Analisi Di Un Fallimento

Nei giorni in cui si apprende, da uno studio sul turismo di Confesercenti Abruzzo, che la provincia di L’Aquila ha una flessione del 42,2% in negativo, il peggior dato tra i capoluoghi abruzzesi, ci imbattiamo in un’analisi sulla qualità delle strutture ricettive e sulla spesa “turistica” nei Parchi Nazionali Italiani di nome “E-Data Flash #2.2017” redatta, a Teramo, da una società Spin-Off della relativa Università.

Per Spin-Off accademico si intende una società finalizzata all’utilizzazione economica dei risultati della ricerca universitaria, a favore della quale l’Università autorizza la partecipazione del proprio personale di ruolo e non di ruolo, anche all’atto della costituzione ed, inoltre, rende disponibili alcuni servizi per facilitarne l’avvio e il primo sviluppo.

Non sappiamo chi abbia commissionato questo studio, anche se una mezza idea ce la siamo fatta, ma dai risultati scaturiti vengono forti dubbi. Infatti, nonostante sia stato pubblicato il 3 novembre, ad oggi nessuno lo ha ancora divulgato.

Nessun problema, ci pensiamo noi analizzandolo.

Come già successe nel 2014 con la pubblicazione di “l’economia reale nei parchi nazionali” edita da MinAmbiente e UnionCamere, all’interno troviamo dei titoli che descrivono una situazione fantastica, mentre i numeri sono un fallimento totale.

Fortunatamente, a differenza dello studio del 2014 composto da 251 pagine zeppe di dati, questo del 2017 ne contiene solo 7.

Forse per questo gli pseudo-ambientalisti non ne stanno parlando. Si perché quelle 251 pagine, anche di non semplice comprensione, le avremmo lette in 10 in tutta Italia e non fu difficile, per gli esperti della disinformazione, mistificare la realtà con titoli ad effetto del tipo “il successo economico delle aree protette” e similiari, quando, invece, la reale situazione racconta esattamente il contrario.

Ma, entrando nel merito, cosa dice questa recente, complicatissima , sudatissima, ricerca di E-Data ?

La qualità MEDIA delle strutture ricettive ALBERGHIERE presenti all’interno dei 25 parchi nazionali è salita a 3,2 stelle , ma la media nazionale è a 3,3.” (pag6)

Un dato di dubbia importanza e anche deludente, visto che la media nazionale fa meglio. Ma proseguiamo.

Tre parchi spiccano su tutti: Gargano, Cilento, Arcipelago Toscano. POI SI SPECIFICA : “… emergendo in modo accentuato in alcune realtà in cui la dimensione naturalistica si associa a una “turisticità intrinseca

In parole semplici: lì ci sono il mare, le spiagge, le attrezzature, gli ombrelloni, i grandi alberghi e i bagnini; forse non è proprio merito dei Parchi se l’economia prodotta è fiorente.

Segue, a pag.2, l’elenco delle località che non evocano proprio il sapore della natura, piuttosto un’antichissima tradizione balneare. Insomma lì i Parchi non hanno fatto proprio nulla per favorire il turismo in quanto già abbondantemente presente prima della nascita.

Un altro fallimento.

Andiamo avanti, a pag. 4: “La quota di spesa turistica attratta dai Parchi è del 6,2% rispetto al resto del paese….mentre la quota dei posti letto è del 7,7%

Altro fallimento, rispetto alla media nazionale, che, per deduzione, produce il 93,8% della spesa con il 92,3% dei posti letto, capito la differenza?

Il 6,2% è già un dato più che deludente ma se togliamo i BIG THREE dal totale, cioè le zone che da sempre campano con il becero turismo BALNEARE, la quota della spesa turistica nei Parchi Nazionali italiani scende a circa il 3%.

Una catastrofe. Ma non è finita:

nella seconda pagina, in basso a destra, compare un grafico che mette in relazione il numero dei posti letto con la dimensione (superficie) dei Parchi dove sono presenti. Ne viene fuori che i primi quattro, Gargano, Cilento, Arc. Toscano e Stelvio hanno un elevato numero di posti letto rispetto alla propria dimensione, soprattutto nel caso dell’Arcipelago Toscano. E il nostro PNGSML? Tra i peggiori. Avendo la stessa superficie, ad esempio, del Parco del Cilento ha un decimo dei suoi posti letto. Un disastro.

In ultima analisi: a pagina 5, informazioni utili, troviamo una breve relazione sui metodi utilizzati per la “perimetrazione” delle aree protette in Italia.

Saremo sinceri, l’abbiamo riletta centinaia di volte ma nessuno di noi l’ha capita, motivo per cui, sperando che menti più eccelse delle nostre abbiano miglior successo, la riportiamo integralmente:

Sebbene le aree corrispondenti ai territori dei parchi nazionali seguano logiche di carattere non amministrativo ma collegate al peculiare valore dei territori sotto vari punti di vista che li contraddistinguono e ne fanno luoghi di interesse specifico per valori naturalistici, scientifici, culturali, ecc., per i 25 parchi nazionali riconosciuti nel nostro Paese esiste una perimetrazione che esplicita i territori dei comuni compresi all’interno di queste aree

Chiarissimo no?

Conclusione:
Questo studio non l’abbiamo commissionato noi!

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

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Contro la memoria corta

Business Plan approvato dalla Giunta l’8/06/2017

di Fausto Tatone

Proviamo a fare un po’ di ordine, ecco cosa c’è che non va:

L’8/4/13 il Cipe, seguendo pedissequamente quanto previsto dalla legge 39 del 28/4/09 destina 15 milioni al Gran Sasso e 9 milioni alla promozione turistica del cratere.
Il 2/2/14 l’Usra gira la prima tranche di 9 milioni dei 15 dentro le casse del Comune.
Il 20/3/14 viene approvato il business plan per il rilancio del Gran Sasso da parte del Consiglio Comunale. C’è Montecristo ma non c’è la Fossa di Paganica con il collegamento.
Il 31/7/15 con delibera di Giunta viene emanato un avviso ricognitivo per una possibile privatizzazione. Un avviso di cui non si è saputo più nulla, completamente inutile visto che se fosse entrato un “privato” non sarebbe stato possibile investire soldi “pubblici”.
Il 20/12/15 malgrado sulla delibera Cipe sia ben evidenziato che i soldi potranno essere utilizzati solo per il Gran Sasso, la Giunta Comunale destina 1,6 milioni al salvataggio di 5 istituzioni culturali della città. Quindi i 9 milioni diventano 7,4.

I fondi per le 5 Istituzioni

Il 21/3/16 il Consiglio Comunale è costretto a rimodulare il Business Plan perché i soldi non bastano , si tolgono da Montecristo, riducendo la capacità dell’unico impianto previsto. Da Cabinovia si passa a una Seggiovia (????).
L’8/6/17 con delibera di Giunta si tolgono altri 0,4 milioni dalle risorse per destinarle all’acquisto di una turbina, i milioni da 7,4 diventano 7. Nella stesso documento si approva un maggiorazione di costi per l’Ostello da 700mila a 1,1 mil.

La Delibera di Giunta

Dopo quanto sopra in cassa del CTGS dovrebbero esserci 7 milioni a malapena sufficienti per pagare la sostituzione della seggiovia Fontari (costo 7,070 mil).

Su 9 milioni erogati al comune e poi girati a CTGS rimane ancora da appurare quanto sia rimasto effettivamente in cassa del CTGS perché dopo una stagione disastrosa come quella passata con gli incassi vicini allo ZERO e con le spese schizzate alle stelle per la gestione diretta delle strutture (prima volta) non si capisce come possono essere state liquidate le obbligazioni contratte con i fornitori e con il personale stagionale.

Ai 15 milioni di cui sopra che per il momento sono diventati forse 7, nei vari giochi delle tre carte, si aggiungevano altri 2 finanziamenti per arrivare a 20 milioni, del tutto teorici. Il primo di 2,5 milioni di vecchi fondi par-fars destinati alle Fontari, di cui non se ne ha più notizia (e ne chiediamo spiegazioni) , e il secondo di 3 milioni assegnati da una legge regionale alla costruzione della cabinovia di montecristo ora divenuta seggiovia, ma che ora non basteranno più viste le varie rimodulazioni di cui sopra e non possono essere sfruttati per altre opere..

Dal 2/2/14 , giorno in cui sono arrivati 9.100.000 di euro dentro le casse del comune, a oggi sono passati 1247 giorni.

SONO STATI SPESI A MALAPENA 500.000 EURO PER IL GRAN SASSO.

Rimane molto amaro in bocca perchè con 15 milioni per le strutture e 9 milioni per la promozione turistica (dove sono?) oggi potevamo essere una seconda Livigno (zona franca compresa). Abbiamo perso troppo tempo, veramente troppo e qualche milioncino di troppo.

Forse noi di #SaveGranSasso abbiamo un diverso concetto di RILANCIO DELL’ECONOMIA.
Per il resto don’t worry, be …. no, happy proprio no.

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

Ente Parco, questo sconosciuto…

Ecco perché il Parco non riaprirà più gli infopoint, non si occuperà più di promozione turistica, non stamperà più materiale pubblicitario.

Chiudere la partita iva che consentiva tutte le attività non inerenti la mera protezione della natura è una delle scelte più infelici, insensate e deludenti che questo Ente potesse portare a compimento.

I territori hanno bisogno di PROMOZIONE , per i prodotti locali, per le ricchezze naturali, per farsi conoscere dal mondo turistico e per poter finalmente far “campare” i propri abitanti.

Chiudere le attività di promozione è l’esatto opposto di quanto previsto dalla modifica delle legge 394/91 appena approvata dalla Camera, che prevede una maggiore autonomia economica degli Enti Parco mettendoli in condizione di produrre ricchezza principalmente attraverso il Turismo.

Ieri da Fonte Cerreto sono passati migliaia di turisti… confermando che la porta principale del parco è proprio questa servita dalla comoda uscita ASSERGI dell’autostrada A24. L’unica ad essere cosi vicina al sistema di collegamento pedemontano rappresentato dalla SS17bis che collega la maggior parte delle cime e dei borghi.

Neanche a ferragosto ho visto tanta gente e siamo appena a giugno.

Il turismo montano si sta contrapponendo alla velocità della luce a quello balneare, ma in pochi hanno saputo leggerne tempi e modalità.

#SaveGranSasso

#ProgettoMontagna

 

Finalmente qualcosa di nuovo


di Fausto Tatone

Finalmente qualcosa di nuovo.

Manca ancora un passaggio al Senato, ma la strada sembra in discesa.                                                 La modifica alla legge 394 del 1991 , quella che ha istituito le aree protette in Italia, viene rivista e corretta. Nel nuovo testo si da molta più importanza alle comunità locali e alla crescita economica.                                                                                                                                                                  Due valori molto cari a #SaveGranSasso che da 3 anni conduce un dura battaglia proprio a riguardo.

Tra le novità l’Ente gestore dovrà dimostrare di “produrre ricchezza” a beneficio immediato della gestione delle aree protette ma anche per le popolazioni locali.

Ad oggi sono pochissimi i Parchi virtuosi in materia, ma, anche se in netta minoranza, hanno dimostrato che si può creare ricchezza ecosostenibile a vantaggio di tutti. Su tutti spicca il Parco Nazionale delle Cinque Terre che a fronte di 2 milioni di contributi statali ne produce 12 direttamente e almeno il quadruplo con l’indotto.

Basta quindi allo sperpero di risorse pubbliche con il falso pretesto della protezione della natura.

#SaveGranSasso e #ProgettoMontagna si augurano , alla luce dei nuovi provvedimenti, che l’Abruzzo cominci un nuovo cammino a favore della tutela integrale della natura tenendo conto delle esigenze delle popolazioni locali oramai stremate e costrette all’esilio.

I recenti tragici avvenimenti che hanno coinvolto i nostri territori hanno messo in evidenza le criticità dovute all’abbandono e allo spopolamento di queste aree, che al contrario dovrebbero essere tutelate da un sistema che fino ad oggi non ha funzionato affatto.

L’agricoltura, l’allevamento, le tradizioni e con essi la promozione turistica sono dei valori fondamentali da proteggere, da custodire e da tramandare al prossimo per rendere l’uomo più responsabile ed ecologicamente più sostenibile.

#SaveGranSasso

#Progetto Montagna

ALLEGATO: Le dichiarazioni del Ministro Galletti

 

 

 

I Parchi, tra risorse e fardelli

I Parchi, tra risorse e fardelli

di Fausto Tatone

C’ho visto tante cose: quelle brutte sono conosciute da tutti, quelle belle NO, e meritano tanta riflessione.

Quello delle Cinque Terre è solo un esempio di come rendere “produttivo” e “turisticamente” sostenibile un Parco Nazionale. Con 2 milioni di contributi pubblici ne crea 13 (6 volte) di fatturato, per non parlare dell’indotto.

Chi amministrerà questa città dovrà pensare anche a questo.

Con il 46,8% del territorio comunale controllato dall’Ente Parco del Gran Sasso , il nuovo Sindaco dovrà dedicare quasi la metà del suo tempo a ripristinare le condizioni di vivibilità nelle zone pedemontane quasi dimenticate e fare in modo che diventino una ricchezza per l’intera Città.

Alcune testimonianze tratte dal servizio TV di Report, link in fondo all’articolo:

Sindaco di Riomaggiore : “Tanti nostri concittadini andavano a La Spezia a lavorare. Oggi succede il contrario. Al mattino noi abbiamo le persone che da La Spezia vengono verso le Cinque Terre.” (SPOPOLAMENTO DELLE FRAZIONI PEDEMONTANE)

Presidente Consorzio Cooperative pescatori del Polesine: “se non si interviene con escavi, disostruzione delle bocche e quant’altro diventa un acquitrino , poi non c’è più biodiversità , gli uccelli non nidificano ….” (MANUTENZIONE DEL TERRITORIO)

La centrale elettrica di Porto Tolle: “Visto che ormai l’ambiente è stato contaminato potrebbe essere ripristinato per un utilizzo turistico ricreativo sostenibile senza inquinare di più e senza cementificare” (RIQUALIFICAZIONE DI MONTECRISTO – FOSSA)

Le conclusioni del Servizio TV:

“Questo nuovo equilibrio è figlio anche di una differente visione dell’economia in cui il turismo ha sostituito molte attività industriali come ad esempio succede alle Cinque Terre, il parco nazionale più piccolo d’Italia. Cinque comuni arroccati su scogliere e terrazzamenti che oggi forse sarebbero considerati scempi ambientali e abusi edilizi. Ingegno e organizzazione li hanno trasformati in una tra le più ricercate mete del turismo internazionale”.

“È questo il punto centrale per il cambiamento di prospettiva che in altri paesi è gia avvenuto, la sfida piu importante anche per il mondo ambientalista italiano, in cui la difesa del territorio non significa piu difendere SOLO IL SUOLO MA ANCHE LE COMUNITA’ CHE VI ABITANO

#SaveGranSasso

SERVIZIO TV DI REPORT

 

 

Risposta alla Nota Chiarimenti della Regione Abruzzo

natura_2000

 

 

L’Ufficio Ambiente della Regione Abruzzo, dichiara di esistere.

Ci sono voluti anni per “strappare” una dichiarazione ufficiale, ma, grazie alle 11,265 firme, ce l’abbiamo fatta. Ora sappiamo che c’è qualcuno con un nome e un cognome che “reagisce” alle defibrillazioni su un corpo inanimato, quasi verrebbe da ringraziare per cotanta attenzione. Ma, in un paese democratico, non si tratta di attenzione ma di semplice “servizio dovuto alla popolazione”.

Abbiamo ricevuto una risposta UFFICIALE ai nostri articoli comparsi sulle principali testate, che ringraziamo.

Tante le “puntualizzazioni” nel documento a noi indirizzato, ecco le più importanti: tra Zsc e Sic c’è una differenza…. Stupore. Il Sic diventa Zsc quando vengono stabilite delle restrizioni (misure sito specifiche) ad hoc. Grazie per la cortese conferma.

Quindi c’è una differenza sostanziale tra Sic e Zsc. I piani di gestione (dei sic) vengono stabiliti successivamente alle MISURE ove si rendesse necessaria tale azione. Anche qui grazie per la cortese conferma, rimane il dubbio come mai tali piani di gestione siano già pronti prima del 27/12/16 quando gli stessi debbono tenere conto delle MISURE dettate dall’atto recentemente approvato.

Per quanto riguarda i successivi e futuri passaggi del recepimento della direttiva Habitat vi rammentiamo l’obbligo del coinvolgimento e della condivisione del Pubblico e delle Aziende in atti che, per la loro stessa natura, limitano le attività PRODUTTIVE presenti sulle aree protette (in primis del CTGS) e limitano anche la presenza umana, grossa restrizione alla libertà dell’uomo.

A proposito del CTGS, tenendo conto delle norme di cui sopra, non capiamo come mai non abbia fatto mai ricorso e/o opposizione sugli atti che di fatto limitano lo sviluppo delle attività oggetto degli scopi sociali della stessa (lo hanno fatto tutte le società in Europa ed hanno anche avuto ragione – Sentenza Corte di Giustizia Unione Europea 3 aprile 2014 – Cascina Tre Pini contro Minambiente ed altri – Declassamento SIC…).

Consigliamo inoltre di “custodire”, con l’uso di BACKUP informatici, tutti i documenti prodotti dal Vostro ufficio, onde evitare il ripetersi di spiacevoli episodi come quello della NOTA prot. n. 14326 del 26 ottobre 2004, richiamata nel D.M. 25 marzo 2005 e oggetto di un nostro Accesso agli Atti e che specifica quanto segue:

“….. con la quale si informa che la Regione Abruzzo, pur non avendo provveduto alla pubblicazione nel bollettino ufficiale regionale dei SIC e delle ZPS, ha dato ampia diffusione alle schede degli stessi attraverso seminari, conferenze e circolari”.

Questo è l’unico atto ufficiale nell’istituzione dei sic nella nostra regione, misteriosamente smarrito in un fantomatico e, sembra, rocambolesco trasloco dei vostri uffici, come da Voi ben specificato nella corrispondenza intercorsa con il Difensore Civico Regionale da noi coinvolto per Vostre reiterate mancanze.

I cittadini hanno il diritto di conoscere in qualsiasi momento atti di tale importanza senza preoccuparsi se vengono smarriti per leggerezze o altra mancanze del personale demandato a tale FONDAMENTALE obbligo.

Per ultimo ci piace non poco soffermarci sulla vostra ammissione:” I confini dei SIC sono rivedibili”.

Consigliamo in questo caso ampia diffusione al pubblico di tale possibilità, da noi paventata nel lontano 2015 e PEDISSEQUAMENTE respinta da ignoranti e codardi personaggi. Difficile contare quanti punti abbiamo azzeccato, non ci rimane altro che complimentarci con le 11.265 firme che ci hanno appoggiato e creduto.

Ora dateci retta, ascoltate e accettate le soluzioni che il POPOLO vi consiglia.

Grazie.

#PROGETTOMONTAGNA

#SAVEGRANSASSO

Assergi, 14 gennaio ’17

Questo è solo l’inizio

Di Lucio Scipioni

progetto-montagna-logo

Da lunedì inizia la vera battaglia!!

Sarà una guerra di nervi, di propaganda, di potere, di visibilità, di numeri, di scienza, di coscienza, ecc. Si tratterà, insomma, ogni giorno, camminare lungo la “salita” che abbiamo appena cominciato a conoscere.

Tanti saranno gli ostacoli che incontreremo, molti saranno insuperabili, molti si supereranno, ma la “volontà” da cui dipende il risultato difficilmente sarà da noi addomesticabile.

Ho la sensazione che dovremo accusare anche qualche colpo proibito, importante sarà non porgere l’altra guancia ma puntare dritto all’obiettivo. Perché di questo si tratta, di raggiungere quell’obiettivo. E si può farlo  solo dando continuità all’azione intrapresa, senza dimenticare di osservare e analizzare ciò che ci succede tutt’intorno.

Un primo traguardo, comunque, è già nella borsa di Luigi. È il risultato dell’impegno di molti, ma è soprattutto il risultato dell’ “informazione”, quella che ha reso coscienti dei fatti e dei luoghi imprigionati dal volere di pochi a danno di tutti. Informazione che per noi si è tradotta in “firme per la causa”.

INTERVISTA DI LUIGI FACCIA A RADIO L’AQUILA 1 DEL 2 DICEMBRE 2016 (CLICCA PER APRIRE)

Cogliamo l’occasione per ricordarvi l’appuntamento, avente oggetto il Resoconto Petizione Popolare ed azioni per l’immediato futuro, che si terrà  presso il Comune di L’Aquila in località Villa Gioia (Sala “Luciano Fabiani”)  lunedì 5 dicembre 2016 alle ore 11:30.

L’Associazione Culturale di Promozione della Montagna “Progetto Montagna”, illustrerà alla stampa ed alla città i seguenti Argomenti:

1) Comunicazione risultato Petizione Popolare e ringraziamenti;

2) Iter successivo al deposito c/o il Protocollo Generale del Comune delle
firme;

3) Richieste ed azioni per l’immediato futuro;

4) Situazione legislativa attuale: Piano del Parco, Piano di gestione dei
SIC, Misure di Conservazione;

5) Conclusioni: cosa farà Progetto Montagna ?

Siamo fiduciosi in una vostra partecipazione vista l’importanza degli argomenti.
Cordiali Saluti a tutti!

#ProgettoMontagna

#SaveGranSasso

 

Petizione Gran Sasso, oltre 3600 firme!

3600-firme

di Fausto Tatone

Chi l’avrebbe mai detto (?)
Tremilaseicentoundici persone per due quesiti fanno 7222 firme

Firme lasciate con consapevolezza dietro presentazione di un documento di riconoscimento per validare età e residenza. Solo chi ha più di 16 anni ed è residente nel Comune dell’Aquila può firmare o chi dimostri di averne interessi diretti, quali lavoro o studio.

Insomma una petizione fatta rispettando un regolamento democratico preciso, quello sulle Istituzioni Partecipative della nostra città.
In appena 36 giorni dalla data di inizio, con solo 12 uscite e banchetti organizzati tra la gente per la gente, si è creata un’occasione unica per incontrare tante persone, per ascoltarsi, per confrontarsi, per abbracciarsi e per ricordarsi che la DEMOCRAZIA esiste se c’è IMPEGNO.

300 consensi al giorno sono un vero record.

Senza nulla togliere alle centinaia di petizioni fatte online comodamente seduti in poltrona e senza “certificare” l’identità del firmatario, la nostra è un’iniziativa attiva, faticosa, struggente.

Rinunciare ai week end e ai giorni di festa, 12 per l’esattezza, dedicandoli alla propria causa e alla propria città, rimanere per ore ad aspettare, a scrivere, a rispondere alle domande… ha un sapore del tutto diverso

Non sono bastati i tentativi di farci passare come “politicizzati” a rendere questa stupenda avventura diversa da quello che voleva essere: un tentativo di risvegliare le nostre coscienze e tornare protagonisti della vita sociale…è la soddisfazione più grande.

Molti esponenti locali delle varie fazioni politiche non hanno esitato a capirne il vero valore e sono corsi a darci sostegno.

A loro il nostro ringraziamento perché ci hanno dimostrato che davanti allo sviluppo economico, al senso di appartenenza e alla voglia di fare “bene” non esistono colori .

Ma il ringraziamento più grande lo dedichiamo a quelle 3611 persone che ci hanno scaldato con i loro sorrisi, con le loro chiacchiere, con i loro caffè e con il tratto indelebile della loro esistenza lasciato con l’uso di una penna su un foglio dov’è scritto poco o nulla delle vera forza che ci spinge.

Guardiamo stamane la nostra Montagna con occhi diversi.
Malgrado le brutte angosce che pervadono le nostre menti , possiamo dire che diventa giorno dopo giorno sempre più nostra.

Grazie L’Aquila !!!!!! ricordatevi di ringraziarvi perché da oggi esistete più di prima.
Ci vediamo nel prossimo week end.
#SaveGranSasso
#ProgettoMontagna
#PetizioneAq

 

C’era una volta Assergi…

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Quattro alimentari, due macellerie, una tabaccheria, questo era Assergi: un piccolo paesotto che ‘aveva tutto’ e garantiva una buona qualità della vita.

Non è colpa del terremoto stavolta: nel 2009, prima dell’ora X che ha diviso in due le nostre vite, si registrava già un profondo spopolamento della zona, che ha portato anche ad una riduzione repentina delle attività rurali, diminuite a vista d’occhio.
La popolazione tra il 1991 e il 2012 ha registrato uno spopolamento che sfiora il -14%. I dati sono dell’Atlante socio economico delle aree protette.

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Aree protette vuol dire anche vincoli pesanti per l’uomo e per le attività. E Assergi, in questo caso specifico, è un’area protetta perché dal 1995 si trova nel territorio del Parco, ente istituito in quell’anno.
“Se devi fare un orto lo devi fare come dice il parco, ma con i soldi tuoi. Se vuoi recintarti una terra lo devi chiedere al parco tramite un progetto, a carico tuo” – ci spiega un anziano del posto -. “Non dimentichiamo, poi, che i progetti per anni restano in valutazione negli uffici del parco e il tempo passa e noi restiamo fermi”.
Nel secondo schema della tabella vengono messi a confronto i dati  sulla ricchezza pro capite prodotta dai comuni dentro e fuori il Parco: 9630 euro per chi vive all’interno dell’area protetta (natural capital based) in Abruzzo e  11,701 per chi è fuori (not natural capital based).

Interessante l’inversione in Val D’Aosta e Piemonte.
Probabilmente in alcune regioni del Nord i Parchi hanno interpretato il territorio. Ci sono enormi zone fuori dall’area protetta dove si fa turismo e c’è sviluppo, come ad esempio in Trentino dove abbiamo la cattiva abitudine di immaginare i posti incantevoli del Trentino come se fossero un grande parco, invece non è così.
Un altro dato significativo, e che abbiamo sotto gli occhi, è che il 44% del territorio del Comune dell’Aquila è nell’area protetta del Parco. I vincoli dell’Ente in questi giorni stanno facendo arrabbiare i tanti allevatori della zona costretti a riportare a valle gli animali al pascolo entro il 31 ottobre, data in cui la Forestale comincerà a multare chi avrà ancora animali nei pascoli del Parco Nazionale del Gran Sasso Monti della Laga, nonostante l’erba sia ancora verde e abbondante. Gli allevatori del territorio hanno chiesto una proroga di un mese per la monticazione, vale a dire la libertà di pascolare in montagna per mucche, pecore e cavalli, costringendoli a nutrirli con il fieno. “Il nostro lavoro non è tenuto in considerazione”- hanno detto in coro durante un presidio fuori l’Emiciclo.
Oltre ai vincoli del Parco la zona fa i conti con la direttiva europea che trasformerebbe il territorio in una vera e propria riserva. Si tratta di Natura 2000, una rete di siti di interesse comunitario (SIC), e di zone di protezione speciale (ZPS) creata dall’Unione Europea per la protezione e la conservazione degli habitat e delle specie, animali e vegetali, identificati come prioritari dagli Stati membri dellUE.
In Abruzzo questi siti sono stati imposti nel 1992, quasi in concomitanza con la nascita del Parco, sulla base di uno studio fatto dal Cai dieci anni prima. I Sic non possono trovarsi dove l’ambiente non è recuperabile, questo lo dice l’Unione Europea. Quindi cosa ci fanno in zona Villetta, Montecristo e Fossa di Paganica che sono ‘colate di cemento’?
Con quale criterio è stato individuato il 32 % del territorio abruzzese per imporre i Sic? Perché risulta impossibile declassare o spostare un Sic?
Una ‘nuova riperimetrazione’ permetterebbe a diverse frazioni, da Arischia ad Assergi, di rimanere porte d’ingresso del Parco e svolgere le tipiche attività rurali e manutenere il territorio. Questa sarebbe una spinta per contrastare lo spopolamento e incentivare il turismo con attività ricettive, sportive e culturali che troverebbero nello sci o nel trekking un traino importante, ma che rischiano di essere fortemente limitati.

FONTE: ILCAPOLUOGO.IT

(http://www.ilcapoluogo.it/2016/10/28/resistere-nel-parco-cera-una-volta-assergi/ )

Parco, Allevatori e Politici; Nessun Futuro.

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                                                                                                                                                      di Giorgio Fioravanti

 

Che tra i soggetti citati nel titolo, ai quali aggiungo anche il cittadino in generale, c’è, da sempre,  a dividerli una distanza incolmabile è cosa arcinota ma ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni va oltre ogni limite di sopportazione e di decenza.

Il Parco, proprio nei giorni in cui apprendiamo essere sul mirino della Corte dei Conti                           ( http://assergiracconta.altervista.org/archivioNews.php?page=1&id=12452 ) si schiera apertamente contro gli allevatori che chiedono a gran voce, mediante vive proteste fuori il palazzo dell’Emiciclo, una proroga alla “monticazione” (la possibilità di pascolare in montagna, mucche, pecore e cavalli) oltre la scadenza del 31 ottobre poiché, grazie al clima ancora favorevole, nei pascoli del Parco Nazionale Gran Sasso Monti della Laga l’erba è ancora verde e abbondante.

Le motivazioni del parere negativo dell’Ente Parco insisterebbero su un sovraccarico del  bestiame, non compatibile con l’equilibrio dell’ecosistema. Guardacaso le stesse motivazioni che vengono urlate dalla solita serie di associazioni iper-protezioniste.

Peccato però che tali giustificazioni non tengono, abilmente, conto di una serie di aspetti fondamentali che ribalterebbero la realtà della situazione e sono proprio gli allevatori, gente che vive di allevamento e che frequenta e conosce ogni angolo del Gran Sasso da molto prima che l’europa cominciasse ad emanare diktat mediante direttive comunitarie,  a dirci quale sia il nocciolo del problema; l’allevatore  Gino Guetti spiega che  la percentuale di bestiame per ettaro non tiene conto del fatto che, negli anni, si è ristretta, di parecchio, la superficie pascolabile a causa del moltiplicarsi, in modo indiscriminato e immotivato, dei Siti di Interesse Comunitario dove il pascolo è proibito. La realtà di Guetti descrive, ad oggi,  un numero di 10.000 pecore sotto costante attacco della fauna selvatica, nello specifico da 3.000 lupi, specie protetta e che sta proliferando, quando, invece, anni fa si contavano più di 300.000 pecore e soli 300 lupi.

In tale scenario come si inserisce la politica regionale? Che tipo di messaggio, di azione e risposte danno coloro che sono strapagati anche con le tasse degli allevatori?

Sembrerebbe che l’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe da un mese non risponda affatto alle loro richieste ( http://www.abruzzoweb.it/contenuti/regione-la-rabbia-degli-allevatori-del-gran-sasso-c-e-ancora-erba-in-montagna-fateci-pascolare-/612561-268/ ) mentre invece assistiamo, sempre in questi giorni e sempre dalla maggioranza in Regione, a quanto realmente contino per loro i cittadini che abitano a ridosso del massiccio del Gran sasso e che creano sostentamento e lavoro con esso.

Sto parlando della mancata approvazione del progetto di legge 233/2016 denominato Istituzione Rete Escursionistica Alpinistica Speleologica Torrentistica Abruzzo (REASTA); una legge che nella stesura, discussione e implementazione ha visto coinvolte tutte le maggiori compagini politiche presenti nel Consiglio Regionale (dal MoVimento 5 Stelle a Forza Italia), una sorta di miracolo trasversale con un epilogo disarmante. Già perché il motivo, UFFICIALE, del mancato inserimento all’ordine del giorno è una lesa maestà da parte del consigliere aquilano Pierpaolo Pietrucci e dal consigliere Luciano Monticelli nei confronti dell’assessore Donato Di Matteo il quale, avendo la delega alla montagna e rivendicando il diritto di dover essere a conoscenza del provvedimento, ne ha bloccato la sicura approvazione.

La solita vecchia storia, il cittadino (che sia esso un allevatore o una guida alpina) vessato da vincoli, decisioni che gli cadono sulla testa e da beghe di vecchia politica stantìa, contro gli Enti che lottano solo ed esclusivamente per la loro sopravvivenza  e che passeggiano allegramente sui cadaveri dei contribuenti permettendosi, di tanto in tanto, anche qualche sgarbo istituzionale.

Tanto a rimetterci non saranno mai loro.