La Flora a Orologeria (Secondo Tempo)

IL PROGETTO LIFE FLORANET
Tra gli innumerevoli scopi “scientifici“, uno ci è saltato subito agli occhi (nel lontano 2016) e dice: “LA CONSERVAZIONE IN SITU (“nel proprio ambiente”) COMPRENDE, IN PARTICOLARE, LA PROTEZIONE ED IL RINFORZO DELLE POPOLAZIONI ESISTENTI MINACCIATE DALLE ATTIVITA’ UMANE……” “LA RIDUZIONE DEGLI IMPATTI DEL TURISMO SULLE SPECIE TARGET PREVEDE UNA RIORGANIZZAZIONE DEI FLUSSI TURISTICI NELLE AREE DI PRESENZA DELLE SPECIE (sentieri, strade, itinerari a cavallo ecc.)“.
Siamo partiti dalla fine perché di solito, sulle comunicazioni web e giornalistiche, ci si sofferma solo all’inizio ed ai titoloni. Vi preghiamo, invece, di leggere tutto per comprendere l’intera vicenda.
Qualche tempo fa qualcuno affermava che Scienza e Complottismo sono mondi separati. L’equazione sarebbe valida solo se dietro a ciò non ci fossero gli uomini e le donne che la falsano con le loro convinzioni.
Perché questa premessa ??? Perché noi non abbiamo mai creduto alle coincidenze fortuite e soprattutto abbiamo sempre sostenuto che alcune “scoperte” sono ad “orologeria” perché viziate dal dolo.
La conferma di tutto ciò, purtroppo, l’abbiamo avuta con la presentazione ad Avezzano della richiesta di “AMPLIAMENTO DEI SIC”, aree vincolate in cui c’è massima tutela dell’habitat naturale e delle specie animali, nei Parchi d’Abruzzo, al fine di salvaguardare alcune tipologie di flora.
Da dove arriva questa richiesta ? Dal resoconto del PROGETTO LIFE FLORANET. Che casualità! Sapete dove comincia questa ulteriore storia di finanziamenti europei destinati all’aria fritta e solo per imbavagliare un intera regione ? Esattamente  da una serie di “scoperte sensazionali di fiori“.
LA STORIA DELLE CONCLUSIONI:
  1. Siamo nel 2016 quando Bartolotti annuncia la realizzazione di nuovi impianti di risalita ad Ovindoli ed immediatamente, il 25 Febbraio 2016, parte la campagna contro i suddetti impianti che andrebbero ad allargare il comprensorio sciistico sulla Valle delle Lenzuola. Un quotidiano titolava “MAGNOLA-OVINDOLI NO AI NUOVI IMPIANTI” questo l’appello di Appennino Ecosistema.
  2. Correva il 16 Maggio 2016 quando usciva la notizia “SCOPERTA UNA NUOVA SPECIE VEGETALE RARA (Adonis Vernalis) NEL PARCO SIRENTE VELINO“, scoperta da un associato di Appennino Ecosistema. Il 24 Maggio 2016 la flora dell’ipotetico Parco Nazionale Velino Sirente  si arricchiva di un altro gioiello della biodiversità: “PARCO VELINO SIRENTE, SCOPERTA RARA SPECIE VEGETALE (Fritilaria Montana)“titolava un quotidiano web. L’articolo narrava che la scoperta avveniva nel corso di un escursione di Appennino Ecosistema.
  3. Secondo voi poteva mancare a questo punto un Progetto Life? Il 18 Luglio 2016 viene annunciata un importante iniziativa, il “PROGETTO FLORANET LIFE” (http://floranetlife.it/it/progetto/) progetto di salvaguardia di 7 specie vegetali rarissime  ed a rischio estinzione. Le rarità si trovano, in poche popolazioni, nei parchi Nazionali della Maiella e del Gran Sasso e, guarda caso, nel Parco Velino Sirente. Tra le misure di salvaguardia e conservazione in situ dei 7 gioielli, C’E’ LA RIDUZIONE DELL’IMPATTO TURISTICO. A questo punto tutto si ricollega con l’inizio di questo articolo.
Non prendiamo sotto gamba questi chiari segni di ostilità ad uno sviluppo turistico integrato del nostro territorio. Stiamo attenti, perché una volta effettuato il passo in una direzione, é quasi impossibile tornare indietro.
Questi spassionati avvertimenti sono da prendere seriamente in considerazione, sempre che l’Amministrazione Comunale sia ancora intenzionata all’infrastrutturazione del Comprensorio Turistico del Gran Sasso.
#SaveGranSasso
#ProgettoMontagna

Illusioni a 5 stelle

Riteniamo molto importante approfondire il background della “convention” di stampo rewilding che i grillini d’Abruzzo hanno pensato di propinare ai Prati di Tivo in questo fine settimana.

Partiamo dal presupposto che da quando il M5S esiste in Abruzzo ha storicamente ignorato sia le aree interne in generale, sia le aree pedemontane del nostro massiccio in particolare, poiché scarno bacino di voti rispetto alle loro provenienze costiere; il solo intitolare l’incontro “montagna a 5 stelle” lo troviamo un insulto a tutti i cittadini di quei territori che da sempre vedono latitare tale forza politica salvo poi fare capolino in campagna elettorale.

Ma questo è l’ultimo dei problemi, d’altronde il Gran Sasso e i suoi limitrofi abitanti sono abituati, da sempre, a dover sopportare politici e ciarlatani di ogni provenienza che promettono e poi non solo non mantengono e spariscono ma fanno l’esatto contrario. In questo caso, però, siamo oltre.

La scelta di volteggiare come avvoltoi su una stazione sciistica in oggettiva difficoltà per poter sparare liberamente sentenze terroriste ambientali contro gli impianti di risalita è rivoltante.

D’altronde non è la prima volta che, in quelle sparute occasioni in cui il M5S si accorge dell’esistenza della nostra montagna, provano ad imporre, in perfetto stile associazionistico ambientale talebano, un precisa visione mirata ad un progressivo allontanamento totale della presenza dell’uomo, e delle sue molteplici attività, dal Gran Sasso (Rewilding Europe).

Ci riferiamo ovviamente all’esposto che, nel luglio 2014, il M5S scrisse contro il progetto di sostituzione della seggiovia “Fontari” di Campo Imperatore che prevedeva un tracciato spostato di qualche metro dall’attuale (e antica) posizione e che partisse dalle vicinanze della seggiovia “Scindarella” per arrivare all’osservatorio al fine di permettere ai clienti di arrivare sci ai piedi alla funivia evitando le, attualissime, escursioni in salita per raggiungere l’impianto. Come è andata a finire lo viviamo tutti oggi: a causa di tale esposto la regione bloccò il progetto “allungato” e tornò a una sostituzione dell’identico tracciato precedente così come imponeva la direttiva Habitat alla quale si appellarono i grillini.

Ma non si limitarono certo a questo sempre in tema Gran Sasso; qualche mese prima dell’esposto, in piena campagna elettorale per le regionali del 2014, il M5S pensò bene di scrivere sul proprio programma elettorale (attualmente introvabile ovunque compresa la rete, evidentemente conteneva idiozie talmente grosse da doverle censurare) che, in tema di sviluppo turistico di Campo Imperatore, si doveva “impedire in ogni modo la realizzazione del Piano di Sviluppo e Valorizzazione dell’area aquilana”, ovvero il cosiddetto “Piano Letta”, che prevedeva un totale di 200 milioni di investimento nel settore delle infrastrutture sciistiche compreso, ovviamente, il Piano D’area che prevede il collegamento tra Montecristo, la Fossa di Paganica e il Monte Scindarella.

Ci siamo dilungati nella descrizione dei fatti perché viviamo un momento delicatissimo per le aree interne; veniamo da 5 anni di sinistra D’alfonsiana che non ha fatto altro che aumentare a dismisura la distanza tra il territorio costiero e l’entroterra, che ha reso ancora più evidente la doppia velocità delle due macroaree.

Adesso consegnare la regione a chi vuole, leggiamo testualmente dal comunicato della “Convention”, delle “Tendenze Green” sulla nostra montagna (tradotto: non un euro per gli impianti di risalita, non un euro per l’innevamento programmato, non un euro per l’ampliamento dei bacini sciistici eccetera) per promuovere una scellerata visione integralista ambientale che scaturirebbe in un certo spopolamento dei Comuni pedemontani, in una sicura chiusura delle attività degli operatori turistici che si basano sull’indotto degli impianti, francamente sarebbe un disastro dal quale non si potrà più tornare indietro.

#SaveGranSasso

Progetto Montagna

 

Una Data Storica Per L’Aquila

Oggi, 20 settembre 2018, è una data storica per la città dell’Aquila ed il suo territorio.

A quasi due anni dall’inizio della raccolta firme, la Giunta Comunale ha approvato il testo e le richieste delle due Petizioni Popolari sottoscritte e recanti in calce ben 11.200 firme di cittadini residenti nel Comune.

La Giunta, con il suo voto, ha sancito, ai sensi dello Statuto e del Regolamento sugli Istituti di Partecipazione, la conclusione del più grande iter democratico e partecipativo messo in atto nel Comune Capoluogo di Regione.

Progetto Montagna #SaveGranSasso con i suoi sostenitori, hanno dato vita al più grande movimento di opinione e sensibilizzazione su temi delicati ed attuali, ai più sconosciuti, ma importantissimi per il futuro turistico ed economico della città.

Ha fornito documentazione, studi scientifici e proposte concrete sulla gestione e la rimodulazione dei vincoli delle Direttive Natura 2000, proponendo le basi per uno sviluppo compatibile sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista economico.

Sinceramente questo è il più grande risultato che noi tutti speravamo di ottenere e che probabilmente abbiamo raggiunto.

Ringraziamo con affetto e gratitudine tutti i sottoscrittori delle 11.115 firme, i volontari dei banchetti che hanno girato tutto il territorio comunale, i Consiglieri Comunali che hanno vidimato e validato le sottoscrizioni, le ASBUC di Assergi, Arischia, Aragno, Camarda e Filetto, la stampa che ci ha seguito con attenzione ed a volte ci ha anche sopportato.

Un ultimo ringraziamento, e non per importanza, va alla Giunta Comunale che ha creduto in questo movimento ed ha rispettato la volontà dei propri cittadini.

Adesso la palla sul percorso amministrativo da seguire, indicato peraltro dai testi delle due petizioni, passa ai rappresentanti del Comune dell’Aquila ed al Presidente della Regione Abruzzo.

BUON LAVORO E FORZA GRAN SASSO !!!!!!

Progetto Montagna

#SaveGranSasso

La Seggiovia Fontari e i Fondi Europei

 

 

 

 

 

 

 

Ricordate il caso “scoppiato” nell’estate del 2015?

Sostanzialmente venne “rigettato” dagli uffici dell’Ente Parco GS il progetto di sostituzione della seggiovia con un nuovo tragitto, più sicuro e razionale. Una seggiovia più lunga che metteva in collegamento la zona Scindarella con l’imbarco della funivia evitando inutili e rischiose passeggiate, specialmente senza sci e in caso di maltempo, al riparo da una zona ventosa sin dai tempi della nascita di Eolo. Una scelta dettata da motivi di sicurezza, non certo dalla stoltezza umana, come qualcuno ha preferito credere.

Ebbene quella “doccia fredda” fece scoppiare le ire del Sindaco, poi quelle del Consiglio Di Amministrazione del Parco creando una spaccatura interna non da poco, poi quelle della popolazione…. Ma anche quelle delle associazioni ambientaliste che fecero quadrato appellandosi alla protezione di una zona “preziosa” (andatela a vedere).

Si arrivò cosi verso l’autunno abbastanza sicuri che tra la mera sostituzione e il nuovo progetto si scegliesse la strada della mediazione con una terza soluzione da trovare a tavolino.

Ma così non fu.

Come risulta dagli atti della Regione, infatti, il nuovo progetto fu “ritirato” dall’Amministratore Unico del CTGS prima che potesse andare in discussione alla Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) che avrebbe potuto rivedere, scavalcare o mediare il parere degli uffici tecnici del Parco.

Insomma l’augurata strada della “via di mezzo” non venne neanche intrapresa, in barba anche alle normative europee che , proprio per evitare costose risse, prevedono un’ampia discussione delle soluzioni alternative di un progetto in aree Sic e Zps.
Un atro atto, dell’amministrazione del CTGS, del tutto arbitrario e privo di logica.

Si usò la scusa dei fondi PAR-FSC per azzittirci, perché, cosi ci fu detto, rischiavano di essere persi decorso il 31/12/15 se non fosse partito il cantiere.

Cantiere partito nel luglio del 2017.

Circa 2,5 milioni , assegnati al progetto dalla Regione Abruzzo, ai quali vanno ad aggiungersi altri 5,2 milioni di fondi CIPE, già in cassa, per completare l’opera , prevista per 7,7 milioni.

Così, a gara ormai affidata, con regolare bando, si passò da un progetto di 1,4 km ad uno di mera sostituzione di soli 900 metri circa allo stesso prezzo, un vero affare.
Un danno economico pazzesco che le intricate maglie del Codice degli Appalti non hanno permesso di rivedere, cosi come l’esterrefatta ditta appaltatrice, che ci guardava con occhi sgranati e stupiti.

Ma che fine hanno fatto quei 2,5 milioni? Dai recenti controlli effettuati sui conti del CTGS non c’è traccia.

Dall’esamina attenta del Disciplinare (foto2) previsto per i fondi Par-Fsc , firmato tra CTGS e Regione Abruzzo, emerge che entro la data di avvio dei lavori e successivamente per altri 5 step dovevano essere richieste le rispettive anticipazioni (Sal). Quindi, ad oggi, dovevano essere stati richiesti almeno 3 Sal su 6 per un importo complessivo di circa 1,3 milioni.

E’ stato fatto?

NO e siamo fortemente preoccupati perché il suddetto disciplinare prevede una serie di cavilli, limiti, rivalse, more e ammende, del tutto legittimi in un finanziamento europeo, che potrebbero comportarne la revoca, con dei danni economici incalcolabili.

Insomma ci ritroviamo un progetto che non volevamo per non perdere 2,5 mil , ma è costato circa 1,5 milioni in più e rischiamo di perdere la differenza.

Purtroppo un altro pessimo esempio di come stiamo trattando le tasse dei contribuenti, i progetti di sviluppo europei e le casse disastrate di una Società pubblica.

#SaveGranSasso
#ProgettoMontagna

Il Timido Risveglio Delle Coscienze

 di Giorgio Fioravanti

Un timido risveglio delle coscienze.

Ciò a cui stiamo assistendo in questo periodo di preparazioni di campagne elettorali si spera sia solo un piccolo preludio all’uscita dall’immobilistico e criminoso letargo che sta causando lo spopolamento del territorio montano abruzzese.

Inutile sottolineare non solo che è troppo poco, ma la concomitanza con gli appuntamenti alle urne non fa ben sperare sulle reali intenzioni di coloro che da questo stallo dovrebbero condurci fuori.

Fa ben sperare, invece, il notare come anche le frange più estremiste di un certo tipo di ambientalismo miope e radicale stiano correggendo il tiro e stiano cominciando a capire che stanno scherzando con il fuoco più pericoloso, quello innescato dall’esasperazione.

Eppure fa tanta rabbia pensare che strumenti utili quali SIC, ZPS, le Direttive Habitat e Uccelli, i Parchi regionali e nazionali sarebbero dovuti servire all’esatto contrario: valorizzare, proteggere e creare economia.

Ciò che, invece, la politica locale, con funzionari più preoccupati delle loro ideologie piuttosto che delle attività da salvaguardare, hanno creato mediante errate interpretazioni è stato solo ed esclusivamente immobilismo, degrado, spopolamento e crisi delle piccole aziende.

Non solo, dunque, un’occasione mancata, come oggi denunciano una serie di sigle di agricoltori europei e di proprietari fondiari (Copa-Cogeca, Cepf e Organizzazione dei proprietari fondiari) sull’errato utilizzo di tali strumenti, ma, dati i tempi non proprio ristretti per poter rimediare a tali errori, un vero e proprio utilizzo criminoso di misure potenzialmente rivoluzionarie.

Analizzando la relazione della Corte dei Conti Europea sull’utilizzo della rete “Natura 2000” da parte degli Stati Membri viene fuori un panorama di potenzialità (e soprattutto di fondi) inespresse a causa dello scarso e inappropriato utilizzo di esse da parte degli enti gestori; possiamo “toccare con mano”, nel nostro caso abruzzese, come l’errata interpretazione di queste misure diventa, addirittura, una spada di Damocle su territori già martoriati da eventi catastrofici naturali quali terremoti, frane, forti nevicate e relativi fenomeni consequenziali come, ad esempio, le valanghe.

Ciò che oggi le sigle europee citate lamentano non possiamo evitare di far notare come siano i medesimi appelli inascoltati alle istituzioni che l’associazione “Progetto Montagna” tramite gli attivisti di “#SaveGranSasso” cercano di portare all’attenzione degli abitanti delle popolazioni montane interessate; imposizioni indiscriminate dall’alto senza coinvolgimento dei diretti interessati, interpretazioni ideologiche di strumenti comunitari e incapacità sia di elargire che di recepire fondi per risarcire gli agricoltori danneggiati.

Leggevo, con difficoltà dettate dallo sdegno e dalla vergogna, la disperazione raccontata da un giovane agricoltore di Goriano Valli, su un quotidiano web locale, che denuncia come l’applicazione del regime in de minimis sugli indennizzi dei danni causati da fauna selvatica (quindi massimo risarcimento di 15.000 euro in 3 anni) significherebbe, per lui, la certa chiusura dell’azienda agricola che, con enormi fatiche, cerca di portare avanti da anni.

Immedesimandomi in ciò che dovrebbe essere trattata come una preziosa risorsa per il nostro paese ho, infine, provato invidia per la tenacia dimostrata da questo ragazzo in un contesto dettato dall’abbandono delle istituzioni.

Vorrei che sappia che stiamo lottando per dare un futuro soprattutto a quelli come lui.

 

 

Risposta alla Nota Chiarimenti della Regione Abruzzo

natura_2000

 

 

L’Ufficio Ambiente della Regione Abruzzo, dichiara di esistere.

Ci sono voluti anni per “strappare” una dichiarazione ufficiale, ma, grazie alle 11,265 firme, ce l’abbiamo fatta. Ora sappiamo che c’è qualcuno con un nome e un cognome che “reagisce” alle defibrillazioni su un corpo inanimato, quasi verrebbe da ringraziare per cotanta attenzione. Ma, in un paese democratico, non si tratta di attenzione ma di semplice “servizio dovuto alla popolazione”.

Abbiamo ricevuto una risposta UFFICIALE ai nostri articoli comparsi sulle principali testate, che ringraziamo.

Tante le “puntualizzazioni” nel documento a noi indirizzato, ecco le più importanti: tra Zsc e Sic c’è una differenza…. Stupore. Il Sic diventa Zsc quando vengono stabilite delle restrizioni (misure sito specifiche) ad hoc. Grazie per la cortese conferma.

Quindi c’è una differenza sostanziale tra Sic e Zsc. I piani di gestione (dei sic) vengono stabiliti successivamente alle MISURE ove si rendesse necessaria tale azione. Anche qui grazie per la cortese conferma, rimane il dubbio come mai tali piani di gestione siano già pronti prima del 27/12/16 quando gli stessi debbono tenere conto delle MISURE dettate dall’atto recentemente approvato.

Per quanto riguarda i successivi e futuri passaggi del recepimento della direttiva Habitat vi rammentiamo l’obbligo del coinvolgimento e della condivisione del Pubblico e delle Aziende in atti che, per la loro stessa natura, limitano le attività PRODUTTIVE presenti sulle aree protette (in primis del CTGS) e limitano anche la presenza umana, grossa restrizione alla libertà dell’uomo.

A proposito del CTGS, tenendo conto delle norme di cui sopra, non capiamo come mai non abbia fatto mai ricorso e/o opposizione sugli atti che di fatto limitano lo sviluppo delle attività oggetto degli scopi sociali della stessa (lo hanno fatto tutte le società in Europa ed hanno anche avuto ragione – Sentenza Corte di Giustizia Unione Europea 3 aprile 2014 – Cascina Tre Pini contro Minambiente ed altri – Declassamento SIC…).

Consigliamo inoltre di “custodire”, con l’uso di BACKUP informatici, tutti i documenti prodotti dal Vostro ufficio, onde evitare il ripetersi di spiacevoli episodi come quello della NOTA prot. n. 14326 del 26 ottobre 2004, richiamata nel D.M. 25 marzo 2005 e oggetto di un nostro Accesso agli Atti e che specifica quanto segue:

“….. con la quale si informa che la Regione Abruzzo, pur non avendo provveduto alla pubblicazione nel bollettino ufficiale regionale dei SIC e delle ZPS, ha dato ampia diffusione alle schede degli stessi attraverso seminari, conferenze e circolari”.

Questo è l’unico atto ufficiale nell’istituzione dei sic nella nostra regione, misteriosamente smarrito in un fantomatico e, sembra, rocambolesco trasloco dei vostri uffici, come da Voi ben specificato nella corrispondenza intercorsa con il Difensore Civico Regionale da noi coinvolto per Vostre reiterate mancanze.

I cittadini hanno il diritto di conoscere in qualsiasi momento atti di tale importanza senza preoccuparsi se vengono smarriti per leggerezze o altra mancanze del personale demandato a tale FONDAMENTALE obbligo.

Per ultimo ci piace non poco soffermarci sulla vostra ammissione:” I confini dei SIC sono rivedibili”.

Consigliamo in questo caso ampia diffusione al pubblico di tale possibilità, da noi paventata nel lontano 2015 e PEDISSEQUAMENTE respinta da ignoranti e codardi personaggi. Difficile contare quanti punti abbiamo azzeccato, non ci rimane altro che complimentarci con le 11.265 firme che ci hanno appoggiato e creduto.

Ora dateci retta, ascoltate e accettate le soluzioni che il POPOLO vi consiglia.

Grazie.

#PROGETTOMONTAGNA

#SAVEGRANSASSO

Assergi, 14 gennaio ’17

Dgr 877-2016 Misure Generali Di Conservazione SIC-ZPS

DGR 877-2016 MISURE GENERALI DI CONSERVAZIONE SIC-ZPS

screenshot1

 

Le ZSC sono state, da noi di SaveGranSasso, ampiamente trattate 15 mesi or sono.

Sappiamo che giuridicamente niente è cambiato ma i numerosi divieti citati nella delibera della Regione Abruzzo hanno risvegliato arditi animi

In questa occasione non è bello dire “avevamo ragione” ma almeno viene dimostrata la VERIDICITÀ’ DEI NOSTRI STUDI

Purtroppo abbiamo perso un altro anno e mezzo ed il treno è quasi passato.

L’unica nota positiva di questo ulteriore anno passato, è stata la petizione popolare proposta da Progetto Montagna e da #SaveGranSasso.

E’ stato un grande successo (11.165 firme raccolte) ed è stata l’occasione per informare la cittadinanza sull’argomento, cosa che non è stata fatta dalle istituzioni all’epoca dell’apposizione di questi assurdi vincoli. 

Quì di seguito vi alleghiamo alcuni screenshot degli interventi fatti in passato. 

E’ abbastanza semplice trovarli sulla nostro gruppo Facebook denominato “Save Gran Sasso”, digitando “ZSC” nel motore di ricerca presente in alto a destra. 

Alleghiamo inoltre la DGR in questione. Distinti saluti,

Progetto Montagna

#SaveGranSasso

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dgr-877-2016_misure-generali-di-conservazione-sic-zps

Lettera chiusa (critica) a chi guarda il dito e non la luna.

augurisgs

di Fausto Tatone

Un laboratorio di fisica nucleare nel cuore della montagna e del Parco ha fatto e sta facendo più danni di 500 seggiovie montate una sull’altra. Acque contaminate, e non è certo la prima volta, scorrono indisturbate nei fiumi e nei ruscelli, neutrini nell’aria.

Un poligono di tiro, nel Parco, semina piombo nelle viscere della terra da oltre 30 anni ma nessuno lo vede o lo denuncia.

I ruderi disseminati e abbandonati ovunque si sgretolano quotidianamente rilasciando cemento e ferro nella terra… quella terra che dovrebbe regalarci magnifici doni dall’agricoltura.

Le aree per le attività rurali non esistono più e le poche presenti chiudono i battenti e si arrendono alla burocrazia più becera.

Il Parco ha definitivamente chiuso tutte le attivita di promozione del turismo, tra omertà e silenzio, ponendosi come MERO UFFICIO AMMINISTRATIVO. (???)

Un’azienda , l’unica ad aver aperto post terremoto, che doveva assorbire 129 lavoratori è sotto sequestro dopo aver drenato 10 milioni di euro al territorio e assunto 4 persone testimonianza assoluta della situazione economico-sociale della città.

Un’altra azienda in pieno fallimento e senza nessuna possibilità di produrre un solo euro di utile , viene salvata da decenni con iniezioni continue di liquidita (l’ultima 1.400.000) euro solo per l’ignoranza imprenditoriale che da sempre contraddistingue la nostra classe politica.

Noi un’idea di Parco, di protezione della natura, di economia sostenibile ce l’abbiamo .. precisa e inequivocabile.  Senza contravvenire a Leggi e Direttive che OGGI VENGONO IGNORATE QUOTIDIANAMENTE PROPRIO DA CHI POI SI VANTA DI ESSERE AMBIENTALISTA (da salotto).

Da 2 anni ormai SIAMO GLI UNICI che HANNO STUDIATO e PORTATO A CONOSCENZA DEI CITTADINI COS’E’ NATURA2000 con i suoi sic e zps. Neanche il milionario progetto europeo “fahrenheit” c’era riuscito (fino al 2013 il 75% degli europei non sapevano cosa fossero la direttiva Habitat e Uccelli)

Qui a L’Aquila abbiamo raggiunto risultati TANGIBILI con 11.000 firme e continuiamo a combattere perché la trasparenza, la legalità e sopratutto il futuro economico della valle possano prevalere a stupidi e microscopici prese di posizione di chi su queste montagne viene a farsi solo una passeggiata (arrampicata e affini) e , chiaramente, non vuole il disturbo del turista da sempre considerato ignorante e invadente.

ORA CI PIACEREBBE CONFRONTARCI CON IDEE E NUMERI, non con i TUTTOLOGI che nulla sanno di turismo, di economia e , meraviglia delle meraviglie, di PROTEZIONE DELL’AMBIENTE.

Abbiamo rispettato la DEMOCRAZIA , un regolamento comunale, siamo scesi per 2 mesi in strada con freddo e pioggia , abbiamo parlato con tutti, ora , scusateci, vorremmo ascoltare solo RISPOSTE non idiozie sparate al vento.

Il dito è sempre lì, oggetto di chiacchiere e chiacchiericci ma la luna è un’altra cosa.
Buon Natale.

#SaveGranSasso
#ProgettoMontagna

Questo è solo l’inizio

Di Lucio Scipioni

progetto-montagna-logo

Da lunedì inizia la vera battaglia!!

Sarà una guerra di nervi, di propaganda, di potere, di visibilità, di numeri, di scienza, di coscienza, ecc. Si tratterà, insomma, ogni giorno, camminare lungo la “salita” che abbiamo appena cominciato a conoscere.

Tanti saranno gli ostacoli che incontreremo, molti saranno insuperabili, molti si supereranno, ma la “volontà” da cui dipende il risultato difficilmente sarà da noi addomesticabile.

Ho la sensazione che dovremo accusare anche qualche colpo proibito, importante sarà non porgere l’altra guancia ma puntare dritto all’obiettivo. Perché di questo si tratta, di raggiungere quell’obiettivo. E si può farlo  solo dando continuità all’azione intrapresa, senza dimenticare di osservare e analizzare ciò che ci succede tutt’intorno.

Un primo traguardo, comunque, è già nella borsa di Luigi. È il risultato dell’impegno di molti, ma è soprattutto il risultato dell’ “informazione”, quella che ha reso coscienti dei fatti e dei luoghi imprigionati dal volere di pochi a danno di tutti. Informazione che per noi si è tradotta in “firme per la causa”.

INTERVISTA DI LUIGI FACCIA A RADIO L’AQUILA 1 DEL 2 DICEMBRE 2016 (CLICCA PER APRIRE)

Cogliamo l’occasione per ricordarvi l’appuntamento, avente oggetto il Resoconto Petizione Popolare ed azioni per l’immediato futuro, che si terrà  presso il Comune di L’Aquila in località Villa Gioia (Sala “Luciano Fabiani”)  lunedì 5 dicembre 2016 alle ore 11:30.

L’Associazione Culturale di Promozione della Montagna “Progetto Montagna”, illustrerà alla stampa ed alla città i seguenti Argomenti:

1) Comunicazione risultato Petizione Popolare e ringraziamenti;

2) Iter successivo al deposito c/o il Protocollo Generale del Comune delle
firme;

3) Richieste ed azioni per l’immediato futuro;

4) Situazione legislativa attuale: Piano del Parco, Piano di gestione dei
SIC, Misure di Conservazione;

5) Conclusioni: cosa farà Progetto Montagna ?

Siamo fiduciosi in una vostra partecipazione vista l’importanza degli argomenti.
Cordiali Saluti a tutti!

#ProgettoMontagna

#SaveGranSasso

 

“TURISMO” QUESTO SCONOSCIUTO

di Lella Antonacci

Il 13° Rapporto ECOTOUR boccia l’Abruzzo. 

parco-crashE il nostro Parco Gran Sasso M.L.?
…Neanche in classifica!

 

Voglio condividere con Voi una rapida sintesi del 13° Rapporto ECOTOUR,  necessaria e propedeutica a delle considerazioni che verranno poi spontanee…

Il turismo, si sa, è l’unico strumento capace di riportare la nostra economia sulla strada virtuosa della crescita, da troppo tempo smarrita, e di dare alle giovani generazioni numerose, valide e proficue opportunità di lavoro. Se ne fa un gran parlare, in ogni convegno, incontro pubblico, campagna elettorale che dir si voglia, ma se andiamo a guardare i numeri non possiamo che rimanere perplessi e amareggiati.

Il 13° rapporto ECOTOUR sul turismo natura, attraverso il quale è possibile conoscere le performance dei singoli parchi, le cifre sui flussi di mercato e gli andamenti del settore, dipinge un quadro preoccupante per l’Italia intera, dove il turismo davvero potrebbe rappresentare la panacea dei mali che affliggono la società. Eppure l’Italia, che rappresenta nell’immaginario collettivo la meta da sogno della stragrande maggioranza dei turisti, si posiziona nella competizione internazionale al 5° posto nella graduatoria delle destinazioni turistiche mondiali come “arrivi”, mentre scende al 7° posto come “introiti” monetari.

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L’Abruzzo, nel Rapporto, indossa a pieno titolo la maglia nera sia per la diminuzione registrata nel 2014 sul 2013 per gli “arrivi” sia per la diminuzione a doppia cifra delle “presenze”.

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E’ la componente nazionale dei flussi turistici che stenta purtroppo a ripartire.

Tale situazione di calma piatta – si legge nel Rapporto – è la conseguenza della ripresa veramente marginale dell’economia (il PIL nazionale nel 2015 è aumentato dello 0,8%), nonostante le politiche espansive messe in atto dalla BCE per combattere la deflazione, e i continui proclami dei nostri politici che disegnano una realtà solo virtuale e del perdurare del clima di sfiducia e di paura del futuro della gente e dei giovani in particolare. Ma anche l’aumento abnorme dell’età pensionabile che, limitando di molto il tempo a disposizione nell’età matura, gioca un ruolo negativo per il rilancio del turismo domestico.

Come ben sappiamo il fenomeno turistico generale si è soliti distinguerlo in tante tipologie: turismo culturale, balneare, lacuale, montano, enogastronomico, sportivo ecc. 

Tra queste la tipologia più importante è certamente il turismo natura, non di rado associato al turismo sostenibile e all’ecoturismo.

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Sempre stando al Rapporto, per il 2015 i dati provvisori relativi ai flussi turistici natura sono migliorativi rispetto a quelli del 2014. Infatti, le presenze totali nel complesso dei parchi sia nazionali che regionali e quelle delle altre aree comunque protette hanno raggiunto il livello record di 104.634.374, con una permanenza media di 3,78 giorni, che per il 47,2% sono straniere e per il 52,8% sono presenze italiane. Le presenze nelle strutture ricettive ufficiali dei parchi nazionali e regionali sono state 87.352.816, mentre quelle nelle strutture ricettive delle altre aree comunque protette sono state 17.281.558 (dati provvisori). Il Δ positivo totale è pari a + 2,3%.

Anche nel 2015, nonostante la marginalissima ripresa economica e il protrarsi dei tanti problemi che affliggono il nostro Paese e l’Europa comunitaria, il turismo natura non solo ha mantenuto le posizioni, ma è riuscito addirittura a migliorarle in maniera sensibile: specialmente nella componente straniera che si appresta a “pesare” sul totale delle presenze come la componente domestica.

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La distinzione tra componente domestica e componente straniera è di carattere sostanziale, perché gli stranieri quando godono una vacanza natura hanno un paniere di spesa molto più elevato rispetto a quello dei turisti domestici. 

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Il fatturato del turismo natura nel 2014 è stato calcolato in 11,903 MD di €. Per il 2015 i dati provvisori a disposizione permettono di effettuare una valutazione del fatturato aumentativa rispetto a quella dell’anno precedente sia per l’aumento delle presente totali sia per il maggior peso nelle presenze complessive della componente straniera, la quale ha una spesa pro-capite giornaliera di oltre 100 euro, molto più elevata della spesa pro-capite giornaliera dei turisti natura domestici, che è di quasi 67€ (Fonte: elaborazione ENIT su dati Banca d’Italia)

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Proseguendo nella lettura del 13° Rapporto ECOTOUR scopriamo anche che I “parchi-aree protette” costituiscono, come d’altronde in tutti i passati Rapporti, il segmento più rappresentativo del turismo natura, anche se la loro posizione leader si è non di poco sbiadita. La piazza d’onore è stata conquistata da “i borghi più belli d’Italia”. Tale risultato rappresenta in assoluto la migliore performance di questo segmento.

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Il “praticare sport e attività all’aria aperta”, secondo i Tour Operator italiani e stranieri della domanda intermediata del turismo natura, rappresenta la motivazione più importante che spinge i turisti a scegliere una vacanza natura (26%), oltre al “conoscere le tradizioni culturali, folcloristiche ed enogastronomiche” (24%).

Ed ora entriamo nel merito dei Parchi Nazionali più richiesti…

I due parchi storici italiani, Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, sempre in cima, e il Parco Nazionale del Gran Paradiso, sono i parchi più richiesti dal turista quando domanda in maniera specifica il “prodotto parchi”. A ruota seguono il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e il P.N. delle Cinque Terre. Citazioni plurime mettono a segno anche il P.N. dello Stelvio, dell’Appennino Tosco-Emiliano, del Pollino, del Vesuvio, del Gargano e dell’Arcipelago Toscano. Seguono poi, con un numero di citazioni inferiori, tutti gli altri Parchi Nazionali. Tra i parchi regionali svetta sempre quello dell’Etna, seguito dall’Adamello Brenta. Il P.N. delle Cinque Terre è invece il più richiesto dai T.O stranieri.

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L’analisi di un questionario proposto ai responsabili dei parchi nazionali, di quelli regionali, delle riserve naturali statali e delle aree marine protette, che numerosi hanno partecipato all’indagine, evidenzia che i maggiori fruitori delle aree naturali in genere appartengono alla classe di età intermedia. Il segmento di età che più lo richiede, infatti, è quello “31-60 anni”; e che la tipologia “famiglie” con il 26% mette a segno il “peso” più elevato.

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I dati relativi alle strutture ricettive utilizzate dai turisti quando godono una vacanza natura mettono in luce aspetti veramente interessanti: quasi una controrivoluzione.
La categoria ricettiva “alberghi e pensioni” che nell’11° Rapporto aveva perso la leadership nella speciale classifica delle strutture ricettive utilizzate dai turisti quando godono una vacanza natura e che l’aveva riacquistata in maniera perentoria nel passato Rapporto, in quest’ultima rilevazione rafforza la posizione riconquistata mettendo a segno il 27% delle preferenze. In posizione d’onore troviamo l’agriturismo con il 18% delle preferenze: in ascesa: quasi un rimbalzo tecnico dopo il tonfo della precedente rilevazione. Seguono poi i B&B con il 17%, gli appartamenti/case private con il 15%, i campeggi con il 10% e il camper con il 7%. La categoria “altro”: rifugi e foresterie per lo più, fa registrare il 6%. 

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Considerando le aree protette come un unicum rileviamo che la categoria temporale più frequente con il 28% è rappresentata da “1 giorno”, in diminuzione rispetto al valore fatto registrare nel precedente Rapporto: 33%. La categoria temporale costituita dai weekend fa registrare il 27%, valore di poco superiore a quello della rilevazione precedente.

La provenienza dei turisti natura è in misura maggiore nazionale: 40%, in leggera crescita rispetto all’ultimo valore rilevato. La provenienza regionale, da sempre preminente, raggiunge il 39%. 

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I motivi che spingono i turisti a godere una vacanza natura in un parco nazionale o regionale o in un’area comunque protetta sono diversi. Quelli preminenti sono innanzitutto rappresentati dalla possibilità che la vacanza natura permette di praticare un’attività sportiva: 48%, valore leggermente superiore a quelli rilevati nei precedenti Rapporti. Troviamo poi a una distanza abissale il “relax” con il 20% (era il 18% nella precedente rilevazione), l’”enogastronomia” con il 15%, la “riscoperta delle tradizioni” 9%,  e la categoria “altro”: fiere e sagre, turismo culturale, visita a parenti, lavoro, ecc.: 8%

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Considerazioni finali… 

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  1. Abbiamo appurato dal Rapporto che la tipologia più importante di turismo è il “turismo natura”, in continua ascesa.

  2. Tra i segmenti più rappresentativi del turismo natura troviamo i Parchi e i Borghi più belli d’Italia, con una crescente preferenza dei borghi.

  3. L’Abruzzo, terra dei parchi, è chiamata anche Regione Verde d’Europa. In questa regione infatti troviamo tre Parchi Nazionali, un Parco Regionale e 38 tra oasi e riserve regionali e statali. In totale le aree protette in Abruzzo rappresentano circa il 30% dell’intero territorio regionale. Vi si alternano paesaggi naturali tra i più vari: dai vastissimi piani carsici del Gran Sasso agli Altopiani Maggiori; dai profondi canyon della Maiella alle estese foreste della Laga; dagli alti pascoli ai selvaggi ambienti rupestri; e ancora cascate grotte e persino un ghiacciaio, il Calderone, l’unico dell’Appennino e il più meridionale d’Europa. Nonostante ciò, il Rapporto Ecotour boccia l’Abruzzo, lo pone infatti al terz’ultimo posto, davanti solo a Basilicata e Molise.

  4. Nella “top ten” dei Parchi Nazionali troviamo al primo posto lo storico Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, la cui nascita risale al 1923 quando la Riserva di Caccia Reale, sulla base di un Regio Decreto, divenne il primo nucleo di questa grande area protetta. 

  5. I motivi che spingono i turisti a godere una vacanza natura in un parco nazionale o regionale o in un’area comunque protetta sono diversi. Quelli preminenti sono innanzitutto rappresentati dalla possibilità che la vacanza natura permette di praticare un’attività sportiva: 48%. (Ma la pratica di attività sportive non presuppone l’esistenza di valide ed adeguate infrastrutture…?!)

  6. Altro dato non trascurabile è il fatturato del turismo natura che nel 2014 è stato calcolato in 11,903 MD di €. Per il 2015 i dati provvisori a disposizione permettono di effettuare una valutazione del fatturato aumentativa

  7. La contraddizione per eccellenza è rappresentata dal nostro Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, che si estende per 150.000 ettari su 44 comuni divisi tra le province di L’Aquila, Teramo, Pescara, Ascoli Piceno e Rieti. Al suo interno troviamo la catena del Gran Sasso che si caratterizza per la presenza della vetta più alta dell’Appennino, il Corno Grande (2912 m.), dove è presente l’unico ghiacciaio appenninico, il Calderone. Oltre il 40% del territorio del Comune dell’Aquila (capoluogo di regione) è sotto il vincolo di questa area protetta istituita nel 1991. Ebbene, questo nostro Parco, uno dei più grandi d’Italia, dotato di una straordinaria ricchezza di specie animali e vegetali, nonché di una varietà di ecosistemi e paesaggi davvero unica non è neanche menzionato nel Rapporto!

  8. I risultati relativi a tempi e tipologia di turisti natura non sono proprio incoraggianti. I tempi di permanenza troppo brevi e un “turismo” prevalentemente di provenienza regionale, faticoso anche definirlo tale, sono segnali indiscutibili di fallimento enonomico. L’escursione di 1 giorno, che tanto piace ad un certo pensiero ambientalista, non salva l’economia di una comunità. Di certo la mancanza di infrastrutture, di programmazione, di attrattività, sia a monte che a valle, non garantisce uno sviluppo turistico ed economico sufficiente e proporzionato alle potenzialità del territorio e alle aspettative delle popolazioni locali. 

Insomma, per quanto ci riguarda, l’estrema tutela del territorio, fortemente voluta da taluni ambientalisti, non ha creato in questi venti anni alcuna fonte di benessere per chi il territorio lo vive 365 gg l’anno. I vincoli superano di gran lunga volontà e aspettative.
Basta pensare alla tanto sospirata approvazione del Piano del Parco che dopo 20 anni di attesa, renderà a tutti gli effetti tale vastissima area praticamente superprotetta e con dei limiti anche alla presenza dell’uomo. Il trekking, i percorsi di mountain bike, l’arrampicata sportiva, l’ippovia, lo sci di discesa e di fondo rischiano con essa di essere drasticamente limitati se non vietati del tutto. Una vera e propria contraddizione se consideriamo che la possibilità di svolgere attività sportive è l’attrattiva maggiore del turismo natura, che supera di gran lunga la semplice attività di “contemplazione”! Per non parlare dei gravi problemi che ricadono sugli agricoltori che presto si vedranno impossibilitati a svolgere anche le più classiche attività rurali quali l’allevamento e l’agricoltura.

Un fallimento dal punto di vista sociale, una mission, quella del Parco, che finora ha prodotto reddito solo per gli impiegati e i collaboratori dell’Ente, che tra progetti e consulenze hanno saputo/potuto intercettare una cospicua fetta di fondi europei. 

Un Ente Parco, quello del Gran Sasso e Monti della Laga, che nelle intenzioni iniziali doveva essere  il volano della promozione turistica del territorio, si è rivelato, invece, l’impresario funebre di un’intera vallata, con buona pace di chi, con negligenza e disattenzione ha rifiutato di farsi carico di importanti dinamiche sociali ormai prossime al collasso.

E’ per questo che noi dell’Associazione “Progetto Montagna” stiamo lottando. Cercando di divulgare la conoscenza delle questioni che minano il territorio ed i suoi abitanti. Perché noi crediamo nella natura e nella sua tutela, ma crediamo ancor di più nell’uomo e nel suo sostentamento.