina delle attività rurali, diminuite a vista d’occhio.
La popolazione tra il 1991 e il 2012 ha registrato uno spopolamento che sfiora il -14%. I dati sono dell’Atlante socio economico delle aree protette.

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Aree protette vuol dire anche vincoli pesanti per l’uomo e per le attività. E Assergi, in questo caso specifico, è un’area protetta perché dal 1995 si trova nel territorio del Parco, ente istituito in quell’anno.
“Se devi fare un orto lo devi fare come dice il parco, ma con i soldi tuoi. Se vuoi recintarti una terra lo devi chiedere al parco tramite un progetto, a carico tuo” – ci spiega un anziano del posto -. “Non dimentichiamo, poi, che i progetti per anni restano in valutazione negli uffici del parco e il tempo passa e noi restiamo fermi”.
Nel secondo schema della tabella vengono messi a confronto i dati  sulla ricchezza pro capite prodotta dai comuni dentro e fuori il Parco: 9630 euro per chi vive all’interno dell’area protetta (natural capital based) in Abruzzo e  11,701 per chi è fuori (not natural capital based).

Interessante l’inversione in Val D’Aosta e Piemonte.
Probabilmente in alcune regioni del Nord i Parchi hanno interpretato il territorio. Ci sono enormi zone fuori dall’area protetta dove si fa turismo e c’è sviluppo, come ad esempio in Trentino dove abbiamo la cattiva abitudine di immaginare i posti incantevoli del Trentino come se fossero un grande parco, invece non è così.
Un altro dato significativo, e che abbiamo sotto gli occhi, è che il 44% del territorio del Comune dell’Aquila è nell’area protetta del Parco. I vincoli dell’Ente in questi giorni stanno facendo arrabbiare i tanti allevatori della zona costretti a riportare a valle gli animali al pascolo entro il 31 ottobre, data in cui la Forestale comincerà a multare chi avrà ancora animali nei pascoli del Parco Nazionale del Gran Sasso Monti della Laga, nonostante l’erba sia ancora verde e abbondante. Gli allevatori del territorio hanno chiesto una proroga di un mese per la monticazione, vale a dire la libertà di pascolare in montagna per mucche, pecore e cavalli, costringendoli a nutrirli con il fieno. “Il nostro lavoro non è tenuto in considerazione”- hanno detto in coro durante un presidio fuori l’Emiciclo.
Oltre ai vincoli del Parco la zona fa i conti con la direttiva europea che trasformerebbe il territorio in una vera e propria riserva. Si tratta di Natura 2000, una rete di siti di interesse comunitario (SIC), e di zone di protezione speciale (ZPS) creata dall’Unione Europea per la protezione e la conservazione degli habitat e delle specie, animali e vegetali, identificati come prioritari dagli Stati membri dellUE.
In Abruzzo questi siti sono stati imposti nel 1992, quasi in concomitanza con la nascita del Parco, sulla base di uno studio fatto dal Cai dieci anni prima. I Sic non possono trovarsi dove l’ambiente non è recuperabile, questo lo dice l’Unione Europea. Quindi cosa ci fanno in zona Villetta, Montecristo e Fossa di Paganica che sono ‘colate di cemento’?
Con quale criterio è stato individuato il 32 % del territorio abruzzese per imporre i Sic? Perché risulta impossibile declassare o spostare un Sic?
Una ‘nuova riperimetrazione’ permetterebbe a diverse frazioni, da Arischia ad Assergi, di rimanere porte d’ingresso del Parco e svolgere le tipiche attività rurali e manutenere il territorio. Questa sarebbe una spinta per contrastare lo spopolamento e incentivare il turismo con attività ricettive, sportive e culturali che troverebbero nello sci o nel trekking un traino importante, ma che rischiano di essere fortemente limitati.

FONTE: ILCAPOLUOGO.IT

(http://www.ilcapoluogo.it/2016/10/28/resistere-nel-parco-cera-una-volta-assergi/ )