La Flora A Orologeria

Ci risiamo…

Ogni volta che il mondo “Ambientalotto” non sa più cosa esprimere o, molto peggio, deve ostacolare iniziative che vengono da chi vive e risiede nei territori montani e pedemontani (perle del vincolo assoluto), se ne escono con una “scoperta” sensazionale.

Stessa cosa fu fatta per la VINCA del progetto della nuova Seggiovia Fontari ma, per essere più brevi e terzi, parleremo di altri territori.

Prendiamo a riferimento la stagione vincolistica primavera-estate 2016, in cui ci furono, con strano tempismo e ripetitività, delle scoperte dal punto di vista floristico-ambientale a dir poco sensazionali (ahinoi!).

  1.  Era il 25 Febbraio 2016 quando parte la campagna contro la Riforma del Parco Regionale Velino Sirente ed i nuovi impianti di Ovindoli che vanno ad allargare il comprensorio sciistico sul Monte delle Lenzuola. Un quotidiano titolava “Magnola-Ovindoli NO ai nuovi impianti” questo è l’appello di Appennino Ecosistema. La stessa associazione propone di trasformare il Parco Regionale Velino Sirente in Parco Nazionale.
  2.  Cominciano le scoperte sensazionali; correva il 16 Maggio 2016 quando usciva un notizia incredibile: “scoperta una nuova specie vegetale rara nel Parco Sirente Velino”. Scoperta da un associato di Appennino Ecosistema (che combinazione!), trattasi della Adonis Vernalis finora sconosciuta nel territorio del Parco Velino Sirente e ritenuta estinta in Italia fino al 1997. Risparmiamo tutti i relativi commenti di contorno in stile sbarco di Armstrong sulla luna.
  3.  Il 23 Maggio 2016 “Parco Velino Sirente, scoperta rara specie vegetale fritilaria montana” titolava questa volta un quotidiano web. L’articolo narrava che, nel corso di un escursione di Appennino Ecosistema (una sagra di coincidenze…) la flora del futuro Parco Nazionale Velino Sirente (da notare il balzo in avanti) si arricchiva di un altro gioiello della biodiversità, appunto, la Fritilaria Montana. A questo punto non poteva mancare un “Progetto Life” dedicato.
  4.  Siamo al 18 Luglio 2016 ed un articolo web annuncia un’importante iniziativa, il “Progetto Floranet Life” (http://floranetlife.it/it/progetto/) progetto di salvaguardia di 7 specie vegetali rarissime e ad alto rischio estinzione. Dove potevano trovarsi queste 7 perle dell’umanità’ e cosa bisogna fare per proteggerle?  Le rarissime principesse si trovano, in rare popolazioni, nell’appennino, nei Parchi Nazionali della Maiella e del Gran Sasso e, si guardi sempre il caso, nel Parco Velino Sirente. Di importante annotazione, tra le misure di salvaguardia e conservazione in situ dei 7 gioielli, c’è la riduzione dell’impatto turistico.

A questo punto è lecito chiedersi: cosa si cela dietro la sensazionale scoperta nel Parco Nazionale del Gran Sasso dell’ottava meraviglia del mondo di nome Cordydalis Densiflora Subsp. Appennina?

L’articolo è del 15 Aprile 2019 e narra che trattasi di rarità endemica e facente parte di un gruppo di specie descritte da studiosi del Centro Ricerche Floristiche dell’Appennino, gestito grazie all’accordo tra l’Università di Camerino ed il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

La costituzione del Centro ricerche sulle pendici meridionali del Gran Sasso  si è rivelata strategica per gli studi della flora spontanea.

Eravate a conoscenza del fatto che il Piano D’Area Scindarella-Montecristo si estende, sempre casualmente, sul versante meridionale del massiccio del Gran Sasso?

Ovviamente, ci troviamo di fronte solo all’ennesima, mastodontica, pura coincidenza.

#SaveGranSasso
#ProgettoMontagna

Un Carrozzone di Ambiguità

Per comprendere a fondo la situazione critica che verte sul nostro massiccio in tema di revisione vincolistica, vi riportiamo un resoconto della riunione svoltasi presso la Regione Abruzzo in data 21 Gennaio 2019 con oggetto: “Incontro problematiche SIC e ZPS in area Parco Gran Sasso – Laga“.

Alla presenza di Giovanni Lolli (Presidente della Regione Abruzzo), Bruno Celupica (Direttore Settore Ambiente) e Igino Chiuchiarelli (Dirigente) per la Regione Abruzzo, di Berardino Romano (Docente) per l’Università Degli Studi di L’Aquila; di Antonello Liberatore (Ingegnere Agronomo redattore della consulenza ambientale per la riperimetrazione del SIC/ZPS Gran Sasso) per l’ASBUC di Assergi; di Luigi Faccia (Direttore Scuola Italiana Sci Assergi-Gran Sasso) per l’Associazione “Progetto Montagna” e #SaveGranSasso.

Dopo ampio dibattito si è giunti a una serie di conclusioni che vi andiamo ad elencare:

  1. La Regione Abruzzo si impegna a redigere una Delibera di Giunta in cui affida ad esperti del settore (Università?) la Redazione dello Studio delle Matrici Ambientali dei luoghi interessati a modifica. Nella Delibera sarà evidenziato che il posizionamento dei SIC e ZPS, avvenuto con Decreto 25.03 2005, trasmessi al Ministero dell’Ambiente con NOTA prot. 14326 del 26 Ottobre 2004, è stato perpetrato in maniera irregolare avallando la tesi di #SaveGranSasso e Progetto Montagna di irregolarità in sede di pubblicazione.
  2. L’Università degli Studi di L’Aquila sostiene, al contrario, la tesi della realizzazione del Piano D’Area senza modifiche del SIC/ZPS Gran Sasso. Questo poiché lo studio delle matrici potrebbe confermare la preziosità degli ecosistemi e, di fatto, impedire la modifica dei confini.
  3. L’ASBUC di Assergi, tramite l’Avv. Lanfranco Massimi e Franco Sabatini, l’Associazione “Progetto Montagna” e #SaveGranSasso tramite Luigi Faccia,chiedono una tempistica certa sull’ITER ma, ricevendo risposte vaghe dall’Università, annunciano la presentazione di un ricorso al T.A.R. per contestare la mancata pubblicazione sul BURA dei SIC e delle ZPS redatti solo mediante lettera dell’Ufficio Ambiente della Regione Abruzzo senza alcuna comunicazione ai portatori d’interesse, nonché pubblicità nei territori coinvolti, come prevede la legge.
  4. La Regione Abruzzo, tramite il Presidente Giovanni Lolli e tramite il deciso intervento del Direttore Bruno Celupica, decidono, comunque, di affidare lo studio delle matrici ambientali tramite incarico non esprimendosi, però, in maniera contraria alla proposta dell’ASBUC di Assergi e di #SaveGranSasso di presentare ricorso giudicandola come un sacrosanto diritto dei nativi di Assergi.
  5. Durante la riunione giunge la notizia delle dure osservazioni alla VINCA per l’ampliamento del bacino sciistico della stazione di Ovindoli-Monte Magnola da parte dell’associazione Appennino Ecosistema col fine di bloccare la procedura nonostante si tratti di territori al di fuori del SIC sul Velino-Sirente. I presenti prendono atto della notizia con disappunto.
  6. Si prende, ulteriormente, atto della notizia per la quale il Parco Nazionale Gran Sasso abbia approvato, in data 28 Dicembre 2018, le Misure di Salvaguardia Sito Specifiche del SIC Gran Sasso avviando l’iter di trasformazione del SIC in ZSC (Zona Speciale di Conservazione con misure restrittive ancora più stringenti). Tale processo è stato possibile anche senza la consultazione con la Regione Abruzzo in quanto il SIC interessato è completamente ricompreso all’interno del Parco Gran Sasso. Una decisione adottata in totale autonomia disattendendo gli accordi precedentemente presi tra le parti (Parco-Regione) che prevedevano una sospensione dell’iter finché non si fosse fatta piena chiarezza sulla proposta di rimodulazione dei confini. La conferma della Deliberazione del Parco arriva direttamente tramite telefonata ai vertici dell’ente con sorpresa e disappunto dei presenti.

Alla luce di tali punti “verbalizzati” della riunione in oggetto, noi di #SaveGranSasso e Progetto Montagna vorremmo fare alcune, amare, considerazioni.

Siamo ormai tristemente abituati a tali comportamenti ambigui da parte dell’ente Parco; siamo convinti più che mai che sia finito il tempo di attendere e di mediare. E’, pertanto, nostra intenzione di agire immediatamente presentando Istanza di Autotutela per l’Annullamento dei SIC (Siti di Interesse Comunitario) e ZPS (Zone di Protezione Speciale) ad oggi estesi sul territorio del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga comprendenti zone antropizzate e di interesse economico-sociale.

Spiace constatare l’assordante assenza e il silenzio da parte del Comune di L’Aquila il quale, ad oggi, ancora non invia la Nota alla Regione Abruzzo per comunicare l’approvazione della delibera di Giunta del 20 Settembre 2018 che decreta la legittimità e la volontà di 11.250 firmatari delle petizioni per la rimodulazione dei confini SIC e ZPS. Chiediamo che si ripari rapidamente a questa grave e incomprensibile mancanza.

Siamo a una svolta cruciale della nostra battaglia, chiediamo ai nostri sostenitori di non lasciarci soli come spessissimo fanno le Istituzioni.

Insieme possiamo ancora farcela.

#SaveGranSasso

Progetto Montagna

 

 

Illusioni a 5 stelle

Riteniamo molto importante approfondire il background della “convention” di stampo rewilding che i grillini d’Abruzzo hanno pensato di propinare ai Prati di Tivo in questo fine settimana.

Partiamo dal presupposto che da quando il M5S esiste in Abruzzo ha storicamente ignorato sia le aree interne in generale, sia le aree pedemontane del nostro massiccio in particolare, poiché scarno bacino di voti rispetto alle loro provenienze costiere; il solo intitolare l’incontro “montagna a 5 stelle” lo troviamo un insulto a tutti i cittadini di quei territori che da sempre vedono latitare tale forza politica salvo poi fare capolino in campagna elettorale.

Ma questo è l’ultimo dei problemi, d’altronde il Gran Sasso e i suoi limitrofi abitanti sono abituati, da sempre, a dover sopportare politici e ciarlatani di ogni provenienza che promettono e poi non solo non mantengono e spariscono ma fanno l’esatto contrario. In questo caso, però, siamo oltre.

La scelta di volteggiare come avvoltoi su una stazione sciistica in oggettiva difficoltà per poter sparare liberamente sentenze terroriste ambientali contro gli impianti di risalita è rivoltante.

D’altronde non è la prima volta che, in quelle sparute occasioni in cui il M5S si accorge dell’esistenza della nostra montagna, provano ad imporre, in perfetto stile associazionistico ambientale talebano, un precisa visione mirata ad un progressivo allontanamento totale della presenza dell’uomo, e delle sue molteplici attività, dal Gran Sasso (Rewilding Europe).

Ci riferiamo ovviamente all’esposto che, nel luglio 2014, il M5S scrisse contro il progetto di sostituzione della seggiovia “Fontari” di Campo Imperatore che prevedeva un tracciato spostato di qualche metro dall’attuale (e antica) posizione e che partisse dalle vicinanze della seggiovia “Scindarella” per arrivare all’osservatorio al fine di permettere ai clienti di arrivare sci ai piedi alla funivia evitando le, attualissime, escursioni in salita per raggiungere l’impianto. Come è andata a finire lo viviamo tutti oggi: a causa di tale esposto la regione bloccò il progetto “allungato” e tornò a una sostituzione dell’identico tracciato precedente così come imponeva la direttiva Habitat alla quale si appellarono i grillini.

Ma non si limitarono certo a questo sempre in tema Gran Sasso; qualche mese prima dell’esposto, in piena campagna elettorale per le regionali del 2014, il M5S pensò bene di scrivere sul proprio programma elettorale (attualmente introvabile ovunque compresa la rete, evidentemente conteneva idiozie talmente grosse da doverle censurare) che, in tema di sviluppo turistico di Campo Imperatore, si doveva “impedire in ogni modo la realizzazione del Piano di Sviluppo e Valorizzazione dell’area aquilana”, ovvero il cosiddetto “Piano Letta”, che prevedeva un totale di 200 milioni di investimento nel settore delle infrastrutture sciistiche compreso, ovviamente, il Piano D’area che prevede il collegamento tra Montecristo, la Fossa di Paganica e il Monte Scindarella.

Ci siamo dilungati nella descrizione dei fatti perché viviamo un momento delicatissimo per le aree interne; veniamo da 5 anni di sinistra D’alfonsiana che non ha fatto altro che aumentare a dismisura la distanza tra il territorio costiero e l’entroterra, che ha reso ancora più evidente la doppia velocità delle due macroaree.

Adesso consegnare la regione a chi vuole, leggiamo testualmente dal comunicato della “Convention”, delle “Tendenze Green” sulla nostra montagna (tradotto: non un euro per gli impianti di risalita, non un euro per l’innevamento programmato, non un euro per l’ampliamento dei bacini sciistici eccetera) per promuovere una scellerata visione integralista ambientale che scaturirebbe in un certo spopolamento dei Comuni pedemontani, in una sicura chiusura delle attività degli operatori turistici che si basano sull’indotto degli impianti, francamente sarebbe un disastro dal quale non si potrà più tornare indietro.

#SaveGranSasso

Progetto Montagna

 

Fake News sul Piano del Parco

Ci sorprendono, non poco, le parole del Presidente del PNGSML comparse sul quotidiano “Il Centro” del 7 maggio 2018, in risposta al Consigliere Daniele Ferella promotore di una Commissione ad hoc sul futuro degli impianti di risalita del Gran Sasso.

Delle risposte molto vaghe che lasciano aperti dubbi  di dimensioni pari all’intero Massiccio sul quale è preposto a relazionare.

Come si può asserire che sono in corso ancora delle verifiche sulle progettazioni quando sono trascorsi ormai 15 anni dall’approvazione del Piano Speciale Territoriale Scindarella-Montecristo e quasi due anni dall’inoltro degli elaborati e dalla richiesta del CTGS sulla fattibilità degli impianti previsti nel Piano d’Area e nel Piano Industriale? (Nota risalente al 7 ottobre 2016).

Non sono bastati, forse, tutti questi anni per capire se il Piano d’Area sia realizzabile oppure no?

E soprattutto perché, il Presidente, fa riferimento al grande obiettivo raggiunto con l’approvazione del Piano Del Parco salvo poi citare l’intesa con 40 comuni su 44 confermando che il cammino non è ancora terminato?

Considerato che la chiarezza, la trasparenza e la sincerità non fanno parte della storia del nostro Comprensorio, è doveroso da parte del collettivo #SaveGranSasso fare chiarezza sull’intera vicenda:

  • Il Piano del Parco è stato approvato soltanto dalla Regione Abruzzo nel giugno 2017, in pieno svolgimento della campagna elettorale per le passate comunali;
  • Mancano ancora all’appello la Regione Marche e la Regione Umbria senza le quali il Piano del Parco non potrà essere operativo secondo quanto previsto dalla Legge 6 dicembre 1991, n. 394 art. 12 c. 8 – Legge quadro sulle aree protette;
  • Stando così le cose restano in vigore a tutt’oggi le norme di salvaguardia, previste dalla legge di cui sopra, che non permettono la realizzazione delle opere previste dal Piano Speciale Territoriale.
  • Quand’anche le suddette Regioni finalmente aderiranno a questo fondamentale strumento di pianificazione ambientale e urbanistica, ci saranno le stringenti normative europee, SIC e ZPS, a bloccare ….

Insomma, come al solito, l’Ente Parco per mezzo delle dichiarazioni del Presidente ha scelto di giocare a “nascondino”, imboccando una pericolosissima strada lunga e tortuosa deludendo amaramente le popolazioni che da decenni attendono un minimo cenno di cambiamento.

Trovare il coraggio politico e amministrativo non è cosa semplice, ma arrampicarsi sugli specchi con delle mezze verità molto simili a delle bugie è peggio, soprattutto quando si parla del futuro di un enorme territorio alle prese con il fenomeno dello spopolamento e con la totale assenza di posti di lavoro per i giovani.

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

 

Fuori Da Ogni Logica

Noi di #SaveGranSasso abbiamo sempre pensato che fosse particolarmente scorretto nei confronti dei contribuenti e che generasse malcontento tra i cittadini aquilani il far pagare, sempre a quest’ultimi, le numerose crisi di liquidità che ha affrontato, dalla sua nascita, il Centro Turistico Gran Sasso mediante necessarie ricapitalizzazioni al fine di evitare il fallimento della partecipata.

Anche in questo caso, analizzata a fondo la situazione, sembrano non esserci particolari soluzioni alternative; possiamo, però, sperare (e come associazione siamo sempre disposti a dare, in tal senso, tutto l’aiuto necessario senza chiedere nulla in cambio) che, con l’attuale stato di gestione straordinaria, si comincino ad affrontare, senza logiche partitiche, di spartizione o convenienza, le numerose problematiche in un’ottica di immediato rilancio della stazione, con i mezzi già a disposizione, al fine di invertire il trend negativo e tornare a creare utile d’esercizio.

Non è impossibile, come tendenzialmente si crede a causa della scarsa reputazione che, negli anni, ha contraddistinto il CTGS in termini di profitto.

Certo è che quando ti trovi di fronte a determinate novità che ci ha lasciato la precedente gestione, diventa tutto più difficile. Vediamo di cosa si tratta.

Da oggi, primo di novembre 2017, chiunque voglia sottoscrivere un abbonamento stagionale per la stazione sciistica di Campo Imperatore si troverà di fronte ad un aumento complessivo, rispetto a ieri, di €130. Il costo di sottoscrizione intero, quindi, passa da €240 a €370.

Una scadenza non allineata con le altre stazioni sciistiche abruzzesi e, più in generale, una scelta fuori da ogni logica imprenditoriale considerata anche la conformazione delle stazioni concorrenti e l’attuale situazione di incertezza del Centro Turistico Gran Sasso.

Un’altra scelta scellerata figlia di una gestione altrettanto imbarazzante per la quale i revisori dei conti della partecipata hanno espresso plurimi dubbi che abbiamo avuto tutti la possibilità di leggere ultimamente.

La nostra Associazione Progetto Montagna ha realizzato un grafico che potete consultare quì:

Si prendono in analisi gli abbonamenti stagionali ordinari e quelli per i residenti in Abruzzo confrontandone i relativi costi.

Successivamente abbiamo calcolato il numero degli ingressi giornalieri che occorrono per arrivare al punto di pareggio dell’esborso iniziale (Break Even Point) e i risultati, oltre ad essere particolarmente disarmanti, ci hanno nuovamente allarmato.

Secondo la nostra analisi Campo Imperatore, a causa del nuovo scellerato aumento del costo per la stagionale, tra le stazioni sciistiche prese in analisi ha il punto di pareggio più alto (17 giornaliere) di tutte.

Credo sia superfluo sottolineare in quale misura questa scelta possa definitivamente scoraggiare i potenziali clienti della stazione; calcolando anche il fatto che, a causa dell’incertezza sulla data d’apertura dettata dalla sostituzione della seggiovia “Fontari” attualmente in corso, il numero attuale di stagionali sottoscritte per Campo Imperatore immaginiamo sia nulla di idilliaco.

Bisogna porre rimedio a quest’ultimo “regalo” ereditato dalla precedente amministrazione e bisogna farlo immediatamente, prima che i potenziali clienti perdano definitivamente il desiderio di non abbandonare la propria montagna.

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

 

 

Dr. Jekyll & Mr. Hyde 

cannone-spara-neve

LETTERA APERTA

DI LUIGI FACCIA

Quando l’altro giorno mi hanno fatto leggere il trafiletto del quotidiano “il Messaggero” (hanno fatto bene a confinarle in un piccolo trafiletto) con le dichiarazioni del sindaco di L’Aquila sull’innevamento artificiale a Campo Imperatore, non volevo credere ai miei occhi. 
Mai lette tante idiozie in così poche righe. 
Si mistifica artatamente la realtà e si portano argomentazioni incredibili a supporto, come ad esempio le sostanze chimiche o le escursioni termiche, che offendono l’onestà intellettuale dei cittadini ed affondano la speranza che ancora anima gli appassionati e gli imprenditori del Gran Sasso. 
Spero di essere breve ma si deve chiarire una volta per tutte l’equivoco “ambientale” che si innesca quando si parla di innevamento artificiale programmato.
La neve “artificiale” viene prodotta con un processo che imita quello naturale. Il cannone sparaneve pompa e nebulizza l’acqua formando piccolissime goccioline che ghiacciano quasi istantaneamente al contatto con l’aria (di norma al di sotto dei -4°) formando, così, cristalli di ghiaccio detti “nuclei di congelamento”. 
In questa miscela si immette ancora acqua vaporizzata e si ricrea ciò che avviene in natura. Attorno ai nuclei di congelamento si deposita l’acqua e si formano i cristalli di neve.
Quindi una buona produzione di neve artificiale nasce da un perfetto mix di acqua, aria, temperatura e umidità.
Lei, caro sindaco, è rimasto a qualche annetto fa (anni ’80-’90) quando i gestori dei produttori, convinti di poter riprodurre maggiore quantità di neve, usavano alcune sostanze che catalizzavano e facilitavano la formazione del nucleo di congelamento. 
Il più usato era lo “Snowmax”, prodotto con un principio attivo di un batterio, mediante il quale il cristallo naturale si forma attorno alle particelle di polveri e pollini presenti in atmosfera. 
Oggi, però, il controllo del diametro degli spruzzatori dei cannoni da neve rende inutili e, soprattutto, più costoso l’utilizzo di tali additivi. 
Sorvolo l’argomento “escursione termica”, senza alcun senso, per affrontare il discorso di Montecristo.
In base a quale valutazione scientifica si sostiene che Montecristo sia la posizione migliore dove sistemare eventuali cannoni quando lo zero termico si attesta mediamente sui 1.700/1.800 metri s.l.m. e il versante sciabile è completamente esposto a sud con la futura seggiovia che, eventualmente, partirebbe da una quota di 1.400 metri s.l.m.?  
Sarebbe stato corretto affermare “li mettiamo anche a Montecristo, stazione fondamentale per lo sviluppo turistico estivo e invernale dell’intero comprensorio, dopo averli posizionati a Campo Imperatore“.
Lo sa, signor sindaco, che nel Cantone Ticino, in Svizzera, il Consiglio di Stato prende in considerazione solo i progetti di rilancio delle stazioni sciistiche che hanno un’altitudine di almeno 1.800 metri s.l.m.? 
Credo di capire dove si voglia arrivare con questo improvviso innamoramento per Montecristo, perchè in matematica due più due fa sempre quattro.
Avendo grosse difficoltà a far digerire, a parte della sua maggioranza, il progetto di collegamento Scindarella – Fossa di Paganica e non sapendo minimamente come affrontare le direttive di Natura 2000, si prova a ripiegare con la semplice sostituzione della seggiovia “Le Steppe – Montecristo” potenzialmente fattibile senza grossi ostacoli ai sensi della Direttiva Habitat. 
Non ci provi sindaco.
Saremo attenti e severi vigili sulla situazione; senza il collegamento Scindarella – Fossa di Paganica non si buttano soldi pubblici su Montecristo.
Il risultato, ad oggi, è che la nostra stazione, sebbene sia la più alta dell’Appennino, è chiusa.
Di contro Roccaraso-Pratello-Pizzalto, Ovindoli, Pescasseroli, Campo Felice sono stazioni aperte, anche solo parzialmente, grazie all’innevamento artificiale programmato.
Caro sindaco vorrei chiederle, inoltre, come riesce ad affermare, con toni soddisfatti, che il ristorante di Campo Imperatore, il giorno di S.Stefano, ha addirittura incassato €1.200, che corrispondono a 30-40 coperti, considerandolo un ottimo risultato? 
Senza nulla togliere al grande impegno degli addetti e dell’Amministratore Unico per rendere la struttura ospitale, in questi giorni solo il bar, nella mattinata, dovrebbe incassare simili cifre risibili per i servizi di una stazione sciistica; non accetterei nemmeno sventagliate dei risultati di capodanno che, sappiamo tutti bene, si lavora molto qualsiasi siano le condizioni meteo-nivologiche.
La prego sindaco, infine, di smetterla di fare proclami al vento; la smetta di comportarsi come il Dr. Jeckyll e Mr. Hyde sul futuro del Gran Sasso parlando di argomenti che nemmeno conosce. 
Quantomeno scelga meglio i suggeritori. 
Cominci a pensare concretamente alla grave crisi che attanaglia le genti e gli imprenditori delle frazioni pedemontane. 
Pensi a fare il sindaco in questi pochi mesi che le rimangono poichè, al parere di chi scrive e non solo, non le riesce affatto bene
Cordiali saluti;
Luigi Faccia